La fortezza nascosta fra gli olivi e le pietre

Terra di Melendugno. Un angolo ricco di ogni sorta di tesori. La zona compresa tra i dolmen Placa e Gurgulante promette di rivelare altre sorprese. Un territorio abitato da millenni, come dimostrano i due famosi megaliti, posti non molto distanti l’uno dall’altro, separati dalla strada statale e l’oliveto secolare. 

Passeggiando fra queste amene contrade, in cui il silenzio e il volteggiare di piccoli falchi la fanno da padrone, si rischia di ritrovarsi in un’altra dimensione. E non soltanto per le grandi pietre preistoriche…

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Attraversando una stretta via di campagna, cinta dai filari di muretti a secco, si giunge presso un insediamento… che pare persino improprio definire “masseria”.

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Si tratta di una serie di ambienti, costruiti con pietrame informe, spesso però intonacato, sopra i quali svetta uno dei classici trulli che in Salento sono noti come “pagghiare”. Solo che questa si slancia come una torretta, e in cima ha un camminamento di ronda circolare, e le feritoie, come un piccolo castello…

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Scavalcando il vecchio recinto diroccato, costituito però da grandi massi monolitici, e facendosi a fatica largo fra enormi rovi, insieme all’amico Donato Santoro, ci siamo ritrovati davanti quella che sembra… una pagghiara fortificata.

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La caditoia, sebbene in parte crollata, si conserva ancora in tutta la sua struttura. Ed è disposta proprio sull’unico accesso alla struttura.

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Muovendoci a fatica tra i rovi infestanti, riusciamo a entrare… e ad osservare dall’interno questa strana costruzione…

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Si vede bene una piccola scalinata, e la nicchia da cui ci si poteva difendere, scagliando verso il basso pietre o altre oggetti di difesa.

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Eppure l’interno pare simile in tutto alle classiche pagghiare, persino la pietra di volta in cima al cono.

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Tutto l’insediamento è circondato da un muro di cinta costituito da grosse pietre, incastrate a secco ma con grande sapienza insieme a quelle più piccole… la torretta ne costituisce un angolo. Alcune zone del muro sono purtroppo crollate.

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Sopra vediamo l’accesso all’abitato. Conserva ancora una nicchia di quelle dove si ponevano immagini sacre…

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Accanto alla torretta un piccolo edifico, anch’esso con la volta a tholos, una cupola perfettamente realizzata anch’essa con pietrame a secco.

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Le sorprese non sono finite. Proprio di fronte alla torretta, quasi completamente nascosto dalla vegetazione (per cui abbiamo dovuto tirar via le infestanti che si riusciva a togliere), quello che sembra un dolmen…

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Non sarebbe il primo caso, visto il dolmen Ospina, in agro di Racale, anch’esso posto davanti alla omonima masseria (foto sotto)…

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Tuttavia questa zona pone molti quesiti interessanti. Come altri monoliti, che gli esperti dovrebbero prendere in considerazione. Posto oltre il muro di cinta, alle spalle della torretta si trova una grossa pietra, sorretta a fatica da altre più piccole, per questo infatti in parte collassata…

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…sotto la si vede meglio…

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…e non lontano un altro sito interessante…

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Questa grossa pietra si trova sopra un grande banco roccioso, all’intersecazione di due canaletti, evidentemente scavati da mano umana…

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Nella foto sopra, se si osserva la parte in alto, addossati al muretto a secco, sembrano essere le lastre che sostenevano il presunto dolmen. A guardarli da vicino, infatti, il dubbio persiste (foto sotto).

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Inoltre, come si intravede già dalla foto sopra, accanto vi passa una grande arteria carraia, addirittura a tre corsie, che proprio in questo punto, in questa altura rocciosa, fuoriesce, per poi scomparire sotto il terriccio che ospita il grande oliveto.

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Una terra, quella di Melendugno, che nasconde ancora parecchie cose della nostra storia! Quello che abbiamo visto parrebbe uno dei tanti casali medievali che colonizzarono il Salento durante il periodo delle incursioni turche, dal 1480 in poi, e che per difendersi adottarono gli unici mezzi a loro disposizione. Ma nella terra del Placa e del Gurgulante anche il fascino di tutte queste grandi pietre, in un paesaggio ancora da scoprire!

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La fortezza nascosta fra gli olivi e le pietre

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