Il ruolo fondamentale della famiglia nella prevenzione del “disagio sociale”

In questo periodo storico assistiamo “impotenti” ad un aumento della violenza, dei furti, della delinquenza, di “distrazioni fatali” sulle strade, di droga e criminalità in genere.Qualcuno dà la colpa alle ristrettezze economiche di questo periodo “magro”, qualcun’altro pensa che sia la noia, la mancanza di ideali, di modelli d’esempio. Tutto sembra ruotare attorno al”dio denaro”e i valori umani non sembrano esistere più.  Devo dire che non è proprio così. Accanto a uomini, donne e ragazzi “irascibili” e senza meta, vedo l’altra metà della medaglia, ossia uomini,donne e ragazzi che aiutano i bisognosi senza chiedere nulla in cambio, impegnati nel volontariato, carichi di buona volontà per costruire un mondo migliore. Il problema è purtroppo che la “violenza” fa più notizia rispetto ad una buona azione. Tutto ciò perché avviene? Quali sono le fondamenta di una personalità forte, emotivamente equilibrata, senza tratti di violenza e magari con un po’ di altruismo?

La famiglia è ovvio!!! In ogni famiglia, il rispetto e la capacità di ascoltare sono la fonte dell’armonia.

famiglia

La vita familiare è senza dubbio la base importante dell’apprendimento emotivo nei bambini  e quindi dei futuri uomini. E’ attraverso l’esempio che la famiglia può trasmettere determinati valori. L’esempio è la forma pedagogica più efficace che possa esistere.

L’ apprendimento emotivo, non solo opera  attraverso ciò che i genitori dicono e fanno direttamente ai loro figli, ma si manifesta anche nei modelli che offrono loro per governare i loro sentimenti ed in tutto ciò che accade tra marito e moglie.

giuseppe e maria

Numerosi studi dimostrano l’importanza della famiglia nella predizione della condotta antisociale infantile, fornendo un ampio insieme di variabili familiari in relazione alla delinquenza.

Il grande psicologo Goleman, impegnato nello studio  dell’”intelligenza emotiva” ad esempio, ci descrive un’indagine compiuta dall’Università di Washington, da cui emergono tre stili di paternità e quindi maternità emotivamente inadeguati (da prendere in grande considerazione) ossia:

  •  E’assolutamente sbagliato non badare ai sentimenti dei figli, considerando i loro problemi cosa di poco conto, che non merita la attenzione e quindi ignorano il  modo di dare a loro delle lezioni veramente importanti per aumentare la loro competenza emotiva e riuscire a barcamenarsi nel mare della vita.
  • Lo stile laissez-faire (lasciar fare)  non va proprio perchè non offre risposte emotive alternative ai figli, poiché gli intenti di un genitore così, molte volte si riducono a fare sì che il figlio smetta di essere arrabbiato o triste,  all’inganno ed al compromesso,al “contentino”.
  • Disprezzare e non rispettare i sentimenti del bambino ,peggio ancora ”ridere dei loro sentimenti” ironizzare è la peggiore situazione da cui scaturiscono umiliazioni e ferite molto dure nei confronti del bambino cheda adulto avrà un comportamento “spregevole”.

stalingrado

 

Sono tre situazioni familiari queste fortemente deleterie per lo sviluppo emotivo del bambino.

I pericoli sono maggiori anche per i figli di genitori palesemente incompetenti (immaturi, tossicodipendenti, alcolisti, depressi, cronicamente irritati, senza obiettivi essenziali e che vivono in maniera caotica).

Davanti alla presenza di figure genitoriali “incompetenti” e in eventi di vita stressanti, possono funzionare come protettori reali, “ammortizzatori familiari” persone alternative ai genitori, capaci di badare al bambino (nonni, zii); modelli positivi di identificazione; disciplina consistente in casa. Tutte situazioni necessarie nei primi anni di vita poiché RICORDIAMO che  l’apprendimento emotivo inizia ne primi momenti della vita e continua per tutta l’infanzia. Gli scambi tra genitori e figli sono quelli che finiscono per modellare le speranze emotive del bambino sul mondo delle relazioni in particolare, ed il loro funzionamento in tutte le padronanze della vita in generale.

sandrino con papà

Lo sviluppo individuale e sociale  quindi, è il prodotto di una acquisizione graduale della conoscenza sociale, attraverso l’osservazione,l’imitazione ed istruzione direttadi genitori, adulti e di altri bambini. Perciò un comportamento antisociale, criminale può essere il risultato della mancanza durante l’infanzia di “esperienze socializzatrici” adeguate mentre  modelli familiari pro sociali e significativi per il soggetto gli porterebbero sicuramente una forte autostima e sicurezza di sè.

Quindi cerchiamo di seguire dei piccoli dettagli che aiuteranno un bambino a crescere bene:

Un grande medico Leboyer, nel suo testo: “Per una nascita senza violenza”  scrisse riferendosi ad un bambino appena nato:

È un bimbo non compreso, non visto, non udito.

È un bambino che soffre, che urla il suo dolore al mondo; un mondo che, invece di accoglierlo con rispetto, amore, attenzione, comprensione e tenerezza, lo maltratta, facendogli sperimentare la fretta, il dolore fisico, l’incomprensione.

Anche la madre, ignara del dolore del suo piccolo, sorride felice.

Il bimbo intanto continua a gridare al mondo la sua sofferenza; è disperato mentre mani frettolose lo puliscono, lo manipolano , ne invadono il corpo con gocce e tubicini.

E così le prime cose che noi adulti siamo capaci di comunicare a chi si affaccia nel mondo, sono emozioni “distruttive” emozioni di “non amore”. (Un bell’esempio no?)

La nascita invece, è un’accoglienza rispettosa da avviare piano, piano, con gentilezza, in punta di piedi, per non disturbare il piccolo viandante che, con fatica, percorrerà il suo sentiero verso la vita.

È commovente osservare delle grandi mani che massaggiano con dolcezza la schiena di un esserino completamente rannicchiato sulla pancia della propria madre!

Così lì, su quel ventre, il bimbo si calma, e poco per volta respira, la sua schiena si distende e le due grandi mani accoglienti continuano il massaggio dolce, tenero, presente.

Così pian piano, con molta lentezza, il bambino viene accompagnato nel percorso verso la vita e apre gli occhi, due grandi occhi che trasmettono meraviglia, benessere, amore e tutto ciò di bello che nella vita può esserci.

sandrino con mamma

Amore, accoglienza, tenerezza, attenzione = positività

Distacco, freddezza, fretta = negatività

Con il passare degli anni, i bimbi continuano a  crescere e costruiscono un’immagine di sé che si manifesterà nella sua completezza in età adulta.

Il bambino interagisce con le figure di riferimento: genitori,  parenti e poi, quando entra nel mondo della scuola, con insegnanti e compagni.

Sovente sono proprio i genitori che creano la prima “autoimmagine “ positiva o negativa nei nostri figli.

Capita spesso che non ascoltiamo cosa hanno da dire o tendiamo ad ascoltarli con superficialità.

Frasi  da non dire assolutamente:

Adesso stai zitto che ho da fare”

“Non posso ascoltarti, devo scappare”

“Non voglio neppure sentirti!”

“Cerca di non fare domande!”

“Devi parlare solo se sei interrogato”

“Ascoltami e taci!”

 “Queste cose non devi dirle!”

“Non fare lo stupido!”

“Non capisci nulla!”

Tu non puoi essere arrabbiato!”

Sei un bambino devi essere sempre allegro e felice!”

“Non piangere, è da femminucce!”

Quando il bimbo entra nella scuola, molti di questi messaggi vengono rinforzati da insegnanti e compagni:

“Non capisci niente!”

“Non sei adatto per questa materia o per quell’altra!”

“Sei disattento”

“Sei un gran pasticcione!”

“Non devi piangere!”

“Sei un ometto quindi non devi lamentarti o piangere!”…

Tutti questi messaggi  e molti altri che, che si pongono come fine, in maniera superficiale, l’intento di “EDUCARE”, vengono subiti ed introiettati dal bambino e accumulandosi formano “l’autoimmagine “, che lo accompagnerà nella vita, influenzando negativamente  le relazioni con se stesso e con gli altri.

bagnetto 1956

Voglio trasmettervi “l’emozione” che ho provato nella seguente  poesia, pregna di grande sensibilità e professionalità, infatti può essere utile per chiarire molti concetti pedagogici ancora non molto chiari.

Questa poesia è della pedagogista Dorothty Nolte e  ha fatto il giro del mondo, è stata tradotta in più di 35 lingue ed in Giappone diventa un bestseller nel 2005 dopo che il Principe Ereditario Naruhito rivela alla stampa di usarla per educare sua figlia, la Principessina Aiko allora di soli 3 anni… Proviamo anche noi!

I bambini imparano quello che vivono

Se i bambini vivono con le critiche,

imparano a condannare.

Se i bambini vivono con l’ostilità,

imparano a combattere.

Se i bambini vivono con la paura,

imparano ad essere apprensivi.

Se i bambini vivono con la pietà,

imparano a commiserarsi.

Se i bambini vivono con il ridicolo,

imparano ad essere timidi.

Se i bambini vivono con la gelosia,

imparano cosa sia l’invidia.

Se i bambini vivono con la vergogna,

imparano a sentirsi colpevoli.

Se i bambini vivono con la tolleranza,

imparano ad essere pazienti.

Se i bambini vivono con l’incoraggiamento,

imparano ad essere sicuri di sé.

Se i bambini vivono con la lode,

imparano ad apprezzare.

Se i bambini vivono con l’approvazione,

imparano a piacersi.

Se i bambini vivono con l’accettazione,

imparano a trovare amore nel mondo.

Se i bambini vivono con il riconoscimento,

imparano ad avere un obiettivo.

Se i bambini vivono con la partecipazione,

imparano ad essere generosi.

Se i bambini vivono con l’onestà e la lealtà,

imparano cosa sia verità e giustizia.

Se i bambini vivono con la sicurezza,

imparano ad avere fede in se stessi

e in coloro che li circondano.

Se i bambini vivono con l’amichevolezza,

imparano che il mondo è un posto

bello in cui vivere.

Se i bambini vivono con la serenità,

imparano ad avere tranquillità di spirito.

(Dorothy L. Nolte)

via vecchia cavallino

testo di Diana Papaleo

fotografie di Alessandro Romano

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