I tesori della Biblioteca De Leo a Brindisi

La prima Biblioteca pubblica di Terra d’Otranto nacque a Brindisi nel 1798. Fu un’idea di Annibale De Leo, un uomo maiuscolo, vescovo di Brindisi, che sin da giovane studiò filosofia e teologia, fra Napoli e Roma. Di lui ci resta il fondamentale Codice diplomatico brindisino. E sopratutto la sua biblioteca, nata con assenso regio, e ricca di documenti antichissimi e di grande valore storico e culturale. Chi visita questa antica città non può mancare questo scrigno di storia.

Nella Biblioteca confluirono circa 6.000 volumi, che per lungo tempo ne fecero la più ricca del Salento intero. Il fondo manoscritti comprende 400 codici la cui importanza non è limitata a particolari epoche o ambienti circoscritti. Interessano il meridione e il settentrione d’Italia, la storia del sacro romano impero e la storia della chiesa, le scienze fisiche e l’astronomia, la letteratura latina, greca, italiana e vernacola, il diritto, la filosofia, la geologia, l’agricoltura, l’araldica e la storia dell’arte.

Biblioteca De Leo

Depositi della zona più antica della Biblioteca

Fra i codici pergamenacei paiono di rilevante interesse il Decretum Gratiani, redatto fra XIII e XIV secolo; le Postillae super Ysaiam di Alessandro di Hales, attribuibile al XIV secolo, opera mai stampata di cui esistono due soli altri esemplari conservati all’Ambrosiana di Milano e ad Oxford; le Vitae Patrum, della seconda metà del XIV secolo, con 54 miniature. Inoltre, i codici dei secoli XV e XVI, segnalati nell’Iter Italicum di Paul Oskar Kristeller, costituiscono il fondo umanistico più importante della Puglia ove, in genere, vi è ricchezza di codici e documenti medioevali.

Biblioteca De Leo

Sopra: Pergamene dell’anno 1194, luglio, indiz. XII, anno I del regno di Guglielmo re di Sicilia, duca di Abulia, principe di Capua. Atto di donazione di Margherito da Brindisi, conte di Malta, ammiraglio dei vittoriosi Stolii e famigliare del re, in favore della chiesa di Brindisi e dell’arcivescovo Pietro di tre case con terra adiacente vicino Porta S. Giacomo, confinanti con altre già donate e che furono del figlio del notaio Johannaccari di Matera, per suffragio delle anime dei suoi genitori e remissione dei suoi delitti.

Biblioteca De Leo

La raccolta aveva in origine la tipica fisionomia dell’erudizione settecentesca conservando l’impronta di chi la costituì, con forte interesse per la storia locale e regionale. Il codice D/2 contiene copie settecentesche non solo di opere a stampa, ma anche di manoscritti ora smarriti di Antonio Galateo. La biblioteca conserva 17 incunaboli, tra i quali il libro di maggior pregio secondo Dennis E. Rhodes, direttore della British Library di Londra, alla cui ricchissima raccolta mancano 4 dei testi conservati a Brindisi, è il Confessionale Defecerunt, di Sant’Antonino arcivescovo di Firenze, stampato in Italia, in un luogo e in una tipografia non precisati, nel 1472 di cui si conoscono solo altri 15 esemplari. Raro è anche il De Situ Orbis di Zacharias Lilius stampato a Napoli nel 1496, le Quaestiones de potentia Dei di San Tommaso d’Aquino che presentano a margine postille forse a mano di San Lorenzo da Brindisi e il De re militari del Vegetius che contiene un ritratto di Leone X e disegni su Alessandro VI ed il duca Valentino.

Biblioteca De Leo

Sopra: Antoninus S.,  Arcivescovo di Firenze, Confessionale Defecerunt [Italia, luogo di stampa e tipografo sconosciuti, non dopo il 1472].

Biblioteca De Leo

Le edizioni del XVI secolo, con circa 450 unità, comprendono studi antiquari e filologici con opere di Carlo Sigonio, Guillaume du Choul, Huber Goltz, i Manuzio, Nicolò Perotti, di autori locali come Antonio Galateo, Giovanni Giovine, Girolamo d’Ippolito, Antonio Marinario, Antonio Monetta e Luca Antonio Resta; il diritto e l’amministrazione dello Stato con scritti di Francesco Mantica, Andrea de Ysernia, Bartolomeo da Capua e Pierre Rebuffe; i classici italiani, latini e greci. Vito Bozzi ha evidenziato l’importanza delle cinquecentine di contenuto geografico, mentre il Rodhes ha segnalato come dell’edizione italiana della Syntaxis linguae grecae di Jean Varen, sia qui conservato l’unico esemplare insieme ai più antichi materiali tipografici brindisini ossia i primi libri stampati in Brindisi nel corso del XVII secolo: da Lorenzo Valeri nel 1627, da Tommaso Mazzei nel 1699 e 1700.

Biblioteca De Leo

Sopra: Encyclopedie, ou Dictionnaire raisonne des sciences, des arts et des metiers, par une societe de gens de lettres. Mis en ordre & publie par m. Diderot quant a la partie mathematique, par m. D’Alembert Tome premier [-dix-septieme]. – Troisieme edition enrichie de plusieurs notes. A Livourne: de l’Imprimerie des editeurs, 1770. Una delle chicche della Biblioteca. Ricca la presenza di legature di pregio: 9 risalgono ai secoli XV-XVI, 25 al secolo XVII, 58 al secolo XVIII, 17 del secolo XIX.

Biblioteca De Leo

Sopra: Anonimo, Rerum publicarum graecarum et latinarum anthologumena. Rilegato in pergamena. Il codice è di indole politica, scritto in pergamena con caratteri umanistici nel 1473 da un amanuense di nome Gabriele. Nello stesso anno fu emendato dagli errori di trascrizione. Appartenne ad una nobile famiglia della quale l’arma araldica consiste in due sbarre trasversali oro in campo azzurro, come rilevansi dal primo foglio miniato a motivi floreali. Appartenne poi nel 1581 al prelato Pompeo Lippi Briziani del quale è disegnata a penna in nero l’impresa.

Biblioteca De Leo

Questa antica istituzione conserva i libri parrocchiali della Basilica Cattedrale di Brindisi dal 1475 al 1901, le Visite pastorali dal 1565 al 1767, le platee degli enti ecclesiastici e monasteri soppressi e vari fondi privati. Inoltre, la biblioteca ha in affidamento l’archivio capitolare della Cattedrale di Brindisi con 400 pergamene dall’XI al XX secolo e 10.000 documenti schedati analiticamente; l’archivio storico diocesano istituito nel 1986 e riconosciuto d’interesse locale dall’Ente Regione Puglia, costituito da circa 600.000 documenti cartacei che vanno dal XVI al XX secolo immesso quasi tutto nel progetto CEIAr; l’archivio della Curia arcivescovile di Brindisi e l’archivio dell’azione cattolica costituito da 20.000 carte corredato di tre indici: generale, dei luoghi e dei nomi.

Biblioteca De Leo

Sopra: Anonimo, Vitae Patrum. Codice pergamenaceo scritto in carattere gotico italiano della seconda metà del 1300 consistente in 256 fogli numerati alla romana e altrettanti circa non numerati. Contiene 54 miniature da più mani in epoche diverse. La Biblioteca è inoltre arricchita da una consistente sezione libraria sulla storia delle donne e da una preziosa emeroteca che conserva importanti testate locali, nazionali e internazionali dal XIX secolo ai giorni nostri quasi tutta presente in ACNP.

Biblioteca De Leo

Sopra: Catalogo dei libri che si conservano nella pubblica libreria di Brindisi fondata dall’Ill.mo Mons. Annibale De Leo compilato da Giovan Battista Lezzi, c. 149.

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Sopra: Cornelij Iansenij episcopi Iprensis, Augustinus, Lovanij: typis et sumptibus Iacobi Zegeri, 1640.

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Sopra: Anonimo, Invitatorio. L’autore di questo codice fu certamente un calligrafo dei frati di Santa Maria di Castello vissuto tra la fine del 1400  e i principi del 1500, epoca in cui fu scritto. Rilegato con copertina di pelle nera su legno.

Biblioteca De Leo

Franz Kafka diceva “Di una cosa sono convinto: un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi” e i libri insegnano a riflettere. Ma prima di parlare di legalità e di giustizia si deve parlare di libertà che per prima viene soffocata, schiacciata: si pensi alle vittime dell’usura, delle mafie, di chi è costretto ad abbandonare il proprio paese e morire nel ventre del mare e 700 cadaveri corrosi dal sale sono una vergogna non solo per la dignità umana ma per quella società civile che i bambini, i ragazzi si apprestano a vivere e partecipare. Nel Manifesto IFLA/UNESCO del 1994 delle biblioteche pubbliche si sostiene: “la libertà, il benessere e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti solo attraverso la capacità di cittadini ben informati di esercitare i loro diritti democratici e di giocare un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un’istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all’informazione. La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l’apprendimento permanente, l’indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali.

pergamena autografa di Federico II di Svevia

Questo luogo rappresenta alla perfezione tutto ciò. Chiudiamo questo affascinante viaggio con un ultimo ed eccezionale reperto (foto sopra, dell’amico Tony Mingolla) anche se non si trova più nella Biblioteca De Leo, in quanto ora si trova esposto in via definitiva nel Museo Diocesano G. Tarantini, sempre qui a Brindisi: si tratta di una pergamena con firma autografa di Federico II di Svevia, niente meno che l’Imperatore! Ma questa, come si dice, è un’altra storia. Prossima tappa nella meravigliosa città di Brindisi, millenario scrigno di Storia.

che ringrazia veramente di cuore la dott.ssa Katiuscia Di Rocco, per l’aiuto concesso a realizzare questo prezioso reportage. Dottore di ricerca in Storia Moderna, specializzandosi con ricerche fatte presso l’Archivio Segreto Vaticano e la Biblioteca Apostolica Vaticana, è oggi direttrice della Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”. Ma anche, personalmente, un’amica ritrovata!

katiuscia di rocco

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