Calimera, San Biagio, fra Medioevo ed oggi

Correva l’anno 1054, sotto il Regno dell’Imperatore Costantino IX, quando l’Arcivescovo metropolita di Otranto, Ippazio, si recò in visita pastorale al villaggio (chorion) italo-greco di San Biagio, presso Calimera. Ancora oggi quest’area è nota come Grecìa Salentina, l’isola ellenofona del Salento, due volte investita da migrazioni greche (una in epoca Classica e l’altra nel Medioevo), che ha conservato la lingua dell’altra sponda adriatica. 

Arrivando oggi a Masseria San Biagio, la Storia si può rivivere, perché molte tracce sono rimaste, grazie alla lungimiranza dei suoi proprietari, che hanno anche ricostruito attraverso un grande plastico lo spaccato di questo antico villaggio riportando il visitatore odierno all’anno Mille.

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La chiesa è rimasta, anche se tenuta assieme da contrafforti provvisori, in attesa di un restauro conservativo. E’ dedicata a San Biagio, il protettore contro il mal di gola, ma anche dei craunari, coloro che producevano il carbone: gente che a Calimera ce n’era tanta, visto il grande bosco che da secoli circondava queste terre.

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La chiesa è suddivisa in due piani. Il piano ipogeo dove si trova l’ambiente dedicato al culto, e il piano superiore il cui tetto è crollato e ora vi è un’ampia impalcatura la cui funzione dovrebbe essere quella di impedire che l’acqua piovana indebolisca ulteriormente la struttura. La parte superiore dovrebbe risalire al XVIII secolo ed utilizzata per fini abitativi. Intorno alla chiesa, ove la roccia non è stata tolta per aumentare il terreno coltivabile, vi sono ancora i segni del passaggio di carri (foto sotto).

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La sezione più interessante è quella semi-ipogea, articolata in due ambienti…

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…il primo è quello di accesso, sulla sinistra ci sono tre vasche servite per dar da mangiare agli animali…

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… mentre sulla parte destra si nota un’acquasantiera posta nelle vicinanze della porta di accesso alla cripta…

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… sull’arco che sovrasta l’ingresso al tempietto vi è un’iscrizione su lastra lapidea datata 1758, sulla quale vi è scritto: “INGREDERE LIMINA PURUS” (il puro varchi la soglia).

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La chiesetta è puntellata per dare maggior sicurezza, visto lo stato precario del sito…

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… un piccolo altare, preceduto da un ampio gradino su cui molto probabilmente si poneva il celebrante, è posto sul lato opposto…

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… l’affresco ritrae San Biagio e Sant’Eligio. Quest’ultimo è il patrono dei maniscalchi e dei massari. Il tutto a testimoniare l’ambiente tipicamente agricolo che caratterizza tutto il contesto…

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L’esterno della chiesa conserva i suoi contrafforti in mattoni, oltre a quelli creati in legno per completare l’opera provvisoria di conservazione del monumento.

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Tutto intorno, tracce ovunque del suo antico passato agricolo…

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…come l’aia…

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Quello che oggi possiamo vedere solo nel plastico realizzato dai proprietari è la torre dell’insediamento, i cui resti oggi sono inglobati nei muri della masseria più recente. Nella foto sopra ne vediamo un’immagine, mentre qui sotto pubblichiamo un breve stralcio video, che ne esalta la suggestione.

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Altri scorci della masseria…

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…fra attrezzi che testimoniano il gran lavoro agricolo qui sviluppato. Sotto, alcune grandi vasche monolitiche in pietra, che un tempo accoglievano l’olio, dopo la spremitura delle olive.

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Oggi, la masseria svolge un’interessante lavoro di accoglienza e ospitalità, ed anche uno stupendo parco, che ospita varietà vegetali autoctone, ma anche specie animali, che provengono da altre aree del mondo.

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Una gita a Masseria San Biagio non mancherà di soddisfare ogni tipo di viaggiatore!

 

 

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