Verona, nella città di Emilio Salgari

Verona, antica città, abitata da sempre e ininterrottamente per migliaia di anni, tanto da meritare oggi di essere inserita nell’elenco dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità, è la protagonista di questo mio viaggio e del seguente foto-racconto.

L’area su cui sorge è stata abitata fin dal Neolitico, quando si ebbe la probabile presenza di un villaggio presso la zona meridionale di Colle San Pietro, uno dei pochi punti guadabili del fiume Adige. Quella del colle San Pietro è in effetti un’area ricca di reperti, e vi sono stati trovati addirittura i resti delle case che formavano l’antico villaggio protostorico. Gli storici latini hanno accreditato a Euganei, Reti, Veneti, Etruschi o Galli le origini di Verona: Polibio afferma che ai suoi tempi (II secolo a.C.) era ancora numerosa l’etnia venetica tra la popolazione della città, e su questa sua affermazione si basa l’ipotesi della fondazione veneta.

Oggi, Verona è una delle maggiori città d’arte d’Italia per le sue ricchezze artistiche e archeologiche. La città ha uno sviluppo complesso, ma due opere murarie ne accentuano la divisione tra la parte romana e quella moderna (fino alla seconda metà dell’Ottocento): da una parte le mura romane che circondano il centro storico fra porta Borsari, porta leoni e le mura di Gallieno, dall’altra la cosiddetta circonvallazione interna con fortilizi rinascimentali (completati sotto gli austriaci). Balza agli occhi il forte impatto visivo dato dal colore rosso dei mattoni degli splendidi palazzi gotici, attenuato dal sapiente utilizzo dell’antico marmo bianco romano.

Ho varcato le porte di questa città, come sempre mi accade in giro per l’Italia, come se mi trovassi al centro del mondo!

Nella grande piazza che prepara la visione dell’Arena, c’è un richiamo al periodo Unitario…

…come ricorda l’epigrafe sul muro di questo palazzo, dal quale si affacciò Giuseppe Garibaldi per infiammare il popolo a completare L’Unità d’Italia.

Poi, ecco l’apoteosi…

…universalmente nota come l’Arena di Verona…

…il grande anfiteatro Romano, testimonianza della grandezza e l’importanza che aveva raggiunto questa città…

Verona è famosa per la storia dell’amore di Romeo e Giulietta…

…non c’è turista che non passi sotto il balcone dove la tradizione pone la casa della ragazza.

Qui siamo di fronte ad una delle chiese più imponenti di Verona, dedicata a San Fermo Maggiore…

Costeggiando l’esterno dell’edificio si resta ammaliati dalla sua maestosità…

L’Adige scorre a Verona all’interno di possenti muraglioni (costruiti dopo la terribile alluvione del 1882). Il fiume si limita ad attraversare la città rinchiuso tra i muraglioni, ma fino a tempi relativamente recenti la città era particolarmente legata al suo fiume, per via delle numerose attività commerciali e industriali che la sua notevole portata consentiva di svolgere. L’Adige era una via di comunicazione di primaria importanza, navigabile fino a Trento: è stato utilizzato sin dall’antichità per il trasporto di merci, e il suo tragitto era quindi servito da approdi, da caselli daziari, da torri utilizzate per sostenere catene, tese da una parte all’altra del fiume per trattenere le merci (a Verona è ancora presente quella a monte della città, mentre quella a valle è andata persa), e da castelli e forti.

Il ponte di pietra ci riporta all’epoca Romana…

…vicino al Teatro, uno dei più antichi dell’Italia settentrionale…

Sorge nella parte settentrionale della città, ai piedi del colle di San Pietro. Fu eretto alla fine del I secolo a.C.  Prima della sua costruzione tra il ponte di pietra e il ponte Postumio vennero costruiti dei muraglioni sul fiume, paralleli al teatro stesso, per difenderlo da eventuali piene del fiume. Rimangono visibili solo i resti dell’opera, perché nel corso del tempo ha subito, oltre ad eventi naturali, anche la sepoltura al di sotto di edifici fatiscenti. Lo “scopritore in epoca moderna” del teatro fu Andrea Monga (1794-1861), ricco commerciante, che dopo aver acquistato intorno al 1830 tutta l’area condusse estesi interventi di demolizione e scavi. Solo nel 1904 tutta la zona venne acquistata dal comune di Verona, che proseguì i lavori. Oggi rimangono la cavea e la gradinata, arcate, resti della scena e muri portanti dell’edificio scenico. Sulla sommità del colle, nel 1851 vennero ritrovati resti del tempio che coronava la magnificente struttura originaria del teatro; il complesso si ergeva dalla riva dell’Adige per estendersi con vari terrazzamenti fino alla cima del colle con un salto di quota di circa 60 metri.

La vista della città, da quassù. è affascinantissima!

Sul colle di San Pietro sorge il castello omonimo, costruito su una spianata in cui, in età romana, si trovava il tempio di cui sopra. Qui sono state trovate le più antiche tracce di insediamento pre-romano, risalenti all’Età del Ferro, tali da ipotizzare l’esistenza di un castelliere. In età romana vi sorgeva l’Arx, luogo sacro e fortificato posto a guardia del passaggio sull’Adige della via Postumia.  Si ritiene che la chiesa dedicata a San Pietro, esistente e restaurata nell’VIII secolo, sia stata costruita su un preesistente tempio romano: all’inizio dell’Ottocento si potevano ancora vederne La funzione difensiva del colle si consolidò in periodo medievale.

Qui sopra si nota ancora il tracciato dell’antica Via Postumia, a testimonianza di come la tessitura romana della città sia ancora visibile, a ricercarne le tracce.

Il teatro ospita un interessante museo archeologico, a cui si accede con lo stesso biglietto d’ingresso dal Teatro Romano. E’ allestito all’interno di un ex convento costruito alla fine del XV secolo dalla congregazione dei Gesuati di San Girolamo sul colle di San Pietro. I religiosi, stanziatisi a Verona nel corso di quel secolo, erano dediti alla produzione e diffusione di prodotti curativi, farmaci che elaboravano con erbe e l’acqua che lì trovavano in abbondanza. Durante il recupero degli spazi, già lungo il corso del XIX secolo e all’inizio del XX, furono messe in luce sotto il convento alcune parti del teatro e, in particolare, l’intercapedine, scavata dai Romani nella collina per evitare le infiltrazioni d’acqua nella struttura dell’edificio.

Come d’accordo con i gestori del Museo (di cui per info e prenotazioni vi rimando a questo link) faccio solo fotografie di totali, senza primi piani degli oggetti esposti.

Il museo venne istituito nel 1924. Le collezioni archeologiche erano depositate dal 1857 presso il museo civico a porta Vittoria; questa collezioni di reperti archeologici provengono da collezioni private donate alla città, soprattutto nell’Ottocento: tra questi ci sono molti elementi e statue del teatro, urne etrusche, statue in bronzo, vasi greci e delle epigrafi. Recentemente è stato completamente rinnovato il Museo Archeologico nell’ex convento ed il nuovo allestimento è stato inaugurato nel 2016. Le opere esposte sono 600 circa oltre ad altre 150 circa nella zona del chiostro esterno e nell’area del teatro. Nelle sale espositive dell’ex convento oggi sono esposti elementi scultorei e decorativi provenienti dal teatro, brani di mosaici con tessere in bianco e nero e colorate, cippi funerari, stele e altari, epigrafi varie e statue. Nelle piccole celle infine, sono raccolti in vetrine alcune serie di oggetti provenienti da corredi funebri di età pre-romana e imperiale, ampolle e balsamari in vetro, vasi e coppe in ceramica, suppellettili in metallo. Il percorso di visita del Museo Archeologico è suddiviso nelle 10 sezioni dell’esposizione descritte di seguito. Le sezioni da 1 a 7 si trovano al piano superiore del Chiostro e le sezioni da 8 a 10 si trovano al piano sottostante comprendente il cortile del chiostro, la Chiesa di S.Girolamo ed il refettorio dei monaci gesuati.

I mosaici sono splendidi!…

…ma anche la statuaria…

…ed i resti epigrafici.

Visto dall’alto, il teatro è veramente scenografico, di gusto ellenistico: i Greci, infatti, amavano posizionare i loro teatri in luoghi incastonati nella natura.

Continuo il tour nella città…

…e non potevo non passare sotto casa del grande romanziere veronese Emilio Salgari…

…qui nacque, il celebre cantore di Sandokan e di tanti altri eroi che accesero la fantasia di innumerevoli generazioni di ragazzi!

In città le tracce Romane, come strade lastricate, si succedono ai grandi palazzi rinascimentali…

E qui siamo in un altro dei luoghi emblematici di Verona, di fronte alle arche scaligere, un monumentale complesso funerario in stile gotico della famiglia degli Scaligeri, destinate a contenere le arche (o tombe) di alcuni illustri rappresentanti della casata, tra cui quella del più grande Signore di Verona, Cangrande, a cui il celebre Dante Aligheri dedica il Paradiso.

L’arca di Cangrande fu la prima delle tre monumentali tombe degli Scaligeri, eretta sul portone d’entrata della chiesa di Santa Maria Antica, a cui egli era particolarmente devoto. Il sarcofago è sostenuto da cani recante il suo vessillo: la statua posta sopra lo raffigura sdraiato e forse morto, ma, nonostante questo, ancora con un sorriso. Cangrande porta vesti curiali e uno spadone a due mani a fianco. Il fronte anteriore del sarcofago è tripartito, e al centro di ogni riquadro è collocata una piccola statua. Nello scenario centrale si affaccia una Pietà in altorilievo, mentre agli estremi si ricorda l’Annunciazione di Cristo. A sinistra La Vergine Annunciata in ginocchio con la testa china e le mani congiunte, a destra l’Angelo alato. Negli angoli dei due riquadri laterali si rappresenta nella tecnica del bassorilievo le più note conquiste del principe veronese.

Qui sopra uno scatto che ho fatto al volo, mentre il portone della Prefettura era aperto… e mi si svelava un sontuoso palazzo che non conoscevo!

Ma è tutto il centro storico un mondo da scoprire.

Possenti, le mura cittadine!

…alle loro spalle celano alcuni volti scolpiti nella pietra.

Lascio il centro per una visita al cimitero monumentale…

Passo accanto alla tomba di Umberto Boccioni. E’ stato un grande pittore e scultore, esponente di spicco del Futurismo. L’idea di rappresentare visivamente il movimento e la sua ricerca sui rapporti tra oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XX secolo. Lui è stato un precursore.

Sulla sua tomba è rimasto ben visibile questo messaggio, scritto a partire del 1956… da parte di qualcuno che non lo ha dimenticato.

Tra i fiori, qualcuno ha deposto anche dei pennelli…

…ma in questo giorno del 27 aprile 2019 mi trovavo a Verona per rendere omaggio a Emilio Salgari, nella settimana che ricordava la sua triste e cruenta dipartita dal mondo…

Uno scrittore che ha segnato la mia gioventù, per il sacro fuoco per la vita e l’ardente orgoglio per il senso dell’onore che dalle sue pagine trabocca alto fino al cielo…

…ma anche per la sua drammatica fine, degna di un samurai giapponese. Ero qui per portare il romanzo che avevo scritto per lui…

…e che con mia sconfinata gioia, la Biblioteca Civica di Verona e il grande studioso salgariano Claudio Gallo, mi hanno aiutato in questa impresa!

 

 

 

“Tsunami lento” è un romanzo dedicato al capitano Emilio Salgari.

(con un grazie speciale al caro amico Mario Bortoletti, che mi ha accompagnato in questa mia breve ma intensissima e indimenticabile giornata! Info, oltre che da lui, dai pannelli informativi della città e da wikipedia)

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Verona, nella città di Emilio Salgari

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