Salento. Terra di gemme in mari di cristallo

Questa terra di gemme, lambita da mari di cristallo, ti abbaglia sino ad accecarti, quando lame di luce trafiggono il suo cielo velato da nubi che oscurano il sole, minacciando scrosci di pioggia. Al primo presagio di un temporale, sopraffatti dalla canicola estiva, gli alberi implorano Giove Pluvio affinché faccia sgorgare madide lacrime per ristorarli, mentre il vento ribelle, che non smette quasi mai di soffiare lungo la costa arsa e triturata come cipria, si solleva come una tempesta nel deserto, scolpendo dune e scogli. Dalla sabbia, avvolta nella polvere, si sprigionano bagliori destinati a dissolversi in spruzzi di salsedine o ad essere soffocati dal profumo intenso di erbe aromatiche.

arcobaleno

Ritorna la quiete dopo la tempesta e sullo sfondo del rosso di sera la luna spunta dal nulla oltre l’orizzonte.È questa la magia infinita del Salento, dove tutto sembra raccontare l’idioma del sole, del cielo, del vento e del mare nel fremito della natura e nel magma dell’architettura e dell’arte.

ostuni

Se amate il mare, il paesaggio, i monumenti e i luoghi che scaldano il cuore questo è il viaggio che fa per voi. Il richiamo di questa “terra di mezzo” è irresistibile. Ai vostri occhi non si spalanca soltanto uno scenario rinomato come meta turistica, ma anche un giardino dell’anima, dove farsi accarezzare dal vento e farsi cullare dal mare. Distesi sulla battigia le onde sussurrano parole destinate a scivolare leggere su immagini rarefatte da immagazzinare per sempre nell’archivio della memoria ridestato dal suono ipnotico dell’acqua della “terra del sale”.

otranto

Basta scrutare dentro la valva di una conchiglia per assistere al miracolo della seduzione delle splendide città di Otranto e Gallipoli prese d’assalto per la loro posizione strategica dai popoli che venivano dal mare. In questa lingua di terra ancora una volta la geografia plasmò la storia così come a Brindisi eletta a sentinella sull’Adriatico dalle legioni romane che salpavano verso l’Oriente.

brindisi

L’eco di Roma caput mundi viene costantemente rievocato dalla presenza ingombrante delle superbe colonne (considerate erroneamente come terminali della via Appia, ma in realtà rientranti nel sistema di segnalazione del porto) piantate come un albero di fronte al lungomare; dai reperti archeologici custoditi nelle sale del Museo F. Ribezzo; dal materiale fittile proveniente dalle officine di Apani, Giancola, Marmorelle e La Rosa e dalle sculture bronzee del giacimento tardo antico di Punta del Serrone. Dal porto di quella che fu la colonia romana di diritto latino di Brundisium, somigliante alla testa di un cervo, vennero spiegate al vento le vele delle navi dei crociati dirette verso la Terra Santa per conquistare il Santo Sepolcro. Quello stesso scalo, fu prescelto dai  Templari per lo sbarco e per sfuggire alla persecuzione predisposta da Filippo il Bello, re di Francia, con l’avallo del papa.

lecce

Di tutto altro tenore Lecce, scintillante città di pietra, con le sue forme architettoniche auliche intramezzate dalle vestigia di quella che fu l’antica colonia romana di Lupiae fondata, secondo la leggenda dal re salentino Malennio, nobilitata dall’imperatore Augusto, che la corredò di superbi edifici di spettacolo tra cui il teatro e l’anfiteatro, e riscattata dalla benevolenza dell’imperatore Marco Aurelio. Ma la “Firenze del Sud” sfavilla soprattutto per i suoi capolavori barocchi, esemplificati dal rosone e dai merletti della basilica di Santa Croce, prescindendo dalla meravigliosa quinta scenografica di Piazza Duomo. Sulle note di un’elegia barocca, nel brulicare di altari e di portali di palazzi gentilizi scolpiti nella tenera pietra baciata dal sole, si caratterizza il volto di quella, che, sin dalla Controriforma, venne considerata come una nobile “città chiesa”.

salento

Con i suoi monumenti in brandelli, muta e dolente testimonianza di un passato obliato, si nutre dei fasti del suo millenario passato Taranto, la città sui due mari, fondata alla fine dell’VIII sec. a.C. dai coloni spartani guidati da Falanto il cui ricordo aleggia tra le colonne superstiti del tempio dorico arcaico.

taranto

Per la sua posizione strategica essa assurse dapprima a capitale della Magna Grecia e poi a sede di un potente principato considerato come un regno nel Regno di Napoli. Le gesta eroiche di soldati di ventura, arricchitisi con feudi conquistati attraverso guerre o matrimoni combinati, si dipanano nei meandri e sugli spalti del castello aragonese, estremo baluardo contro le invasioni nemiche, che, frequentemente, si materializzavano dall’arcipelago delle Cheradi. Nel borgo antico rifulge in tutto il suo splendore il Duomo, ma le perle più preziose rimangono gelosamente incastonate tra le vetrine del Museo Archeologico Nazionale uno tra i poli museali più affascinanti d’Italia sia per i singolari reperti sia per i monili preziosi e gli ori.

museo di taranto

Nel Salento sono innumerevoli le cittadelle di pietra sopravvissute in sperdute zone rurali immerse nella quiete della campagna costellata da ulivi. All’ombra dei patriarchi verdi si materializza la visione mistica di un mondo perduto, dove continuano a pulsare di vita seducenti giacimenti archeologici a cielo aperto. Le mutazioni sequenziali si scorgono recandosi in visita nei siti messapici di Cavallino, Rudiae, Mesagne, Vaste, Castro, Rocavecchia, Egnazia, Saturo, Ugento e Porto Cesareo, quest’ultimo protetto da dune scolpite dal vento e rese incandescenti dal sole.

mesagne

Un’acqua fangosa, fino al punto da schermare la luce, protegge i relitti naufragati nei pressi di Torre Sinfonò ad Alliste e a Torre Santa Sabina che, nell’antichità,  svolse funzione di approdo per le navi che dall’Oriente risalivano l’Adriatico o vi facevano tappa per commercializzare le mercanzie con i centri interni, quando il Salento era denominato Messapia e agli occhi degli intrepidi equipaggi micenei e greci, che solcavano rotte leggendarie, apparve, per la prima volta, come una terra circondata dal mare. Un mare amico e nemico, amato e temuto dai marinai sino al punto da affidare sulle pareti della Grotta Poesia a Roca e di Grotta Porcinara a Leuca accorate suppliche per aver consentito loro una difficile traversata. Bastava una tempesta per perdere la vita o il carico trasportato. Il più delle volte si trattava di anfore di vino e di olio, altre di sarcofagi in marmo come quelli che giacciono immobili sul fondale di San Pietro in Bevagna dal loro naufragio.

san pietro in bevagna

Nel Salento l’epico pellegrinaggio attraverso i secoli mosse i primi passi intorno a dolmen e menhir e nelle grotte a picco sul mare o nelle viscere della terra. Queste ultime furono il punto di riferimento delle tribù, che, tra il Paleolitico ed il Neolitico, vissero nella baia di Uluzzo lungo il litorale neretino nel comprensorio del Parco Naturale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano a un tiro di schioppo da un rosario di polle d’acqua dolce che gorgogliano spudoratamente nel mare. Anche se chiusa al pubblico, per non alterare il delicato microclima plasmatosi da millenni al suo interno, emana un fascino fuori dal comune la Grotta dei Cervi di Porto Badisco considerata come la Cappella Sistina della preistoria.  Sulle ruvide pareti, soffiando il colore dalla bocca, i cacciatori preistorici, al fine di assicurarsi una proficua caccia, dipinsero sputando e facendo ricorso ad una tecnica faticosa che assumeva una valenza simbolica, non solo animali da cacciare, ma anche segni, disegni, arabeschi e pittogrammi, dando vita ad uno strabiliante libro di pietra.

grotta dei cervi

Dalla scintilla della preistoria si innescò la fiamma della storia. In quel lasso di tempo protagonisti della “terra di mezzo” furono i Messapi, che si radicarono da Egnazia all’Akra Iapygia in capanne e successivamente in città fortificate da mastodontici muraglioni scanditi da porte. La loro funzione era quella di offrire protezione durante gli assalti dei coloni laconici di Taranto detentori di un sapere considerato una valuta pregiata quanto il grano, il vino, l’olio e il sale. Pastori pacifici pronti a trasformarsi in indomiti guerrieri, i Messapi, iniziarono a commerciare dapprima coi Micenei e poi con i Greci che li soggiogarono con la loro cultura. La supremazia culturale greca durò sino a quando i Messapi non decisero di ribellarsi, rivoltando nella terra uomini e déi di matrice ellenica. Per reazione, a finire sotterrato sotto un capitello dorico con abaco decorato da rosette, anche il simulacro bronzeo dello Zeus rinvenuto casualmente nel 1961 ad Ugento e considerato come un capolavoro della toreutica magno-greca.

zeus di ugento

Nello scrigno di tesori di questa terra di gemme, lambita da mari di cristallo, è custodito anche il microcosmo dei castelli, innalzati da potenti feudatari come manifesto auto celebrativo del loro alto lignaggio. Il pensiero vola ai castelli di Muro Leccese e Corigliano d’Otranto, eretti e trasformati in sfarzose dimore gentilizie rispettivamente dalle nobili famiglie dei Protonobilissimo e dei Delli Monti.

corigliano d'otranto

Un sopralluogo merita il castello-fortezza sbrindellato di Roca, adoperato dagli Aragonesi come piazzaforte per la liberazione di Otranto, caduta in mano dei Turchi nel 1480, e smantellato dall’imperatore Carlo V per scongiurare che divenisse covo di pirati.

roca vecchia

Nel fragore delle armi risuona tuttora la preghiera elevata al cielo nelle umili cripte sotterranee bizantine, affrescate sontuosamente dai monaci trasmigrati dall’Oriente per sfuggire alla guerra iconoclastica scatenata nell’825 dall’imperatore Leone III Isaurico.

ugento

Per invitare al viaggio spedisco a tutti gli amanti del Salento questa cartolina guarnita con i tesori dello straordinario patrimonio salentino sopravvissuto come un tenace ciuffo d’erba, riflesso di immobili sconosciuti millenni inglobati nella nuda scena della storia.

salento

Salento. Terra di gemme in mari di cristallo

testo di Lory Larva

fotografie di Alessandro Romano

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