Matera, la chiesa rupestre dell’Annunziata alla Stradella

In Contrada Granulare Graminale, nel Parco della Murgia Materana, a poca distanza dalla periferia della città di Matera, si trova la Chiesetta rupestre dell’ANNUNZIATA ALLA STRADELLA.

Scendendo lungo un leggero declivio, dove si cammina tra erbe secche e rocce calcaree affioranti, destreggiandosi tra alcuni alberelli di un boschetto, si giunge alla chiesetta.

L’ingresso della chiesa è decorato con tre archi a rilievo.

Ad una sola navata, la chiesetta presenta una prima aula riccamente decorata sia sul soffitto che sui pilastri laterali.

Il soffitto, leggermente a capanna, è arricchito da un cordolo al centro e da due ordini di archetti ciechi separati da una decorazione a dente di sega.

Le pareti laterali sono decorate con doppi archi poggianti su semicolonne ricavate nel blocco dei pilastri angolari.

I due archi della parete destra sono stati sfondati per accedere in un altro ambiente.

Un arco a sesto ribassato, poggiante su colonne binate, separa l’aula dall’ambiente successivo, diviso in due sezioni, definito coro nella letteratura su internet, ma probabilmente composto dal bema (spazio dei celebranti ) della chiesa originale e da una grande sala scavata in un periodo successivo.

L’ipotesi che viene alla mente è che la chiesa terminasse con un bema absidato, abbellito da un bel soffitto a crociera ribassata.

Questo soffitto è arricchito da una croce greca inscritta in un cerchio.

Per cui ritengo che in periodi più recenti, nei quali la chiesa venne riutilizzata, l’abside fu sfondata per allargare lo spazio utile, in modo da ricavare una grande sala rettangolare. Questa ipotesi è avvalorata dalle tipiche nicchie triangolari, scavate nella parete frontale, chiamate covaiole e nelle quali si alloggiavano le galline.

Girandoci verso l’uscita, troviamo, a sinistra, un vano rettangolare scavato a sezioni di tufo.

Questa porta conduce in una piccola stanza, scavata sempre di recente e piena di detriti, con volta sconnessa e non finita .

Uscendo, la vista del soffitto ad archetti ciechi e le diverse cornici dell’ingresso, che passano dalla volta a capanna della sala, ad un arco a tutto sesto e di nuovo al soffitto a capanna di un piccolo androne, ricordano il fascino delle antiche tombe a camera del periodo classico greco e romano.

L’ingresso era dotato di una porta, infatti sugli stipiti sono evidenti i fori per cardini o per i pali di blocco orizzontali.

A pochi metri di distanza si trova un insediamento rupestre, composto da diversi vani scavati in profondità nella rupe e probabilmente adibiti ad abitazione e a palmento.

La prima sala, scavata con una volta a botte, è vasta e profonda, con le pareti traforate da una serie di nicchie di diverse dimensioni ed un lato dotato da un alto zoccolo che corre lungo la parete.

Si accede all’ambiente successivo mediante una scale che porta ad un livello poco più alto.

Questa sala, divisa da pareti di tufo crollate, ospitava probabilmente un torchio incernierato nel soffitto, a giudicare dai fori scavati sul soffitto e sul pavimento.

Su alcuni brandelli di parete si trovano molte incisioni tra cui alcune croci.

Dalla parete di fondo si accede ad un cortiletto quadrato aperto e scavato per tutta l’altezza della parete rocciosa. Non ci sono nicchie o particolari architettonici sulle superfici, per cui è difficile capire la sua funzione. Si tratta infatti di un grande vano scavato a pozzo in profondità nel calcare e con una forma perfetta. Una struttura anomala. Un caloroso ringraziamento alle guide che ci han portato al sito Francesco Foschino e Raffaele Paolicelli.

Gianluigi Vezoli

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