Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website Le prigioni di Palazzo Capece a Maglie

Le prigioni di Palazzo Capece a Maglie

Costruito in età Angioina, almeno nel suo primo nucleo, il castello di Maglie fu rinforzato sotto gli Aragonesi nel XV secolo e protetto anche da un fossato, che non servì a fermare le incursioni turche nell’entroterra, durante il loro attacco ad Otranto nel 1480. Oggi non resta molto dell’antica architettura, che grazie alla sua ultima e munifica proprietaria, Francesca Capece, divenne una scuola nel XIX secolo.

La struttura infatti oggi ospita il Liceo Classico, una scuola fra le più all’avanguardia del territorio. Ma conserva anche un luogo singolare, ricco di segni, di storia minima e dimenticata…

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…il carcere, dell’antico maniero, che reca ancora sulle sue pareti i graffiti dei suoi prigionieri…

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Preziosi lavori di ristrutturazione hanno portato alla luce questi graffiti, le cui più antiche date recano inciso l’anno 1601…

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Fra le iscrizioni più suggestive, ve ne è una del luglio 1629 che che ricorda due scomunicati che invano si erano rifugiati nel convento dei Francescani.

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E’ un recupero che si deve alla Fondazione “Francesca Capece”, nell’ottica dell’acquisizione dei valori dell’identità e del patrimonio culturale, della lettura della storia e delle trasformazioni del territorio della città di Maglie…

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…un progetto di ricerca realizzato da alcuni docenti ed alunni del Liceo “F. Capece” coadiuvati da esperti esterni, con la direzione artistica del prof. Carmelo Caroppo, che oggi rende così fruibili i locali dell’ex prigione dell’antico castello di Maglie.

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Il locale presenta murature spesse anche due metri…

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…una muraglia che, nei secoli, non è riuscita a trattenere le tracce di palpabile sofferenza e di tormento, le grida silenziose, che si susseguono e si sovrappongono sulle pareti…

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Navi, mani, animali, ritratti, demoni, calendari, proverbi, nomi e cognomi, simboli di vario genere permettono di riscoprire un antico messaggio di disperazione, ma anche di attaccamento alla vita. Alla sopravvivenza…

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…si, perché con un istinto quasi animalesco, primordiale, non c’è uomo che non lotti fino alla fine, per sopravvivere. Anche solo con la memoria…

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E così, letteralmente ogni centimetro di questa grande stanza è stata incisa accuratamente, con ogni sorta di messaggio spontaneo e immediato…

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…o anche soltanto le “tacche” con le quali si contavano semplicemente i giorni, lo scorrere del tempo…

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…mani tese nel vuoto, spuntano dal nulla…

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…così come i volti, allucinati, senza nome…

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…e lunghe epigrafi, che tagliano il muro da parte a parte…

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Qui sopra, in molto hanno visto la faccia del diavolo…

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…altre immagini sono di difficile interpretazione…

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…una nave…

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Ci sono anche tracce in carboncino, poste un pò più in alto…

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…un’altra nave…

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…ed un’altra, ognuna un diverso tipo di vascello…

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…qui sopra un omino minaccioso…

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E di seguito, il pregevole studio, che in questa stessa sala è esposto…

…un piccolo tuffo nel passato!

(che ringrazia di cuore la preside del Liceo Capece, Gabriella Margiotta, che come tutte le persone “illuminate” ha colto subito la mia richiesta per questa visita e me l’ha gentilmente concessa)

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