Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website Lanciano, nel cuore dell’Abruzzo

Lanciano, nel cuore dell’Abruzzo

E’ un viaggio nel tempo, una visita a Lanciano, antico borgo nel cuore dell’Abruzzo, in un territorio dove gli insediamenti umani sono certificati sin dal neolitico.

Un centro storico che offre al viandante un salto nella macchina del tempo, visivamente… la città Romana mostra ancora i resti del grande ponte di Diocleziano, del III secolo. Lanciano sin dal XII secolo fu provvista di una cinta muraria, che si andò allargando ed estendendo sino al rifacimento da parte di Alfonso d’Aragona. Sul borgo svettano ancora imponenti opere di fortificazione, come le torri montanare oppure la torre della Candelora, risalente al XIV secolo. Una città conosciuta benissimo nel corso della Storia anche dai naviganti ed esploratori di terre lontane, come dimostra la cartografia cinquecentesca dell’ammiraglio turco Piri Reis, che la riprodusse nel suo famoso Portolano del Mediterraneo. La chiesa ed il convento di San Francesco è famosa nel mondo per il miracolo Eucaristico qui accaduto nell’VIII secolo. Scavi archeologici nel chiostro del convento hanno dimostrato che qui c’era già un luogo di culto in età Romana (IV-II secolo a.C.). Successivamente furono trovate le tracce di un sepolcreto di età altomedievale (VI-VII secolo), il che ha fatto supporre l’esistenza di una chiesa molto antica. Dall’VIII secolo comincia la storia della chiesa dei SS. Legonziano e Domiziano, legata alla fase benedettina e poi francescana. Entrare nella chiesetta altomedievale dove accadde il celebre miracolo lascia una intensa sensazione di intimità e raccoglimento. Secondo la tradizione cattolica, l’evento accadde nella prima metà dell’VIII secolo. Le prime documentazioni della vicenda compaiono però soltanto nel quindicesimo secolo, e riportano che un monaco, al momento di pronunciare le parole delle consacrazione, nel suo cuore dubitò, e l’ostia si sarebbe trasformata in un pezzo di carne sanguinante, mentre il vino si tramutò in sangue, successivamente coagulatosi in cinque grumi di diverse dimensioni. Il sacerdote diede allora notizia ai fedeli presenti in chiesa di ciò che era accaduto. In un documento del 1631 si dice del monaco in questione che era “non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo, ma ignorante in quelle di Dio; andava di giorno in giorno dubitando se nell’ostia consacrata vi fosse il vero Corpo di Cristo e così nel vino vi fosse il vero Sangue”. Poiché non esistono fonti contemporanee non si conoscono i dettagli e neppure il nome del protagonista dei fatti, tuttavia nelle fonti si legge che si doveva trattare di un religioso di rito bizantino. Un’epigrafe del 1636 descrive così l’evento: “circa gli anni del Signore settecento, in questa chiesa, allora sotto il titolo di San Loguntiano de’ monaci di San Basilio, dubitò un monaco sacerdote se nell’hostia consecrata fusse veramente il corpo di Nostro Signore e nel vino il sangue. Celebrò messa, e, dette le parole della consecratione, vidde fatta carne l’hostia e sangue il vino. Fu mostrata ogni cosa a’ circostanti et indi a tutto il popolo. La carne è ancora intiera et il sangue diviso in cinque parti dissuguali che tanto pesano tutte unite, quanto ciascuna separata. Si vede hoggi nello istesso modo in questa cappella, fatta da Gio. Francesco Valsecca a sue proprie spese l’anno del Signore MDCXXXVI”. Le reliquie vennero chiuse in una teca d’argento e avorio. Nel 1566, nel timore che i turchi potessero profanarle, vennero murate in una piccola cappella. Dal 1636 le reliquie furono protette da una grata in ferro battuto chiusa a chiave. L’ostia, costituita da una membrana di carne tondeggiante di colorito giallo-bruno-marrone, presenta un ampio foro centrale: alcuni ritengono che si sarebbe formato quando la carne, seccandosi, si sarebbe ritirata lacerandosi nel mezzo, non potendosi restringere perché era stata inchiodata a una tavoletta (come testimoniato dai forellini dei chiodi, tuttora visibili). Il sangue, invece, si è coagulato in cinque grumi di colore marrone terreo, di diverse forme e dimensioni. Nel corso dei secoli le reliquie furono più volte esaminate. Durante la prima ricognizione, effettuata nel 1574 dall’arcivescovo Gaspare Rodriguez, fu constatato che il peso di ogni singolo grumo di sangue era uguale al peso complessivo dei cinque grumi. È stato osservato il significato teologico di questa singolarità: ogni goccia di vino consacrato contiene nella sua interezza la completa e indivisibile sostanza del sangue di Gesù. Il fatto, tuttavia, non si verificò nuovamente in altre ricognizioni effettuate nel 1637, 1770 e 1886. Nel novembre del 1970, dietro richiesta dell’arcivescovo di Lanciano, monsignor Pacifico Maria Luigi Perantoni, e del superiore provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali della regione Abruzzo, padre Bruno Luciani, i frati francescani di Lanciano, che custodivano le reliquie, decisero, con l’autorizzazione del Vaticano, di farle sottoporre ad analisi medico-scientifiche. Il compito venne affidato al dottor Odoardo Linoli, primario del laboratorio di analisi cliniche e di anatomia patologica dell’ospedale di Arezzo e al dottor Ruggero Bertelli, ordinario di anatomia all’Università degli Studi di Siena. Il 4 marzo 1971 fu presentato uno studio dettagliato sulle analisi eseguite, nel quale il professor Linoli affermò che la carne “si dimostra appartenente al miocardio” e il sangue “è risultato veramente tale”. All’interno del convento di San Francesco è stato costruito, nel 1996, un museo dedicato al miracolo. Esso è ospitato nel refettorio, contiene documenti antichi relativi alla vicenda, i vetrini della ricognizione scientifica del 1976, dei dipinti del XVII-XVIII secolo, le piante e i paramenti liturgici di alcuni arciprete risalenti ai secoli XVIII-XIX, ceramiche e vasi di epoca tardo medievale rinvenuti negli scavi archeologici del 2000 presso il complesso monastico, e infine è stato realizzato un percorso archeologico conduce alle fondamenta dell’antico convento di san Legonziano, con l’oratorio antico, l’aula benedettina, la cappella della Madonna sei Raccomandati col ciclo di affreschi dell’Apocalisse di San Giovanni Evangelista e il Battesimo di Cristo datato 1515. Questi affreschi sono di una bellezza abbacinante. Il percorso prosegue nell’ex cappella del Santissimo Rosario con la cisterna Romana. Ma il borgo antico ha tanto ancora da mostrare. La Chiesa di Santa Maria Maggiore è ritenuta uno dei monumenti più importanti d’Abruzzo per la perfetta conservazione dello stile medievale. Risale al 1227, e conserva splendidi dettagli di architettura gotica. Stupenda la facciata trecentesca della Chiesa di sant’Agostino, lavorata a pietra dalla scuola dello scultore Francesco Petrini. Adiacente c’è un chiostro, oggi ricoperto di superfetazioni, ma che conserva ancora alcuni dettagli interessanti. Nel luogo dove oggi sorge la chiesa di Santa Croce, costruita nel 1583, avvenne il prodigioso evento dell’ostia sanguinante, che rappresenta il secondo miracolo Eucaristico accaduto in città. Caratteristico il quartiere delle botteghe medievali, rimaste intatte con la loro architettura. La chiesa di San Biagio è una delle più antiche di Lanciano. Costruita nel 1059, la sua struttura è essenziale eppure affascinante, sormontata dal suo campanile trecentesco. Tutto, qui, è un viaggio nel Tempo. Lanciano non deluderà mai il visitatore.

ALESSANDRO ROMANO (chi sono)

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