La tragedia del Vajont

Il 9 ottobre 1963 fu un giorno tremendo per l’Italia, una nazione che aveva appena 100 anni, costruita come la diga del Vajont, con un’incredibile commistione di ingenuità, negligenza e corruzione, in cui la gente povera ed ignorante fu soverchiata dall’ambizione dei potenti. Come una metafora. Lo specchio della realtà. Conobbi questa storia poco più di 10 anni fa, lo confesso, molto tardi. Ci sono arrivato leggendo i libri di Mauro Corona.

Un uomo vero, uscito dai monti delle Alpi Friulane, non da qualche scuola superiore, che ha vissuto questa tragedia da ragazzo, dal suo paese di Erto, osservando la distruzione della natura e degli uomini della sua vallata, offesi prima e dopo quel che successe…

vajont

Successe che quel che doveva essere un’opera all’avanguardia, la più grande diga del mondo, che avrebbe portato ricchezza e benessere a tutta la vallata, fu invece la sua fine. Gli ingegneri non si accorsero che il Monte Toc (in friulano abbreviazione di patoc, che significa marcio) era un gigante dai piedi di argilla. Nel vero senso della parola! L’immenso invaso del bacino artificiale creato con la diga, poggiava su rocce che non potevano contenerlo. Che infatti… cedettero…

longarone prima della catastrofe del vajont

Sopra, in queste foto di Francesco Capezza (che ringrazio per la cortesia) vediamo l’immagine di Longarone, prima del disastro, che coinvolse oltre ad esso anche Erto e varie frazioni. Successe che il Monte Toc franò… e dire che tutti avvertirono i boati, dalla montagna… tanti furono i segni premonitori… ma nessuno abbandonò o volle abbandonare la sua casa… il Toc si riversò, in una frana lunga 2 km, oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e terra, all’interno dell’invaso, scatenando un’energia più grande di quella della bomba di Hiroshima, alzando così un’onda alta 150 metri, che scavalcò letteralmente la diga!…

diga del vajont

L’immane massa d’acqua si riversò nella vallata… spazzando via Longarone e lambendo tutte le frazioni vicine… Erano le 22.39… era notte, la disgrazia colse nel sonno la gente… e furono quasi 2000 i morti, 500 dei quali sono ancora sepolti sotto decine e decine di metri di frana, e non furono mai più recuperati… La giornalista Tina Merlin fu la sola voce che accanitamente denunciò ciò che stava accadendo, prevenendo quello che sarebbe successo… Negli anni seguenti, Mauro Corona, ma anche il regista Renzo Martinelli con un film vivido e d’impatto diretto come uno tsunami, hanno contribuito alla divulgazione su più vasta scala di questa storia…

mauro corona, vajont

Questa è una delle più incredibili storie d’Italia. I morti, i suicidi che seguirono, le pene scontate e non scontate dai colpevoli, gli aiuti non-aiuti alla regione colpita, ed infine il senso di inutilità, come se da questa vicenda nulla di buono si sia potuto apprendere, e trasmettere, alle successive generazioni… tutto deve comunque essere ricordato, con costanza. Come il sottoscritto ci sarà senz’altro qualcuno che ancora non sapeva, ma che ora magari, sorpreso, andrà ad informarsi. A lui indico subito, per avere la cronaca completa di tutto ciò che accadde, questa pagina.

La tragedia del Vajont

di Alessandro Romano

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