Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website La storia del Salento e l’armonia interiore

La storia del Salento e l’armonia interiore

Questo nuovo sito: “Salentoacolory”, per certi aspetti innovativo, porta il visitatore a conoscere a fondo la storia del Salento e ad ammirare attraverso centinaia di foto artistiche, le bellezze esistenti nel territorio.Attraverso lo scorrere, la contemplazione delle meravigliose immagini del territorio salentino, unitamente ad una lettura scorrevole e rilassante della storia del passato ci si può rendere conto che i tempi di oggi, come risultante della nostra storia, sono realisticamente evidenti, quasi palpabili.

li cuturi

Manduria, panorama del Monte del Diavolo fra il bosco de “Li Cuturi”

Questa è la storia e la storia siamo noi in tutto e per tutto!

E allora perché non ricercare le nostre radici, non compiere un viaggio nel tempo che fu, non recuperare e custodire i volti, le immagini, le parole dette e scritte, perché non accomunare, condividere, rivivere e mostrare tutto ciò che è stato del nostro essere oggi, abitatori di un ambiente, di una terra che è il nostro orgoglio?
Ricercare le nostre radici significa riconoscere di avere un’esistenza, un inizio e una fine.
Purtroppo spesso l’uomo si dimentica di mettere in atto la cosa essenziale relativa ad un territorio, la sua conservazione allo stato puro. Preservare l’ambiente significa vivere in armonia con esso e consegnarlo ai nostri figli nel migliore dei modi. Guardiamoci intorno e vediamo in che stato ambientale OGGI viviamo, o meglio sopravviviamo!
Quando parliamo di ambiente parliamo di un concetto assai ampio, è ambiente tutto ciò che ci circonda, sia esso formato da oggetti inanimati, la terra, l’acqua, il vento, il fuoco, sia esso formato da oggetti animati, la vita vegetale ed animale, gli esseri umani. Esiste persino, volendo ulteriormente sottilizzare, un ambiente intrapsichico costituito in qualche modo dall’ “arredamento” rappresentato dagli oggetti mentali, animati o inanimati, che ognuno di noi porta dentro di sé e con i quali continuamente con il mondo esterno sia esso animato o inanimato.

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Valle d’Itria

Proviamo ad immaginare di vivere per qualche mese d’estate con la spazzatura sotto casa. Oppure di abitare a ridosso di un aeroporto o di una ferrovia, o nei pressi di una circonvallazione di una grande città dove, giorno e notte ci siano continui rumori. Ancora proviamo ad immaginare di vivere in una città industriale in cui le attività prevalenti producono esalazioni nocive e cancerogene con le relative conseguenze in termini di salute. E’ evidente che in ognuno di questi casi l’attività umana che modifica l’ambiente per assoggettarlo alle proprie esigenze produce anche “effetti collaterali” decisamente problematici e tali da rendere sgradevole, poco vivibile, psicologicamente faticosa, la vita dei soggetti coinvolti. Non è neppure difficile immaginare che, in alcune situazioni estreme, tali disagi possano trasformarsi in vere e proprie psicopatologie.

Il rapporto tra psicologia e ambiente è strettissimo, sia per ciò che riguarda la vita degli individui sia per ciò che riguarda la vita delle comunità. Si parla tanto oggi di una nuova scienza , figlia del connubio tra ecologia e psicologia ed è appunto L’ECOPSICOLOGIA O PSICOLOGIA DELL’AMBIENTE.
Proviamo allora, a titolo puramente divulgativo, a individuare quali siano i principali settori specifici di tale interazione e di come la ECOPSICOLOGIA possa avere alcune competenze e risorse tese a far si che l’ambiente nel quale l’essere umano è immerso possa, anziché rappresentare un ostacolo, essere visto come risorsa nella direzione del benessere soggettivo e del gruppo.
Dicevamo che esiste un ambiente degli oggetti totalmente inanimati, ambiente che può essere tremendamente brutale e assolutamente imprevedibile per l’essere umano. Un terremoto, un maremoto, una tempesta, un uragano, un’eruzione vulcanica, insomma un
qualunque disastro naturale, può avere conseguenze terribili non solo in termini di falcidia di vite umane ma può trasformare radicalmente la personalità dei superstiti, indurre psicopatologie di varia natura, creare disagi non solo oggettivi ma anche legati a profondi disturbi intrapsichici.
Cosa può fare la psicologia DELL’AMBIENTE in questi frangenti comunque non evitabili e nella maggioranza dei casi imprevedibili?
Certamente può, come in effetti fa, studiare le conseguenze psicologiche dei traumi, trovare modalità per il trattamento di tali conseguenze, elaborare strumenti che consentano buone prassi e prevenzione, non dell’evento, cosa purtroppo impossibile, bensì prevenzione dell’effetto sul piano psicologico che l’evento può produrre.
Nasce così la psicologia dell’emergenza, la psicotraumatologia e, con esse, la consapevolezza che gli operatori maggiormente esposti a lavorare in situazioni potenzialmente traumatiche, siano essi vigili del fuoco, operatori di pronto soccorso, membri di associazioni di volontariato etc… debbano avere anche una formazione di tipo psicologico che consenta loro sia di affrontare nel modo migliore il trauma, sia di insegnare ad altri come affrontarlo.
Esiste anche un ambiente di oggetti inanimati di per sé “benevoli” che diventano invece “cattivi” poiché l’uomo, nel tentativo di assoggettare l’ambiente alle sue egoistiche esigenze, fa si che in qualche modo l’ambiente si ribelli. Sono i casi d’inquinamento acustico e olfattivo, le polveri, il buco nell’ozono, ma anche le colate di cemento, il disboscamento, gli incendi dolosi e quelli derivati dall’impoverimento della natura…
In tutti questi casi lo psicologo oltre a occuparsi del trattamento degli effetti che i disastri producono sul piano psicologico e della formazione degli operatori coinvolti, ha il dovere di produrre dati e ricerche.
Poniamoci un attimo alcune importanti domande:
• Siamo consapevoli del fatto che l’essere esposti a lungo a rumori molesti può portare a sindromi ansiose che possono sfociare in vere e proprie malattie mentali?
• Siamo consapevoli che certe ambientazioni e sistemazioni di vita facilitano i sintomi depressivi? E che dire del rapporto tra certi stili di vita indotti dall’urbanizzazione eccessiva e del dilagare di alcuni specifici tipi di psicopatologia?
• Come rapportare l’incidenza degli attacchi di panico nel nostro contesto sociale con la relazione che la società ha instaurato con il proprio ambiente?
• Che rapporto c’è tra l’assenza di verde in un contesto urbano ed il benessere dei cittadini che lo abitano?
• E ancora in che modo gli animali, quelli domestici, quelli selvatici fanno parte del nostro equilibrio psicologico?
• Soprattutto quanti disturbi mentali hanno la loro genesi nella relazione che gli individui hanno con l’ambiente rappresentato dai loro simili?
E per questo motivo che tematiche cliniche quali quelle del mobbing, del bullismo, del bossing etc.. diventano per eccellenza tematiche ambientali esattamente come lo sono tutte quelle connesse alla psicologia del lavoro.
Lo psicologo si occuperà di tutte le disarmonie che complicano tale rapporto, sia nel senso di propinare un trattamento di ciò che tali disarmonie provocano, sia di prevenirne gli effetti, di sensibilizzare la società al tema, sia formare psicologicamente cittadini ed operatori sia infine capaci di collaborare in equipe con professionisti dalle più varie competenze alla ricerca dei migliori equilibri che via via rendano possibile il diritto ad avere una vita decente.
Insomma, è ovvio che l’ambiente deturpato causa malessere e vere, importanti e socialmente costose malattie. L’ambiente armonico e rispettato invece è fonte di benessere per gli individui e per i gruppi.

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testo di Diana Papaleo

fotografie di Alessandro Romano

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One comment to La storia del Salento e l’armonia interiore

  • alessandro  says:

    Dire che la Dottoressa ha messo il cosiddetto dito nella piaga, può risultare banale, ma effettivamente ha centrato in pieno il grande problema della società moderna: L’inquinamento e la deturpazione dell’ambiente con le loro terribili conseguenze. Se siamo giunti ad avere bisogno dell’aiuto dello psicologo, relativamente a questa argomentazione, la colpa è solo e solamente nostra. I nostri nonni non ne avevano certo bisogno, essi conducevano una vita agreste e pulita, ben radicati nel loro ambiente naturale e “selvatico” che sapevano preservare. Comunque facendo “di necessità virtù” dobbiamo dire grazie a queste figure professionali che danno il loro apporto ed aiuto a noi tutti, e di cui lei Dottoressa Papaleo ne è valido esponente.

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