Isole Galàpagos: le meraviglie della natura

di Adele Quaranta*

Di fronte all’Ecuador, nell’Oceano Pacifico, a circa 900 chilometri, si trovano le Isole Galápagos, visitate dal 2 al 9 gennaio 2020. Note, probabilmente, agli antichi abitanti del Perù almeno dal XV secolo, in seguito (1535) scoperte da Tomás de Berlanga (vescovo di Panama) e di nuovo toccate, nel 1546, dal navigante Rivadeneira. Rimaste disabitate, appartennero alla Spagna nel periodo coloniale e, spesso, costituirono il rifugio di pirati e balenieri. L’importanza della posizione dell’arcipelago, lungo le rotte tra le coste sudamericane e la California, nonchè tra l’America, Australia e Nuova Zelanda, determinò tentativi di acquisto da parte sia dell’Inghilterra (già nel 1852) che degli USA (nel 1854 e 1858). Con l’indipendenza dell’Ecuador passarono alla nuova repubblica, che, nel 1892, quarto centenario della scoperta dell’America, le denominò Archipiélago de Colón per destinarle, soprattutto, a colonia penale. Denominate dai primi esploratori “Le Isole Incantate”, con l’apertura del canale di Panama acquisirono un’enorme importanza strategica. Il relativo isolamento a causa della distanza dal continente e l’ampia varietà di climi e di habitat dovuti alle correnti marine della zona, hanno favorito lo sviluppo di numerose specie endemiche di animali e vegetali, che hanno consentito a Charles Darwin di formulare la teoria dell’evoluzione. Il suo celebre “L’origine delle specie” contiene, infatti, numerosissimi riferimenti agli studi personali sulle specie endemiche delle Galápagos. Jacques Cousteau esplorò, invece, per lungo tempo, i fondali marini, descrivendoli in modo mirabile e lottò affinché l’area fosse preservata nel suo aspetto naturalistico, ritenuto un bene inalienabile per l’intera umanità. L’arcipelago, formato da 13 isole maggiori e da una quarantina di isolotti spesso senza nome, appartiene politicamente all’Ecuador, è distribuito a nord e a sud dell’Equatore, che attraversa la parte settentrionale dell’isola più grande, Isabela. Poggia su uno zoccolo sottomarino, di origine vulcanica e di età relativamente recente (circa 2,5 milioni di anni), in seguito ad eruzioni ed emersioni dall’oceano.

I numerosi vulcani, di cui si registra un’attività tra le più intense della Terra, fanno parte del Parco Nazionale delle Galápagos – occupa oltre 7.600 kmq e comprende il 96% della superficie delle isole (dal 1979 entrate nella lista dei Beni Naturali Patrimonio dell’Umanità) – con l’intento di promuovere la conservazione dell’ecosistema, cui si è aggiunta, nel 1986, la creazione della Riserva Marina delle Isole Galápagos per salvaguardare le acque fino a 15 miglia marine (limite esteso a 40 miglia nel 1998). Estremamente protetti e controllati, gli animali vivono allo stato naturale e sono considerati il vero patrimonio da preservare e curare. L’arcipelago è famoso in tutto il mondo oltre che per il patrimonio floristico – cactacee, rosse macchie di SesuviumCactus Opuntia, bosco rado, foresta relativamente fitta –, soprattutto per quello faunistico che non ha eguali: leoni marini imponenti, otarie, balene, delfini, tartarughe giganti dall’aspetto preistorico, iguane terrestri e marine, sule dai piedi azzurri, pellicani, pinguini, albatros, cormorani, aironi, fregate, garzette, anatre, fenicotteri, poiane, gallinelle d’acqua, beccacce di mare, piovanelli, chiurli, gabbiani, rapaci notturni, rondini, cuculi, fringuelli di Darwin, ecc. Gli abitanti risiedono soprattutto nelle isole principali, scaturite dall’attività di grandi vulcani sottomarini, che, col tempo, da sterili colate di lava si sono trasformate, a volte, in produttivi terreni investiti, prevalentemente, a canna da zucchero, caffè, frutta e yucca. ​

Ogni isola presenta proprie caratteristiche, in particolare San Cristobal (circa 20.000 ab.) – è l’unica dotata di aeroporto urbano e sorgenti d’acqua dolce –, quinta isola per estensione e seconda per numero di abitanti, dove ricade la capitale amministrativa dell’arcipelago, Puerto Baquerizo Moreno. Nel 1992-1993, nel parco, è stato costruito, inoltre, un recinto per proteggere due specie di piante locali presenti nell’area (“Calandrina Galápagos” e “Lecocarpus leptolus”).

Santa Cruz (circa 15.000 residenti) è, invece, l’isola più famosa per il Centro Ricerche Charles Darwin e laStazione Scientifica, fondati nel 1964 e situati a Puerto Ayora – con altri uffici presenti nelle isole Isabela eSan Cristóbal –, dove scienziati, studenti, ricercatori provenienti da tutto il mondo, lavorano costantemente sulla ricerca e conservazione degli ecosistemi marini e terrestri. Si tratta di un luogo dove si possono ammirare esemplari di tartarughe giganti allo stato selvatico, oltre a iguane terrestri e cuccioli di tartaruga, che rimangono nel primo biennio della loro vita.

L’isola più grande, formata da cinque vulcani attivi, è Isabela (20.000 ab. circa), utilizzata dagli Statunitensi durante la Seconda Guerra Mondiale come base navale, divenuta in seguito un penitenziario penale fino al 1959, quando fu inserita nel Parco Nazionale delle Galápagos. Il territorio comprende una catena di 5 vulcani attivi, di cui il Vulcán Sierra Negra (1.490 mt) ha eruttato alla fine del 2005, mentre il Wolf, con 1.707 mt s.l.m., rappresenta anche il punto più elevato dell’arcipelago. Luoghi singolari sono, inoltre, Tagus Cove – insenatura da cui si passa in canoa, in un ambiente incontaminato, tra leoni marini che si aggirano pigramente – e Los Tùneles, costituita da contorte formazioni laviche situate tra le mangrovie ed il mare aperto.​

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

L’arcipelago delle Galápagos presenta un surreale paesaggio vulcanico, dove, guardando dall’alto degli imponenti dirupi a precipizio sul mare, si ha la sensazione di trovarsi ai confini del mondo conosciuto ed è possibile ammirare una fauna tipica, estremamente ricca e variegata, con specie abituate alla presenza dell’uomo. Inoltre, con lo snorkeling, praticato negli specchi d’acqua e fenditure tra gli scogli, si può osservare il fondale e la vita marina, senza spingersi a grandi profondità. Tra terraferma e isole, una fusione coinvolgente di diversi habitat, culture e popoli indigeni, usi e costumi locali, l’Ecuador stimola l’immaginazione, offrendo la possibilità di viaggiare tra miti e selvaggi paesaggi andini, splendide bellezze coloniali, rarità precolombiane, panorami straordinari ed indimenticabili, calette e sentieri disseminati di rocce laviche delle Galápagos che, apparentemente spoglie e remote, ospitano una straordinaria varietà floro-faunistica, consentono di interagire da vicino con gli animali allo stato naturale sia in mare che a terra, nonché di ammirare alcune specie zoologiche, assenti in qualsiasi altra area del Pianeta. Con il loro fragile ecosistema, sono considerate una vetrina della biodiversità e, per questo motivo, oggetto di numerosi progetti di tutela ambientale.

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Il reportage è stato già pubblicato il 27-2-2021, su “Il Corriere Nazionale” di Bari, Giornale on line internazionale Progetto Radici.

*  Già Ricercatrice di Geografia economico-politica presso l’Università del Salento e Presidente dell’Associazione Culturale G.ECO.S. («Geografia Ecosostenibilità Sviluppo»), Adele Quaranta è impegnata sia nella progettazione e realizzazione di un’ampia gamma di attività scientifico-culturali (incentrate su tematiche geo-economico-sociali), sia nella promozione e salvaguardia, in ambito nazionale e globale, delle specificità e complessità storico-geografiche e architettonico-paesaggistiche, nella convinzione che la “geografia” non è solo scienza dei luoghi, ma degli uomini e che nessun intervento di carattere operativo può essere intrapreso senza una preventiva lettura e analisi dell’organizzazione del territorio e delle vicende dell’habitat (si veda: www.gecos40.it). Opera, inoltre, nell’ambito del volontariato coinvolgendo le scolaresche di ogni ordine e grado nella tutela delle “eredità” della società contadina (ormai quasi completamente scomparsa), puntando su numerose attività laboratoriali in grado di rafforzare le identità e tradizioni. Collabora, infine, con riviste e associazioni rivolte alla conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del Salento, nonché con emittenti televisive locali (in particolare, Telerama e Terre del Salento, attive nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto). Adele Quaranta è l’autrice anche delle fotografie (realizzate con il telefonino), ad eccezione sia delle prime sei eseguite dall’aereo, prima dell’atterraggio, dagli amici Daniela e Fabio Pistolesi, sia delle ultime sette inviate dalla guida ecuadoriana, Gustavo, in quanto la batteria del cellulare si era scaricata.

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