I primi quattrocento anni del convento francescano di Lequile

1613-2013 nell’abbraccio di San Francesco e nel solco della perfetta letizia francescana. Così Lequile festeggia quattro secoli all’ombra della chiesa e del convento dei seguaci del poverello di Assisi, 

che si dischiude come uno scrigno di tesori a partire dal chiostro col classico pozzo centrale dal quale si diramano gli accessi alla biblioteca, alle celle dei frati e allo splendido refettorio.

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Il chiostro del convento

Per celebrare il IV centenario della fondazione del complesso monastico, tipico esempio di architettura scaturito dalla riforma francescana, la comunità dei fedeli si è riunita intorno ai frati minori che hanno voluto rievocare in un convegno il fenomeno della serafica riforma in Italia e la Provincia di San Nicolò in Puglia, la riforma cattolica a Lecce tra Cinquecento e Seicento, la feudalità a Lequile nel primo Seicento e i rapporti tra clero secolare e frati riformati nel XVII secolo.

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A suggello del memorabile anniversario è stato eseguito in anteprima il cantico di Frate Sole o delle Creature musicato da frate Luigi de Santis. Con l’oratorio per Soli, Coro, orchestra e Organo diretto dal maestro Valerio De Giorgi hanno vibrato le voci del baritono Antonio Pellegrino, del soprano Doriana de Giorgi e del coro Sacri Cantores.

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Il Cantico delle Creature, composto in parte nel 1225 da San Francesco, dopo aver trascorso una notte di sofferenza nella cappella di San Damiano molestato dai topi, rimane una suggestiva liturgia cosmica che non solo esalta la bellezza del creato e del suo fattore, ma ridimensiona la figura dell’uomo, che si trasforma in fuscello nelle mani del Creatore, il solo degno di lode, gloria, onore e di ogni benedizione.

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I dipinti del refettorio.

Oltre a rappresentare una delle liriche della tradizione poetica italiana il cantico, scritto in volgare umbro del XII secolo, incarna un inno alla vita vissuta con gioia, amore, semplicità ed umiltà. Più che un canto una poesia, più che una poesia una preghiera senza tempo in grado di innescare la scintilla della fede, che fa divampare la fiamma dell’eternità.

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Il sole entra nel refettorio del convento illuminando i dipinti.

testi di Lory Larva
foto riprese e montaggio di Alessandro Romano

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