Masserie e case fortificate del Salento

La lotta continua che dovette sostenere l’intero Salento, per secoli, per resistere a invasioni e scorrerie di ogni tipo, costrinse i suoi abitanti a costruirsi una casa che potesse sostenere l’urto di questi attacchi. Alcuni paesi hanno addirittura costruito il loro intero impianto, in funzione difensiva. E’ il caso di Torchiarolo, in provincia di Brindisi. Piccolo borgo a poca distanza dal mare, ha una forma allungata, attorno alla sua via principale. Il paese non aveva mura di cinta. Erano le sue stesse case le mura.

torchiarolo

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Piccoli ambienti con un unico ingresso, sovrastato dalla caditoia, dalla quale si gettava olio bollente, pietre ed ogni cosa per difendersi dagli assedianti. Lo stemma di questa fiera città mostra ancora oggi un turco incatenato. Forse un ricordo di un’accanita e vittoriosa resistenza.

stemma di torchiarolo

Anche Merine, frazione di Lizzanello, presso Lecce, mostra un grande numero di case-torri, disseminate nel piccolo centro storico…

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Pure la chiesetta fu fortificata, con caditoie da ogni lato.

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Acquarica di Lecce conserva ancora oggi tracce molto evidenti di questa storia lontana. Il cosiddetto “Castello”, progettato da Giangiacomo dell’Acaya, mostrava un’epigrafe (oggi custodita all’interno dell’edificio scolastico), che recitava schiettamente il motivo della costruzione: proteggere il casale dai Turchi.

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Acquarica di Lecce, castello.

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Acquarica di Lecce, castello, epigrafe.

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Ad Acquarica ce ne sono altre case-torre, ed in quella che segue è rimasta l’epigrafe più agguerrita…

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L’epigrafe dice, tradotta dal latino: “Se gli accampamenti si schiereranno contro di me, il mio cuore non avrà paura”. Una vera dichiarazione di resistenza!

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Frasi come questa furono apposte anche sopra case più basse, come nell’esempio trovato dal prof. Antonio Costantini, a Martano, che vide una piccola costruzione di tre metri per tre, con caditoia, ed un’epigrafe, riportante la frase: “Guardate e tremate”. Alle porte di Lecce, in agro di Arnesano, c’è un’altra importante traccia che ci prova come l’assedio, e gli scontri con i Turchi, erano anche nel circondario della città barocca. Masseria Li Carretti, una torre in origine colombaia, risistemata come torre di difesa, testimone di una violenta battaglia che si tenne nella Valle della Cupa…

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Ed ecco l’epigrafe di Masseria Li Carretti…

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Nella piazza di Avetrana si trova una cinquecentesca casa fortificata, armata di bocche di fuoco (le cosiddette “bocche di lupo”) dietro le quali i suoi custodi sparavano comodamente con i loro fucili senza il rischio di essere colpiti dalla strada.

piazza

Ma prima di arrivare nella grande piazza di Avetrana bisogna raccontare una storia, realmente accaduta e documentata dalle fonti, che ci trasporta meglio di ogni cosa nell’atmosfera di quei tempi. Anno 1547. Un drappello di pirati turchi sbarca nei pressi di Torre Colimena, a pochissima distanza da Avetrana, guidati da un rinnegato salentino, nativo proprio di quella città…

torre colimena

Il rinnegato in questione (si chiamava Cria) punta direttamente verso la propria città, ma, e qui si dividono gli storici, ad un certo punto i suoi uomini deviano la marcia. Cosa gli avrà fatto cambiare idea? Alcuni dicono che furono scoraggiati dall’aver sentito rumore di tamburi, e credendo che li avessero scoperti o che potessero diramare l’allarme, desistettero dall’assaltare la città. Si era alle prime ore del mattino. Altri sostengono che i tamburi avvertiti dai turchi fossero soltanto le cosiddette “mattinate” che i suonatori di tamburello improvvisavano sotto la casa della bella, portati lì dal suo spasimante. Ma forse l’unica ragione che scoraggiò i pirati furono le bocche di lupo presenti in quantità sulle case di Avetrana.

bocca di lupo

In particolare c’è una casa che reca ancora una data sul muro principale, ed è proprio quella: 1547!

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Purtroppo i turchi non se ne andarono senza la loro tremenda razzia. Puntarono infatti su San Pancrazio, ed è qui che fecero il loro scempio. Ma qualcosa andò storto anche per il famigerato Cria, forse vittima pure lui stesso di tradimento: legato ad un palo dagli stessi turchi, fu ucciso dalla folla dei salentini, che lo linciarono senza pietà. Questo affresco porta anch’esso la data 1547 e si trova nella chiesa di Sant’Antonio, a San Pancrazio.

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Nel centro storico di Matino c’è un portale molto particolare: risale all’epoca della fatidica battaglia di Lepanto, e sullo stemma pare raffigurata proprio una nave da guerra, forse quella con la quale partecipò il padrone di questa abitazione.

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Ma, oltre le case, più ricorrenti sono le masserie fortificate, disseminate nelle campagne in gran numero. Molte avevano il muro di cinta paralupi, che inglobava anche gli spazi ove venivano rinchiusi gli animali e le provviste. La grande torre, che solitamente era posta al centro dell’insediamento, era fornita di caditoie, dalle quali gli assediati potevano gettare olio bollente e tutto ciò che possedevano per respingere il nemico. Un vero e proprio castello in miniatura. Una piccola comunità autosufficiente era in grado di resistere strenuamente, anche ad un assedio. L’ultima via di fuga era una scala che veniva tirata fuori per accedere all’ultimo piano della torre. Facciamo un piccolo viaggio visivo in un mondo lontano, che lottava con la vita e col nemico fino all’ultimo sangue.

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Masserie del Salento: Giudice Giorgio, Nardò.

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Masserie del Salento: Alari, presso Lecce.

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Masserie del Salento: Barrera, presso Lecce.

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Masserie del Salento: Carignano grande, Nardò.

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Masserie del Salento: Del Duca, Crispiano.

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Masserie del Salento: Donna Menga, Nardò.

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Masserie del Salento: Fani, Salve.

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Masserie del Salento: Melcarne, Surbo.

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Masserie del Salento: Mendule, presso Lecce.

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Masserie del Salento: Ottava grande, Fasano.

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Masserie del Salento: Paladini, presso Lecce.

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Masserie del Salento: Rauccio, presso Lecce.

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Masserie del Salento: San Basilio, San Foca (Melendugno).

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Masserie del Salento:  Zundrano, sulla strada che da Lecce porta alle Cesine.

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Masserie del Salento: Gallipoli.

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Masserie del Salento: Celsorizzo, svettante sopra Acquarica del Capo.

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Masserie del Salento: Torcito, Cannole.

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Masserie del Salento: Cippano, Otranto.

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Masseria Baccatani (Carovigno), la parte più antica risale al 1100.

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Masserie e case fortificate del Salento

One comment to Masserie e case fortificate del Salento

  • Raffaella  says:

    Davvero stupende queste strutture, meraviglioso sarebbe fare un tour e visitarle tutte!

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