Salento, il ritorno del Mulino di Comunità

Arnese per praticare la democrazia del cibo, incentivo per l’agricoltura sana sul territorio, ma anche luogo di cultura e strumento di lotta allo spopolamento nelle aree rurali del Salento: il primo mulino di comunità della Puglia è ora realtà! A partire da domenica 31 marzo 2019, a Castiglione d’Otranto,

ciò che è stata storia minima di questa terra e negli ultimi decenni sembrava utopia, torna ad essere una realtà quotidiana.Il mulino, ideato dall’associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino, è un centro di trasformazione polivalente dei cereali di qualità e servirà a dare valore ad una grande biodiversità cerealicola e leguminosa. È il frutto di un percorso che ha intrecciato in maniera virtuosa la spinta dal basso alla collaborazione istituzionale, in un vero progetto corale, esperimento unico in tutta Italia.

Come nasce il mulino di comunità? Dopo aver coltivato dal 2012 terre sottratte all’abbandono riconvertendole in agricoltura naturale, nell’autunno 2016 Casa delle Agriculture Tullia e Gino e Rete Salento Km0 hanno lanciato una campagna di raccolta fondi. In un mese, semplici cittadini e piccoli agricoltori hanno donato all’associazione 37mila euro, impiegati per la ristrutturazione dei locali che ospitano il mulino. La Regione Puglia ha aggiunto uno stanziamento di 50mila euro nella legge di bilancio 2017, con un emendamento approvato dal Consiglio regionale su proposta del consigliere Sergio Blasi: quei fondi sono serviti per l’acquisto di una parte dei macchinari. Per poter ultimare i lavori, Fondazione Con il Sud ha concesso un contributo di 15mila euro. Inoltre, per coprire i costi delle macchine e per l’acquisto dell’immobile, è stato acceso un mutuo da 70mila euro dalla cooperativa Casa delle Agriculture, realtà nata in seno all’omonima associazione con lo scopo di gestire il centro di trasformazione e creare nuova occupazione. I lavori, eseguiti dalla ditta Perrotta Group, sono durati un anno e, al momento, sono già tre gli addetti alla produzione. La realizzazione del mulino, però, è stata molto di più di una collaborazione finanziaria: in tantissimi hanno cooperato da volontari a ideare, progettare, mettere a punto ogni dettaglio. In particolare, lo studio Metamor Architetti Associati ha curato, gratuitamente, l’intera progettazione, sovraintendendo con dedizione a tutte le fasi di cantiere.

mulino di comunità

Perché nasce il mulino di comunità?Il mulino – spiegano gli attivisti di Casa delle Agricultureè un presidio del diritto al cibo sano soprattutto per le fasce più deboli, che per ragioni di costi, finora, sono state dirottate verso l’acquisto di cibi spazzatura. Azionando la leva della prossimità e dell’educazione, riattivando risorse dormienti come le terre incolte e i vincoli di solidarietà, noi cerchiamo di praticare la democrazia alimentare, perché è una questione di salute: alla qualità hanno diritto di accedere i figli dei ricchi quanto i figli dei poveri, dei disoccupati, dei cassaintegrati, dei salariati. Non ci possono essere compromessi su questo”. 

Il mulino di comunità è stato concepito come patrimonio di tutti – dichiara Michele Emiliano, presidente della Regione Pugliaanche per garantire un servizio di molitura a costi equi e sostenibili per famiglie, contadini, piccole e medie aziende. Ciò serve ad incentivare la coltivazione di cereali di qualità soprattutto tra i microproduttori, a dare una prospettiva ai tanti terreni improduttivi, a chiudere il ciclo attraverso un centro di trasformazione di alto livello. Per questo la Regione ha deciso di essere parte attiva di questo esperimento, capace di generare economia reale e innovazione sociale”. 

Casa delle Agriculture ha scelto di praticare la restanza, cioè di restare o tornare e di resistere in un territorio come il Capo di Leuca, alle prese con il grande problema dell’esodo dalle campagne prima e dai borghi poi. Lo sta facendo testando nuovi approcci all’economia di comunità, includendo anziani, disabili e migranti. Abbiamo seguito e a volte incrociato il percorso che Casa delle Agriculture ha intrapreso negli anni per la rinascita del territorio di Castiglione. Siamo felici – dice Francesca Casaluci, al timone di Salento Km0che oggi questo sfoci in un progetto imprenditoriale, che valorizza le risorse agricole locali e crea occupazione in aree marginali e periferiche, pesantemente segnate dallo spopolamento e dall’abbandono”. Quello che si va ad inaugurare non è semplicemente un mulino, ma è un percorso di comunità – puntualizza Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD. Un cammino che inizia dal basso per coinvolgere realmente cittadini e istituzioni, pubblico e privato, che hanno contribuito non solo a livello finanziario, ma anche partecipando attivamente all’ideazione e progettazione del primo mulino di comunità della Puglia. In una terra che spesso si spopola per la difficoltà di riconoscere e sfruttare le sue risorse, credo che uno strumento come questo mulino sia una ventata di ottimismo e fiducia, perché consentirà non solo di far rifiorire terre a lungo incolte, ma farà rinascere l’entusiasmo delle persone chiamandole ad adoperarsi per il benessere del territorio e per la Comunità”. 

Il mulino: luogo di lavoro e arte, di storia e futuro. Il centro di trasformazione è stato realizzato nel cuore dell’area rurale di Castiglione d’Otranto, paese di mille abitanti. Sorge infatti in zona Trice, dove da secoli si tiene la fiera di Santa Maria Maddalena, durante la quale veniva in passato fissato il prezzo dei cereali per tutto il circondario.

È stato progettato per essere multifunzionale: luogo di produzione e lavoro, ma anche di incontro e cultura. “Il mulino – spiega Mauro Lazzari, architetto dello studio Metamor e direttore dei lavoriprima di essere un’architettura è un atto politico, una sfida. Per questo abbiamo cercato, per quel che abbiamo potuto, di essere ‘esemplari’ e nello stesso tempo attenti alle ragioni di tutti”.

Non a caso sono stati previsti un piccolo giardino comune con alberi di frutti minori, uno spazio per la lettura e la little free library donata dalla Cianfrusoteca di Salice Salentino. Fiore all’occhiello è il graffito d’autore firmato da Cyop&Kaf, writers napoletani dall’identità segreta, antesignani della libera urban art con cui, partendo dai Quartieri Spagnoli, hanno ridisegnato gli scenari urbani della città partenopea trasformandoli in un grande racconto per immagini. 

Il programma della festa della terra. Per l’occasione, domenica 31 marzo si celebrerà a Castiglione la seconda edizione della festa della terra, nello stile di una grande festa popolare. Il risveglio, al primo mattino, è affidato alla musica della Banda Filarmonica del Capo di Leuca che attraverserà le vie del paese. Alle 9.30, dal centro “Zo è” di via fr.lli Cervi partirà la “Camminata in blu”, organizzata assieme a L’Adelfia nell’ambito della settimana dell’autismo: giungerà in via Depressa, dove, alle 10.30, si terranno il taglio del nastro e l’accensione del mulino. Seguiranno gli interventi istituzionali su “Mulino di Comunità, un’utopia reale”. Poi, il parco verde del Trice ospiterà il pranzo del contadino e i laboratori di aquiloni e agrodidattica per bambini. Si proseguirà fino al tramonto con la musica live di Luigi Botrugno; Luigi Panico e Rocco Giangreco; Ciccio Zabini; Enzo Marenaci, Antonella Dell’Anna e Aldo Nichil; Angelo Litti; Adriana Polo, Manuela Mastria e Stefania Polo; Accademia Folk; Tene Me Quia Fuggio; Trio Jeangot. 

INFO. Tiziana Colluto, presidente Casa delle Agriculture Tullia e Gino. Mail ass.casadelleagriculture@gmail.com, fb Casa delle Agriculture

Chi è Casa delle Agriculture. L’associazione, intitolata a Tullia e Gino Girolomoni (pionieri del biologico italiano), è nata nel 2013, ma opera già da molto prima come gruppo informale. A Castiglione d’Otranto e nei centri limitrofi ha sottratto all’abbandono 15 ettari, concessi in comodato d’uso gratuito dai proprietari e coltivati a farro, orzo e grani, oltre che a legumi e ortaggi, con metodi rigorosamente naturali. Ha avviato il primo vivaio della biodiversità della Puglia, per il recupero delle sementi scomparse e la riproduzione delle piante madri ed è presidio Biodiverso; ha attivato un gruppo di acquisto popolare anticrisi e sessioni di Scuola di Agriculture; gestisce un apiario di comunità e tre asini di Martina Franca, impiegati nel diserbo naturale e nell’onotrekking; cura campagne di comunicazione sociale contro l’uso di pesticidi e sulla restanza; è promotrice di eventi che pongono al centro i temi ambientali, come la Notte Verde; porta avanti attività di inclusione di migranti, anziani e disabili. Dalla fine del 2017, è affiancata dalla omonima cooperativa agricola, suo braccio operativo, nata per gestire i terreni e il mulino di comunità. Le due realtà sono tra loro intrecciate: per statuto, il presidente pro tempore dell’associazione è anche il vicepresidente della cooperativa. 

Le caratteristiche tecniche del mulino di comunità. Quello di Casa delle Agriculture è un mulino a pietra austriaco, costituito da un cilindro di acciaio, rivestito esternamente da legno che avvolge le due macine in pietra, sovrapposte tra loro. La distanza tra le due pietre (e dunque la finezza delle farine) è regolabile. Ciò che ne esce è lo sfarinato, da cui, attraverso il passaggio nel setaccio, si separano crusca e cruschello. Il procedimento a pietra permette al germe di grano e agli oli essenziali di fondersi. Per quanto si possa macinare il frumento, non si raggiungerà mai la farina di tipo 00, molto raffinata, ma una farina di tipo 0, 1, 2, non bianchissima ma ricca di profumi, proteine, vitamine. Inoltre, un pulitore aerodinamico garantisce la pulizia di cereali e legumi. Il centro di trasformazione è dotato anche di un impianto di decorticatura dei cereali, con una macchina ideale per l’asportazione della parte corticale di prodotti come grano, riso, farro, orzo e che limita al massimo la rottura del chicco. Il procedimento permette l’abbattimento della carica batterica e la riduzione delle ceneri su farine provenienti da cereali decorticati. 

I benefici della molitura a pietra. I mulini a pietra sono l’unica alternativa per la produzione di farine di pregio e di gusto, poiché questo tipo di macinazione permette di conservare il germe, la parte più nobile del seme. Al contrario del metodo industriale, che lavora maggiori quantità ma raffina, surriscalda e quindi impoverisce le farine di vitamine e proteine, l’approccio dolce delle mole al grano consente di rispettare maggiormente le caratteristiche fisiche e chimiche delle granaglie, consegnando farine meno fini, ma più ricche di vitamine, oli, enzimi, sali minerali. Avere un mulino con macine in pietra significa garantire la lavorazione di qualità dei cereali antichi per ottenere farine sane.

Salento, il ritorno del Mulino di Comunità

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