Orsara, la grotta e l’abbazia di S.Michele

Scendendo dall’abbazia e dalla Chiesa dell’Annunziata, lungo il sentiero che porta in basso, si giunge all’ingresso alla grotta, che un tempo si apriva sul ripido declivio del canale, oggi messo in evidenza dalla presenza di una sorta di campanile fortificato.

Orsara , situata in zona montana tra Puglia e Campania, ha origini che si perdono nella leggenda. L’ipotesi più accreditata è quella che fa derivare il toponimo dal latino “ursus”, orso, animale presente in questa zona sin da epoche remote. La leggenda riferisce c

he il paese fu costruito nel luogo in cui si trovava la tana di una femmina con due cuccioli ; per questo motivo lo stemma del Comune raffigura un’orsa rampante con una quercia e due orsacchiotti.

Orsara, la grotta di san Michele

L’accesso alla grotta è caratterizzato da due entrate ogivali risalenti al periodo dei cavalieri di Calatrava e contenente la cosiddetta “Scala Santa” di età tardo-duecentesca.

Non sappiamo quando nacque nella spelonca il culto a S. Michele Arcangelo, che si ritiene risalente al V secolo, contemporaneo a quello della grotta di Monte S. Angelo sul Gargano. Successivamente, con il diffondersi della religiosità popolare del culto Michelico , la grotta di Orsara divenne luogo di pellegrinaggio dei fedeli diretti verso il più noto santuario garganico. Dai carteggi medioevali si deduce che l’abbazia visse periodi importanti fin dall’anno mille e cioè: ” Nelle prime decadi dell’Anno Mille alla testa del torrente Lavella non vera che una spelonca detta di “Ursaria”.

Da documenti dell’ XI secolo in poi si sa che nel 1059 qui vi era il monastero dei S.S. Nicandro e Marciano; nel 1080 il monastero fu donato da Roberto il Guiscardo (normanno) all’abate di Montecassino, Desiderio. Nel 1125 l’ex monastero dei S.S. Nicandro e Marciano diventa S. Angelo di Ursaria e il suo primo abate è un certo Giuliano. Nel 1343 papa Clemente VI (Pierre Rogier, francese) da Avignone incarica il canonico decano di Troia di indagare perche il clero di Orsara, di Pontalbanito e di Castelluccio Valmaggiore si rifiutano di obbedire a Ruggero Frezza, rettore di S. Nicola Calatrava di Troia . Nel 1458 papa Pio II invia lettere apostoliche al clero di Orsara affinche si risottometta al troiano Giacomo Lombardo, vescovo di Troia (1435-1469).

Di origine naturale, la grotta ha subito nel tempo modifiche e adattamenti per rispondere alle esigenze del culto del Santo. A navata unica ogivale e irregolare la chiesa rupestre è orientata, secondo la tradizione paleocristiana, verso est-ovest. In fondo alla navata è posto l’altare, circondato da un deambulatorio in cui è ricavata una nicchia che ospita la statua del santo.

Sulle pareti spoglie della grotta sono incise rudimentali croci e numerose iscrizioni, fra cui un’epigrafe che indica lavori di miglioramento fatti da “Martinus et Mini de Altamura” nel 1527.

Alcune tracce di dipinti testimoniano la fede e la devozione popolare per San Michele Arcangelo, che continua da tempo immemorabile.

La grotta è comunicante con la moderna chiesa neogotica superiore, ristrutturata negli anni 30 del secolo scorso e detta “del Pellegrino”, che svolge funzione di chiesa-vestibolo.

Più in alto si trovano l’ingresso al giardino che porta alla grotta, di cui una parte del sentiero è formato da un selciato a losanghe di ciottoli e mattoni, e l’antico convento dei Benedettini, successivamente trasformato in palazzo signorile ed oggi destinato a residenze private.

GIANLUIGI VEZOLI

(informazioni tratte da internet)

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Orsara, la grotta di San Michele

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