La chiesa di Santa Croce a Minervino

La chiesa di Santa Croce, situata a circa un chilometro dall’abitato di Minervino (verso l’estremo oriente della penisola salentina) è un piccolo gioiello medievale, talmente importante all’epoca che fu arricchita e impreziosita nel periodo barocco. L’impianto originario risale forse al XIII secolo, il suo muro laterale destro fu rinforzato da due grandi arcate con funzione statica.

Nonostante sorga nell’area più bizantina del Salento (non siamo lontani da Otranto) è’ un tempio che testimonia il passaggio definitivo di questa terra dal secolare rito bizantino a quello latino.

La chiesa di Santa Croce a Minervino

L’icona della Vergine posta sull’altare centrale, fu inglobata successivamente in una struttura cinquecentesca.

Ai suoi lati, un’iscrizione biligue, sulla sinistra vediamo “Materdomini”, in latino (riferito a Maria, madre di Dio). Sulla destra, in greco, il nome di Gesù Cristo. Pare che per moltissimo tempo qui c’è stata unione dei due riti. L’abside, internamente, è stata chiusa, e coperta da questo altare autografato da Ambrogio Martinelli, famoso scalpellino dell’epoca. La Madonna ha in mano una mela, e Gesù lo vediamo già grandicello.

Gli affreschi risalgono al Trecento, ci sono narrate diverse scene della vita di Gesù.

Qui sopra, coperta dalle campate costruite successivamente (forse all’epoca del “rinforzo” che abbiamo visto esternamente, laterale alla chiesa), si capisce che c’era l’immagine di Santa Caterina d’Alessandria, grazie alla ruota del suo martirio, con cui era sempre affrescata.

E’ impressionante la quantità di incisioni che hanno lasciato i pellegrini, con la data, dal Cinquecento in poi.

Qui sopra, un’altra Madonna della mela, in trono, con angeli reggicortina. Purtoppo è stata rovinata anche questa da iscrizioni cinquecentesche e successive, però secondo me queste sarebbero da studiare. In fondo, erano un diario di ciò che avveniva nel nostro territorio…

Qui sopra, un santo, con nella parte superiore un motivo decorativo che curiosamente ritroviamo in almeno una decina di chiese medievali (e successive) di terra d’Otranto…

Altri affreschi coperti dalle strutture costruite successivamente.

Qui sopra (l’abbiamo intravista anche prima) l’Ultima Cena mostra un paio di particolari curiosi: gli uomini seduti al tavolo, che recano una sorta di turbante sul capo, alla maniera orientale. E poi, sul tavolo, una carota: un dettaglio alimentare un pò fuori dalle righe.

Qui sopra, fra gli affreschi trecenteschi, pare di riconoscere San Francesco. Accanto ha forse Santa Chiara, anche se non indossa un saio ma piuttosto vestiti nobili…

Qui sopra, un affresco molto particolare, noto come la “ruota della vita”, una sorta di messaggio da tenere sempre a mente per noi uomini. La ruota ha otto raggi, otto come i livelli dell’universo, al centro rappresenta il mondo. Forse voleva insegnare ai fedeli che non bisogna essere certi del ruolo che si ha nella nostra esistenza: ad un certo momento potremmo non ritrovarci più sul trono, ma cadere. Tutto dipende dal modello di vita che noi portiamo avanti, se seguiamo o no gli insegnamenti del Cristo. La figura posta in alto somiglia al Bagatto dei tarocchi, per come è vestito. Il Bagatto è la prima carta degli arcani maggiori dei tarocchi, conosciuta anche come il Mago, il Giocoliere, l’Artigiano. Nella cartomanzia assume i significati tra abilità e inganno, quindi a seconda del contesto può significare adattabilità, potenzialità, trasformazione, fantasia, volontà, diplomazia, manipolazione. Quando è in aspetto positivo suggerisce al consultante che ha le capacità di ottenere ciò che desidera. Può rappresentare anche la presenza vicina di una persona abile o il momento propizio per iniziare ad operare verso il proprio obiettivo. È in genere carta sempre favorevole e positiva, che indica fecondità in ogni senso. Quando è in aspetto negativo può indicare inganno, seduzione, eccesso di fiducia. È l’uomo che non è riuscito a dominare la natura.

Non solo le iscrizioni interne hanno suscitato il mio interesse…

…sul muro esterno della chiesa, si nota una grande nave graffita (anche se per qualche motivo pare che il disegno non sia mai stato portato a compimento), con a bordo un cavallo…

…disegnato con molta cura. Chissà… forse le immagini dei turchi sbarcati a poca distanza da qui, era rimasta ancora ben viva negli occhi dei pellegrini…

Alle spalle della chiesa, si nota l’abside che dall’interno è stata murata.

 

 

Non lontano da qui, c’è un’antica strada che collega Cerfignano e Minervino. Dopo averne percorso un pezzo, s’incontrano i “cuti scurliscenti”, li chiamano proprio così, da queste parti: alcune rocce affioranti che colpiscono l’immaginazione. È qui che San Luigi fece trasformare le rocce in acqua saponata mandando a gambe all’aria i Turchi che percorrevano l’antica strada romana per fare scorrerie nei dintorni. E’ solo una tradizione, un racconto che si è perpetuato nei secoli. Ma passeggiando in queste contrade, si sente l’odore di una storia antica come questa terra!

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La chiesa di Santa Croce a Minervino

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