L’autobiografia come terapia per i mali dell’anima

Leggere e scrivere sono due forme di nutrimento e terapia per l’anima.
La lettura è una preziosa alleata nei momenti di sofferenza; la scrittura è una modalità terapeutica alla quale uomini e donne ricorrono per visitare la propria interiorità e superare momenti difficili e di fragilità.
Personalmente la lettura mi affascina.
Una lettura importante, che ha ammaliato la mia “psiche” è un saggio del neurologo Oliver Sack: The Man Who Mistook His Wife For a Hat (L’uomo che scambiò sua moglie per cappello). Proprio alle pp. 153 e 154,il dott. Sack mette in evidenza l’importanza terapeutica della narrazione del proprio vissuto, dell’autobiografia:

“Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità il cui senso è la nostra vita.
Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un racconto, e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità.
Per essere noi stessi, dobbiamo avere noi stessi, possedere se necessario ripossedere, la storia del nostro vissuto.
Dobbiamo ripetere noi stessi, nel senso etimologico del termine, rievocare il dramma interiore, il racconto di noi stessi.
L’uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé”.

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La pratica della autobiografia o dell’autobiologia (narrazione orale di se) si sta affermando in molti luoghi educativi (scuole, carceri, comunità di recupero per tossicodipendenti, residenze per anziani, centri di accoglienza per immigrati, case famiglia, etc…), come una terapia alternativa per curare i mali esistenziali, i mali paradossali dell’anima e la depressione in genere.

Tale pratica tende a stimolare nei soggetti il recupero di quel “senso” esistenziale, spirituale, affettivo che è sempre presente nella storia della vita di ognuno di noi e che spesso viene oscurato, alienato, quasi rimosso dal marasma degli accadimenti e dalla superficialità che accompagna la stessa vita quotidiana, dalla gente che ci circonda, il più delle volte opportunista ed ipocrita, dalle molteplici incomprensioni che accrescono il disagio, il disorientamento e ci costringono, a “falsare” e a violentare la nostra anima, gli scenari della vita stessa.
L’uso dell’autobiografica si viene sempre più affacciando nelle odierne pratiche pedagogiche e psicoterapeutiche perché essa tende soprattutto ad incoraggiare e a sostenere, quella fondamentale autostima e sano egoismo che sono proprio alla base della capacità di ridisegnare la personale storia di vita in termini nettamente migliori di quella precedente.
In tale pratica ogni uomo va incoraggiato, va sostenuto nel racconto “pudico” di quella storia personale così faticosamente costruita e che ha organizzato e riorganizzato confrontandosi con gli altri e con il mondo circostante.

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La ri-costruzione in termini autobiografici, impegna la memoria non come “luogo” dove si nascondono dei reperti archeologici di un’esistenza ormai consunta da studiare e da reinventare, bensì come “luogo” immaginario dove un “io” mediatore cognitivo ed affettivo, lavora instancabilmente come un riformatore di se stesso e come un viaggiatore infaticabile fra quegli schemi e quelle pratiche, si sforza di attribuire un senso e un orientamento al corso della vita.

L’autobiografia è vera cura di sé e collega differenti momenti della vita fornendo un repertorio di modi di essere di sé nel tempo e nello spazio.
Costruita attraverso il rimpasto di “frammenti di vita” l’autobiografia è un invito a ri-costruire quei percorsi apprenditivi che, meglio di ogni altra strategia educativa e terapeutica, fanno scoprire le persone già adulte – in un film – come attori e registi nello stesso tempo, della loro stessa vita, sottraendo loro la memoria e i ricordi dall’inevitabile smarrimento derivante dalla distruzione delle esperienze complete della vita.

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testo di Diana Papaleo

fotografie di Alessandro Romano

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2 comments to L’autobiografia come terapia per i mali dell’anima

  • burberry-usw  says:

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  • Maurizio  says:

    Leggendo questo articolo ho riscontrato molte verità nel mio vissuto,come scrive la dottoressa Papaleo, la lettura e, nel mio caso, specialmente la scrittura aiuta molto nei periodi poco sereni della vita. Per me “poeta in erba” è addirittura una necessità in alcuni momenti scrivere e “tradurre” in versi le mie inquietudini e sofferenze interiori. E questo modo di esternare la parte più nascosta del mio “IO” mi aiuta davvero tanto, in quanto diversamente non saprei e forse non vorrei “buttar fuori” ciò che si nasconde dentro di me.
    Faccio davvero i complimenti alla dottoressa perchè ha scritto una grande verità, del resto “non per niente” è una psicologa.

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