La chiesa di San Cataldo a Palermo

La piccola chiesa di San Cataldo è un tempio cristiano eretto nel XII secolo situato in piazza Bellini a Palermo. Essa fa parte della splendida eredità architettonica lasciataci dai sovrani Normanni in Sicilia e sorge accanto alla più famosa chiesa della Martorana su un terrazzo, creato nell’800 quando venne ricavata la piazza sottostante, che la pone in posizione aperta e aggettante.

La fondazione della chiesa è attribuita a Maione da Bari, cancelliere e ammiraglio di Guglielmo I, fra il 1154 e il 1160. L’attribuzione viene basata sia sul fatto che nella chiesa era stata sepolta la piccola sorella dell’ammiraglio, Matilda, sia per l’origine pugliese dell’ammiraglio stesso, fatto che potrebbe spiegare sia la scelta della titolazione a San Cataldo, vescovo di Taranto, che la scelta dell’impianto architettonico delle tre cupole in asse.

La chiesa di San cataldo a Palermo

All’assassinio del Maione, avvenuto nel 1160, le sue proprietà furono vendute. Nel 1182 la Cappella passò all’arcivescovo di Monreale, poi, in seguito, l’edificio venne affidato ai Benedettini di Monreale, che lo custodirono fino al 1787. Nel 1867 venne inglobato in una struttura neoclassica sede della direzione della Regia Posta Borbonica che decise di destinarla all’ufficio per la distribuzione della corrispondenza.

La chiesa di San cataldo a Palermo

Nel 1882 venne interamente restaurata da Giuseppe Patricolo, restituita alla rigorosa struttura architettonica originaria con lavori che furono completati nei primi mesi del 1885. Il progetto doveva consistere in un totale ripristino stilistico dell’opera per cui, per il rivestimento delle cupole, il Patricolo, ingannato da sfumature rossastre del vecchio intonaco, fece applicare una rifinitura ad intonaco di colore rosso scuro. Questo colore delle cupole, che caratterizza quasi tutti i monumenti normanni palermitani, è, dunque, un’invenzione ottocentesca.

La chiesa di San cataldo a Palermo

La Cappella, simile a quella Palatina di palazzo Reale e alla Chiesa della Martorana, presenta alcune assonanze con le piccole chiese bizantine a cupole in asse di Puglia, tuttavia, per la sua peculiarità di stili orientale e occidentale, appare come il naturale sviluppo tra la pianta centrale bizantina a tre absidi e il piano basilicale occidentale a croce latina (cfr Castelvecchio Siculo).

La chiesa di San cataldo a Palermo

La chiesa di San cataldo a Palermo

Nel 1937 i Cavalieri del Santo Sepolcro restaurarono e riconsegnarono al culto la cappella. Dal luglio 2015 essa fa parte del Patrimonio dell’umanità Unesco nell’ambito dell’ “Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale”.

La chiesa di San cataldo a Palermo

L’esterno presenta un compatto paramento murario in arenaria, addolcito da intagli di arcate cieche e finestre archiacute, tre su ciascun fronte, contenute entro archi ogivali ad incasso e dotate ciascuna di grate traforate, probabilmente ottocentesche, di influenza islamica. Questo stile era molto presente a Palermo nell’età normanna, infatti la committenza e la direzione dei lavori cristiani si avvalevano spesso di maestranze greche ed islamiche che trasferirono qui la loro tradizione architettonica bizantina e fatimita.

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Molti sono quindi gli elementi di influsso arabo presenti nella Chiesa, come si nota dall’iscrizione che ornava la sommità dell’edificio, dalla merlatura a traforo del coronamento, realizzata sempre in blocchi regolari di pietra arenaria, e dalle cornici a palmette che decorano le fasce orizzontali dei prospetti. Da notare la differenza delle decorazioni originali, molto rovinate e praticamente illeggibili, rispetto a quelle rifatte nel restauro ottocentesco. Questa situazione ci fa capire come molte delle architetture che crediamo antiche e che vediamo tuttora in buono stato, ma che furono costruite con materiali fragili come in questo caso con l’arenaria, sono state in gran parte rifatte in restauri o ricostruzioni successivi.

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L’ingresso originale alla Cappella era posta sul fronte principale della Chiesa , ma oggi avviene dalla porticina posta sul fianco sinistro.

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Il prospetto posteriore è movimentato dall’abside centrale, leggermente sporgente, mentre le absidi laterali sono ricavate nello spessore del muro.

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La chiesa si presenta come un parallelepipedo sul quale si imposta un tamburo allungato, che sorregge, nel senso longitudinale, tre cupole a sesto molto rialzato. L’impianto del corpo principale è dato quindi dallo sviluppo intorno alla navata mediana e dall’aggetto dell’abside centrale (Foto dal web).

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L’iconografia della chiesa è molto interessante: nonostante si tratti di pianta longitudinale, l’impianto è centrale per la presenza di quattro colonne nello spazio cubico centrale della navata principale; su di esse insistono i sei grandi archi acuti che sostengono le cupole.

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I capitelli sono di riutilizzo da edifici più antichi. Molto belli quelli decorati da fogliame scolpito a giorno.

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Sulle campate orientali si innestano le tre absidi poco profonde : quella centrale un poco aggettante verso l’esterno, quelle laterali ricavate nello spessore della parete.

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La presenza delle colonnine ai lati delle absidi richiama il mihrab delle moschee arabe, cioè la nicchia che indica la direzione della Mecca, quasi una piccola abside affiancata sempre da colonne.

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Le colonnine furono rifatte nei restauri del secolo scorso, fatto che si evince dalla presenza sul capitello della piccola Croce scolpita dei Cavalieri del S.Sepolcro.

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Le navatelle laterali sono ricoperte da volte a botte ogivale. Tutti gli archi hanno profilo ogivale, cosa che contribuisce ad aumentare lo slancio verticale.

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Le finestre, racchiuse da archi ciechi a doppio rincasso all’esterno, a filo di parete all’interno, alleggeriscono la massiccia incombenza sia delle pareti che dei tamburi delle cupole, contribuendo a rendere magica, con i loro giochi di luce, l’atmosfera interna della chiesa.

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La cupola dell’ambiente sacro, soprattutto nel contesto normanno, ha una particolare valenza: con la sua forma sferica, rappresenta il mondo terreno e il legame che lo unisce al divino.

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A San Cataldo le cupole ricadono su 4 pennacchi angolari gradonati, elemento architettonico di origine orientale, che, con i 4 altri lati finestrati del tamburo, ha la funzione di adattare, coi suoi 8 lati complessivi, la forma quadrata delle campate a quella circolare della cupola.

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Degli originali arredi e ornamenti interni la chiesa conserva il pavimento cosmatesco, l’altare originale e la lastra marmorea che ricorda la sepoltura di Matilda, sorella dell’ammiraglio che fece erigere la chiesa stessa. In particolare l’ALTARE è costituito da una lastra di marmo bianco decorata a sottile incisione con un Agnus Dei, raffigura una croce greca circondata dai simboli dei Quattro Evangelisti. (Foto: I.Calogero, http://lnx.lasiciliainrete.it/wordpress/palermo-arabo-normanna-cefalu-e-monreale/chiesa-di-san-cataldo-palermo-media-gallery/ )

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Per quanto riguarda la pavimentazione a tarsie marmoree, forse la più antica e meglio conservata, nonostante i ripetuti restauri, dei pavimenti sectili del periodo Normanno di Palermo, riporto alcune considerazioni tratte da un saggio specifico di Nicola Severino. “In definitiva, del pavimento musivo di San Cataldo si può dire che sia giunto a noi probabilmente nella sua conformazione originaria nella quale, se le campiture musive sono da riferirsi al lavoro dei marmorari del XII secolo, si può presumibilmente argomentare che essi operarono sotto il forte influsso dell’arte musiva pavimentale romano-cassinese, intendendo per “cassinese” la componente tipicamente bizantina dei lineamenti dei disegni dei pannelli e per “romano” quella legata all’ormai maturo repertorio cosmatesco della bottega di Lorenzo, per quanto riguarda le decorazioni geometriche delle fasce e delle campiture”. N. Severino, http://www.academia.edu/9790102/Il_Pavimento_Musivo_della_Chiesa_di_San_Cataldo_a_Palermo

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Severino precisa che questo stile, più che derivare dagli originali riferimenti bizantini presenti nell’area Costantinopolitana, si rifà ai modelli elaborati in Italia, ai quali vengono aggiunti elementi islamici derivati dalla dominazione araba in Sicilia.

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“Presente, sebbene in tono minore, anche l’influenza islamica, riconoscibile nei soli richiami a linee spezzate nel disegno dei pannelli musivi (…) ” dove ” (…) sono state impiegate quattro stelle a otto punte nello stile tipicamente dell’arte musiva fatimide, due delle quali intercalate fra tre quinconce disposti in fascia orizzontale nel presbiterio e le altre due nei rispettivi primi riquadri delle navate laterali “(…)” Tali lineamenti sono l’unico legame che accosta stilisticamente quest’opera a quelle vicinissime della Cappella Palatina, della Martorana e del duomo di Monreale, pur discostandosi sensibilmente da esse per quelle casualità di eventi storici che ne preservarono in modi diversi l’originaria conformazione.” ( N. Severino, http://www.academia.edu/ )

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Per quanto riguarda il bellissimo Quinconce Centrale, egli precisa che: “E’ noto che questa tipologia di quincunx è molto utilizzata nelle decorazioni musive parietali e pavimentali, trovando la sua maggiore diffusione proprio nelle opere bizantine realizzate nel Mediterraneo orientale e nell’Italia centro meridionale tra il VI e il X secolo.” (…) ” Esso, infatti, viene replicato, come elemento singolo, ben nove volte nel pavimento di San Cataldo, come se l’autore della facies del pavimento avesse voluto intenzionalmente caratterizzarne lo stile prevalentemente bizantino.” ( N. Severino, http://www.academia.edu/ )

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“Il riquadro (col quinconx, ndr) sul presbiterio mostra caratteristiche abbastanza diverse da quello centrale nella navata: i motivi geometrici sono realizzati a modulo più grande, quello delle campiture laterali esula dal repertorio cosmatesco, gli altri sono identici; le fasce marmoree bianche, sebbene antiche, sono diverse da quelle originali viste sopra, e hanno dimensione leggermente maggiore. Questo riquadro, con ogni probabilità, è stato ricostruito nei restauri del 1679 (alla cui epoca sembra potersi riferire le fasce marmoree bianche), dovuto all’Arcivescovo di Monreale, Giovanni Roano.” ( N. Severino, http://www.academia.edu/ )

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“Le cinque fasce rettangolari tra le quattro colonne a sostegno della cupola centrale, invece, mostrano un disegno ancora una volta espressione di una ricercata fusione tra stile islamico e bizantino: esse si sviluppano in lunghezza tra una colonna e l’altra, alternando e collegando tra loro ruote con tondi porfirei e rombi formati da linee spezzate con tessere uniformi interne a forma di losanga.” ( N. Severino, http://www.academia.edu/ ) Questi elementi si notano in alto nella foto; sono inoltre visibili gli inserti di marmo chiaro dovuti ai restauri successivi, rispetto ai marmi originali, più caldi e scuri, rimasti intatti.

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“…Un pavimento, quindi, riferibile come datazione probabile al periodo compreso tra il 1160 e il 1180 che è rimasto sostanzialmente inalterato nel disegno generale e che ci insegna, insieme ad alcuni lacerti originali di pavimenti cosmateschi romani, che queste opere venivano realizzate in origine delineando i disegni dei pannelli con fasce marmoree colorate e non bianche che in questo caso risultano anche più strette in larghezza per meglio adattarsi alle dimensioni contenute della chiesa. ” N. Severino, http://www.academia.edu/9790102/Il_Pavimento_Musivo_della_Chiesa_di_San_Cataldo_a_Palermo.

Gianluigi Vezoli

La chiesa di San cataldo a Palermo

Informazioni adattate da Wikipedia, da http://www.iccd.beniculturali.it/medioevosi…/…/scheda_06.pdf e dahttp://www.medioevo.org/…/P…/Sicilia/SanCataldoaPalermo.html. Piante e prospetti sono tratti da: Antonella Italia “Intervento Di Manutenzione E Conservazione Della Chiesa Capitolare Di San Cataldo – Palermo”. Le note sul pavimento marmoreo sono tratte da: N. Severino, Il Pavimento Musivo della Chiesa di San Cataldo a Palermo,www.academia.edu, 2014

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