Grecia, viaggio a Corinto

Corinto, una delle glorie della Grecia antica, città fondamentale insieme a Micene e Tirinto, divenne ricca e famosa grazie all’esportazione di vasi in ceramica, in stile protocorinzio, e alla sua posizione geografica ideale, affacciandosi sia sul mar Ionio che sull’Egeo.

Potenza marittima della Lega di Peloponneso, Corinto fu la principale alleata di Sparta contro Atene e la Lega di Delo. Il ruolo che ebbe la città nella lotta contro i Romani portò alla sua distruzione nel 146 a. C., quando Giulio Cesare, giunto qui, vi fondò la Colonia Iulia Corinthus.

Corinth, one of the glories of ancient Greece, a fundamental city together with Mycenae and Tiryns, became rich and famous thanks to the export of ceramic vases, in the proto-Corinthian style, and to its ideal geographical position, overlooking both the Ionian and Aegean seas. A maritime power of the Peloponnesian League, Corinth was Sparta’s main ally against Athens and the Delian League. The role that the city played in the struggle against the Romans led to its destruction in 146 BC. C., when Julius Caesar, arrived here, founded the Colony Iulia Corinthus.

Corinto si trova su un colle sopra la città nuova. Sull’acropoli sorgeva il tempio principale, dedicato ad Apollo. La zona archeologica si trova a sud della città nuova. I resti risalgono all’epoca romana, con poche eccezioni del periodo precedente la conquista del II secolo a.C. Tra questi figura il tempio di Apollo del VI secolo a.C., preceduto dall’immensa agorà, delimitata lungo il lato meridionale dalle fondamenta di una stoà, il portico colonnato costruito per accogliere le personalità politiche, convocate nel 337 a.C. da Filippo di Macedonia. In mezzo alla fila centrale delle botteghe c’è un podio marmoreo da cui i funzionari romani si rivolgevano al popolo. Sono visibili i resti della Basilica Iulia, la fontana inferiore di Pirene, e quella superiore. Secondo la leggenda, la mortale Pirene pianse talmente la morte del figlio Cencriade ucciso dalla dea Artemide, da indurre gli Dei a trasformarla in sorgente, affinché il liquido delle sue lacrime non andasse perso. Le cisterne sono nascoste da un edificio con sei arcate sulla facciata, per custodirle dalle intemperie. Ad ovest della fontana, alcuni gradini portano alla strada di Lechéon, che un tempo era la via principale, per il portico, sul lato orientale invece si trova il Peribolo di Apollo, un cortile delimitato da colonne ioniche, in parte restaurate. Nei pressi c’è una latrina d’epoca romana, poi il Tempio E, detto “di Ottavia”, dal nome della sorella dell’imperatore Augusto, alla quale doveva essere dedicato, come sostiene nella Geografia della Grecia Pausania (II sec. d.C.).

Corinth is located on a hill above the new city. On the acropolis stood the main temple, dedicated to Apollo. The archaeological area is located south of the new city. The remains date back to Roman times, with a few exceptions from the period prior to the conquest of the 2nd century BC. Among these is the temple of Apollo of the sixth century BC, preceded by the immense agora, bounded along the southern side by the foundations of a stoà, the colonnaded portico built to accommodate political personalities, summoned in 337 BC. by Philip of Macedon. In the middle of the central row of the shops there is a marble podium from which the Roman officials addressed the people. The remains of the Basilica Iulia, the lower fountain of Pyrene, and the upper one are visible. According to legend, the mortal Pyrene mourned the death of her son Cencriade killed by the goddess Artemis so much that the gods turned her into a spring so that the liquid of her tears would not be lost. The cisterns are hidden by a building with six arches on the facade, to protect them from the elements. To the west of the fountain, a few steps lead to the Lechéon street, which was once the main street, for the portico, while on the eastern side there is the Peribulum of Apollo, a courtyard bordered by Ionic columns, partly restored. Nearby there is a latrine of the Roman period, then Temple E, called “of Octavia”, named after the sister of the emperor Augustus, to which it must have been dedicated, as Pausanias claims in the Geography of Greece (II century AD).

Il museo archeologico è formato da tre sale grandi, nelle prime due è esposta una ricca collezione di statue, mosaici, figurine, rilievi e fregi greci e romani, nella terza sono raccolti i reperti rinvenuti nel corso degli scavi presso il tempio di Asclepio del V secolo a.C. L’antico teatro di Corinto si trova sul lato opposto l’ingresso dell’area archeologica; risale al V secolo, ma con la presenza romana è stato rifatto nel I secolo a.C., divenuto un “odeon” ossia un teatro coperto.

The archaeological museum consists of three large rooms, in the first two there is a rich collection of Greek and Roman statues, mosaics, figurines, reliefs and friezes, in the third there are the finds found during the excavations at the temple of Asclepius of the V century BC The ancient theater of Corinth is located on the opposite side of the entrance to the archaeological area; it dates back to the 5th century, but with the Roman presence it was rebuilt in the 1st century BC, becoming an “odeon” or a covered theater.

Nel 1931 gli archeologi portarono alla luce un letto funerario in pietra calcarea, all’interno di una camera tombale scavata nella roccia. Il corpo del defunto è stato probabilmente adagiato su questo letto di pietra. Si trattava di una scoperta molto rara. Questo insolito metodo di sepoltura è forse collegato alla visione di Platone della “morte come sonno”…

…Rivolgendosi ai giudici che lo avrebbero condannato, Socrate così parla della morte: “Una di queste due cose è il morire: o è come non essere più nulla, e chi è morto non ha più nessun sentimento di nulla; o è proprio, come dicono alcuni, una specie di mutamento e di migrazione dell’anima da questo luogo quaggiù ad altro luogo. Ora, se il morire equivale a non aver più sensazione alcuna, ed è come un sonno quando uno dormendo non vede più niente neppure in sogno, ha da essere un guadagno meraviglioso la morte. Perché io penso che se uno, dopo aver trascelta nella propria memoria tal notte in cui si fosse addormentato così profondamente da non vedere neppur l’ombra di un sogno, e poi, paragonate a questa altre notti ed altri giorni della sua vita, dovesse dirci, bene considerando, quanti giorni e quante notti in tutto il corso della sua vita egli abbia vissuto più felicemente e più piacevolmente di quella notte; io penso che troverebbe assi pochi e facili da noverare codesti giorni e codeste notti in paragone degli altri giorni e delle altre notti. Se dunque tal cosa è la morte io dico che è un guadagno. D’altra parte, se la morte è come un mutar sede di qui ad altro luogo, ed è vero quello che raccontano, quale bene ci potrà essere, o giudici, maggiore di questo?” La morte è o un profondo sonno privo di sogni o un viaggio verso un luogo migliore. La potente ragione socratica distrugge il naturale terrore che gli esseri umani hanno per la morte. E non è un atteggiamento quello di Socrate: nel “Fedone” Platone racconta l’estrema serenità con cui il suo maestro affronta l’attimo supremo. Dopo aver chiesto a chi gli aveva portato la cicuta se si dovesse, bevendola, libare a qualche Dio Socrate afferma: “ far preghiera agli Dei che il trapasso di qui al mondo di là avvenga felicemente, questo si potrà, credo, e anzi sarà un bene. E questa è appunto la mia preghiera; e così sia. E così dicendo, tutto d’un fiato, senza dar segno di disgusto, piacevolmente, vuotò la tazza sino in fondo”. Così, con serenità, senza paura alcuna, morì quello che Platone definisce “il più saggio ed il più giusto fra gli uomini”. Il tema della indifferenza di fronte alla morte è centrale, come si sa, nel pensiero stoico. Il saggio stoico cerca la pace interiore e se la raggiunge è totalmente, assolutamente libero. Il saggio non dipende dal mondo perché è indifferente al mondo. Vive egualmente bene in una reggia come in una capanna, si trova a suo agio alla corte dell’imperatore come ai remi di una galera, incatenato, schiavo fra gli schiavi. Morire gli è del tutto indifferente: il saggio può abbandonare la vita con la stessa imperturbabile tranquillità con cui esce da una stanza fumosa (ma perché uscire, da quella stanza, se si è tanto indifferenti al mondo?). Possiamo anche trascorrere una vita piacevole, ma questo non implica che la fine di questa piacevole vita debba esser causa di dolore e paura, esattamente come l’abbandonare una piacevole riunione fra amici non causa paura né dolore ad un uomo equilibrato. Spesso polemici con gli stoici gli epicurei sono d’accordo coi loro avversari sul tema della paura della morte. E’ giustamente famoso il detto di Epicuro secondo cui non si deve temere la morte, infatti, quando io ci sono la morte non c’è e quando la morte c’è io non ci sono. Autentica perla di saggezza che ricorda l’affermazione di Ortega y Gasset secondo cui da un certo punto di vista la vita umana è davvero eterna: sia il principio che la fine sono situati al di là dei suoi limiti. Tutto ciò che facciamo, diciamo, pensiamo fa parte della vita, tutto si svolge nei suoi confini e la morte è posta al di fuori di questi confini. “La morte non è un evento della vita” afferma Ludwig Wittgenstein, “la morte non si vive. Se per eternità si intende non infinita durata nel tempo, ma intemporalità, vive in eterno chi vive nel presente. La nostra vita è così senza fine, come il nostro campo visivo senza limiti”.

Fra le iscrizioni riportate nel museo, ho notato una lettera dell’alfabeto greco antico che riporta il “tridente”, che alcuni studiosi di mia conoscenza mi riferivano facente parte dell’alfabeto messapico, la civiltà stabilita sulla sponda opposta a Corinto, il Salento. Evidentemente questa lettera faceva parte anche dell’alfabeto greco antico, a riprova della intima vicinanza fra queste due coste divise dal mar Jonio.

Among the inscriptions reported in the museum, I noticed a letter of the ancient Greek alphabet that shows the “trident”, which some scholars of my knowledge referred to as part of the Messapian alphabet, the civilization established on the opposite shore to Corinth, the Salento. Evidently this letter was also part of the ancient Greek alphabet, proof of the intimate proximity between these two coasts divided by the Ionian Sea.

Terracotta proveniente dal tempio di Apollo (VII secolo a.C.).

Terracotta from the temple of Apollo (7th century BC).

Elmo e armi di un guerriero corinzio.

Helmet and weapons of a Corinthian warrior.

Una visita in questo luogo è come scoprire l’anima autentica dell’antico Mediterraneo.

A visit to this place is like discovering the authentic soul of the ancient Mediterranean.

Ringrazio di tutto cuore l’amico Stefano Margiotta per queste fotografie, che ha voluto condividere con tutti noi. La riflessione sul testo di Platone, scaturita dalla tomba descritta, è tratta da giovanniciriblospot.

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Viaggio a Corinto

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