Fra le meraviglie della Cattedrale di Bitonto

English text at the bottom of the page. Bitonto, antica città situata nel cuore della Puglia, custodisce una storia millenaria ed un fascino inimitabile, merita assolutamente una visita da ogni tipo di turista che viaggia nel Bel Paese.

La Concattedrale è il monumento più celebre. Fu innalzata nel centro della città tra l’XI  e il XII secolo. La costruzione è considerata la più completa e matura espressione del cosidetto Romanico Pugliese, anche per il portale riccamente scolpito e per il rosone, il primo in tutta la Puglia con sovrarco sormontato da una sfinge e fiancheggiato da due leoni su colonnine pensili.

Bitonto

Il colpo d’occhio è straordinario, ma avvicinandosi si potranno ammirare infiniti particolari degni di attenzione…

…come questo prodigioso rosone…

…decorato in maniera stupefacente.

La facciata si presenta tripartita da lesene per tutta l’altezza della navata centrale. Ciascuna delle tre parti è dotata di un portale. Quello centrale, riccamente scolpito, è ornato con figure animali e vegetali, su cui si erge un sovrarco, riccamente scolpito con foglie d’acanto e sormontato da un pellicano, uccello che, nella leggenda, offre il suo cuore ai figli affamati, e simboleggia pertanto la generosità della Chiesa. Il sovrarco è retto da una coppia di grifoni di pietra che tengono una preda fra gli artigli. Il tutto è a sua volta sostenuto da colonne poggianti su due leoni in pietra di dimensioni reali.

Animali mitologici e fantasiosi dominano la scena.

Nell’architrave sono scolpiti a bassorilievo, Annunciazione, Visitazione, Epifania, Presentazione di Gesù al Tempio. Nella lunetta infine è rappresentata, sempre in bassorilievo, un’Anastasis, ossia il tema rappresentante la resurrezione di Cristo e la discesa agli inferi.

Qui siamo nella zona posteriore.

Anche qui spicca il tipico bestiario medievale.

Da notare la decorazione dei capitelli, lungo la facciata laterale.

Fra i tanti simboli che si nascondono fra le sculture, la sirena a due code, emblematica figura che nel medioevo si ritrova quasi ovunque.

Ed ora entriamo dentro, grazie ad una ricerca svolta dall’amico Gianluigi Vezoli, pubblicata su Facebook, che qui condivido con voi.

In un deposito accanto alla bella Cattedrale di S. Maria Assunta di Bitonto sono conservati numerosi resti erratici altomedioevali.

Essi provengono da varie opere eseguite per particolari decorativi ed elementi architettonici, manufatti originali andati distrutti e di cui restano solo questi reperti.

Alcuni sono molto interessanti e testimoniano come la fabbrica della cattedrale di Bitonto si avvalesse di valenti scultori e scalpellini. Non a caso nella navata centrale della chiesa si possono ammirare due opere meravigliose dell’arte scultorea in marmo: lo splendido ambone di NICOLAUS del 1229.

e il bel pulpito di GUALTIERO DA FOGGIA del 1240.

Reperti, tutti questi, che testimoniano la vivacità delle presenze scultoree nell’area bitontina. E’ infatti grazie alla sua posizione geografica e alla sua storia ricca di vicissitudini, che nella “… questione dei rapporti tra le maggiori provincie del regno dell’Italia Meridionale, Sicilia, Puglia e Campania … porta anche la Puglia ad inserirsi nel quadro delle relazioni tanto dibattute … tra il XII e il XIII secolo “.

Molti frammenti presentano interessanti intarsi a sottosquadro scolpiti nel marmo e riempiti di mastice rosso e nero, o con sfondo dipinto, “… tecnica … di origine bizantina usata in Puglia fin dall’XI secolo, ad esempio nel portale laterale di S. Benedetto a Brindisi o in una lastra murata sulla facciata della Chiesa di S. Pelagia, oggi S. Agostino, a Bari o poco più tardi nei gradini del ciborio di S. Nicola. ” Parti di plutei, di specchiature e cornici, di amboni, pulpiti, balaustre, rappresentanti figure simboliche, intrecci, decorazioni floreali e geometriche.

Fatto che ci fa tornare al bellissimo reperto di origine normanno-sveva rilevato dalla Prof.ssa D’Elia sul retro di un bassorilievo secentesco, che presentava dalla parte opposta decorazioni di epoca medioevale. “… Completamente ricostruibile è fortunatamente la parte figurata, quattro coppie di fiere, gattopardi e pantere, disposti su due registri e alternativamente affrontate e addossate, ai lati di un grande albero simbolico, che allarga le foglie palmate e i rami terminanti con piccoli fiori e bacche, all’interno di una sorta di medaglione sagomato dal fondo ribassato.” “Piccoli uccelli occupano lo spazio vuoto al di sopra del corpo delle pantere. Belve e uccelli sono semplicemente delineati dallo scalpello, senza alcun accenno plastico. e campeggiano su di uno sfondo di mastice colorato, rosso cupo a quanto se ne può ancora distinguere, che occupa il fondo ribassato grossolanamente a colpi di scalpello.”

“… La lastra di Pollice, più povera come materiali, meno impeccabile nell’esecuzione, reca, a differenza del pulpito e dell’ambone, un’impronta più spontanea ed immediata, corrispondente ad una parlata schiettamente dialettale, … Ma in entrambi i casi, il fenomeno è lo stesso, tipico del romanico o almeno di quello pugliese: la stoffa preziosa, il tappeto, che si fa pluteo e mosaico, come l‘avorio si fa capitello, la pagina miniata diviene portale, e gli smalti, i bronzi, i legni, forniscono i modelli per le suppellettili marmoree, rendendo di fruizione pubblica quanto poteva essere destinato in origine solo agli occhi di pochi; ma anche, come in questo caso, traducendo in materia durevole una bellezza concepita in materiale effimero, che una civiltà giunta ormai ad una fase di stabilità e di prosperità, provava il desiderio di perpetuare ai posteri, sottraendola alla distruzione operata dal tempo.” Ecco quindi i legami con le culture scultoree, orafe e tessili del nord Europa e del Mediterraneo.

” … Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la stessa tecnica (della lastra incisa riempita di mastice, ndr) non è stata usata per il medaglione al centro … “

” … Alla Sicilia ci riporta il confronto tra l’albero al centro della lastra di Pollice e gli alberi della vita scolpiti sui sostegni della tomba di Ruggero II nel Duomo di Palermo, di cui è ripreso, si direbbe a memoria, l’andamento, la composizione e persino alcuni particolari; per non dire della evidente intenzione di distinguere l’albero come fatto plastico, esemplato quindi probabilmente su un modello scultoreo, dalle fiere, trattate come fatto pittorico, derivate da un modello pittorico qual’era il tessuto”.

“ … dal fondo perfettamente levigato, e, a giudicare dalle tracce, semplicemente dipinto di scuro, su cui l’albero si staglia non solo per forza di colore, ma come forma plastica, sia pure di una plasticità molto approssimativa e ottenuta semplicemente arrotondando i margini delle forme. Singolare è poi la decorazione del tronco e dei rami dell’albero” (Le citazioni sono tratte dal saggio della Prof.ssa Pina Belli d’Elia: LA LASTRA DI POLLICE SCULTORE ED ALTRI FATTI BITONTINI E NON, Centro Ricerche Di Storia ed Arte Bitontina, 1971).

Se venite a Bitonto non mancherete di osservare la fortificazione della città, che risale al periodo normanno.

Il torrione angioino risale al XIV secolo, faceva parte di una piazzaforte con ventotto torri e cortine. E’ alto oltre 24 metri e spesso quasi cinque, con un diametro di 16 metri.

Ma la città custodisce anche palazzi rinascimentali…

…chiese…

…come quella seicentesca delle anime del Purgatorio…

…insomma, una visita in città vi lascerà stupefatti, questo è solo un acconto dei beni di Bitonto!

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Fra le meraviglie di Bitonto

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