Edoardo De Candia la solitudine della bellezza

Edoardo De Candia è un nome che non molti leccesi riconoscono. Per chi non lo ha conosciuto è solo uno dei tanti nessuno, chi lo conobbe, magari, oggi si chiede come mai un artista come lui non abbia avuto un posto, nella memoria e nei libri. O magari si interroga sui destini amari di pittori “maledetti”, come lui, che col mondo proprio non sapevano averci a che fare. Un mondo che avrebbero distrutto volentieri, per farne uno più bello.

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Edoardo De Candia (a sinistra).

Per Edoardo De Candia era così, era giunto a queste conclusioni. Dopo una vita da vagabondo, ricca di promesse, all’inizio, di viaggi (aveva respirato l’aria di Parigi e di Londra), tutto cominciò ad arenarsi lentamente, nella sua Lecce, dove a poco a poco non fu più capito.

edorado de candia, opere

E’ impossibile tracciare un quadro di lui. Certamente quello che appariva osservandolo (specialmente negli ultimi anni) non corrispondeva alla realtà. Lui si nascondeva. Era troppo timido, forse. Sensibile. Un ragazzone mai cresciuto. Amava troppo le donne, per sposarne una sola. Ma come poteva, un “bambino”, portare una donna all’altare, legarsi a lei, magari un figlio, farli crescere, se non era ancora cresciuto lui. Una donna, in particolare lo cercò fino alla fine, quando Edoardo De Candia somigliava ormai sempre più ad un barbone. Ma lui non poteva, nonostante l’amore.

edorado de candia, opere

Il suo stile sui quadri era immediato. Pittore di razza. Quattro linee facevano già un’opera. Ma lui diluiva i colori nell’acqua di mare. Le sue tele non avranno vita lunga. Lo sapeva, certamente. Una precisa volontà di autodistruzione. La realtà del mondo non gli interessava, la Bellezza, la cercava da solo, là dove la trovava, in solitudine. Sulla spiaggia di San Cataldo, sotto il faro, o a Torre Veneri.

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Uomini di grande spessore lo hanno “studiato”, come Maurizio Nocera, o Elio Scarciglia, ricavandone folgoranti ispirazioni, lodevoli ritratti, ma sopratutto la certezza di trovarsi al cospetto di un artista profondissimo e inimitabile.

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Nel loro ambiente lo chiamavano il “pellerossa leccese”, per via del suo continuo nomadismo, il suo andare in giro mezzo nudo, che a volte spaventava chi non l’aveva mai incontrato. Una volta, durante la festa di Sant’Oronzo, davanti alle bancarelle della piazza, Stefano, bambino di 7-8 anni, si era imbambolato davanti ad una dentiera di Dracula che un ambulante sfoggiava sul suo carretto. Non si era accorto di avere alle spalle Edoardo, che lo stava osservando. Infine sentì il suo vocione, che gli chiedeva: “Ti piace?”… e il piccolo non fece a tempo a fare tre volte “si” col capo, che lui gliela comprò. Edoardo De Candia era questo.

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Poi i genitori di Stefano, visto tornare il bimbo tutto contento, lo cercarono per dargli i soldi, ma non ci fu verso di farglieli prendere. Alla fine accettò una birra. Bere lo rendeva contento. Fu un vizio che non riuscì mai a togliersi, la causa primaria del suo stato di salute.

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I suoi quadri li dava per quattro soldi, sembrava che tutto gli scivolasse addosso. Così, quelli che avevano capito il suo valore, ma anche i suoi problemi, andavano apposta da lui per fregargli sempre qualche tela.

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Le case di mezza Lecce custodiscono i suoi quadri. Se ne vedono anche in qualche bar. Molti, nonostante tutto, non lo hanno dimenticato.

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Una volta fece un cumulo di suoi quadri, forse tutti quelli della sua gioventù, e accese un falò. A chi gliene chiedeva la ragione, rispose che voleva fare una mostra. In cielo.

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Il giorno della sua morte, il manifesto funebre recitava così: “E’ scomparso un cavaliere visionario, purissimo, un cavaliere senza terra, uno di quelli che sanno così facilmente essere leggeri, levarsi in aria, disertare”. 1933- 1992.

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Dedicato a te, alla tua “leggenda del santo bevitore”, poeta di un mondo che non esiste, navigatore del mare più bello che c’è.

P.S.

(Nel 2017 la Regione Puglia ha promosso una mostra che lo racconta come forse nessuno l’aveva fatto, e di seguito condividiamo alcune immagini di essa)

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Edoardo De Candia, la solitudine della bellezza

2 comments to Edoardo De Candia la solitudine della bellezza

  • alessandra fini  says:

    Vorrei ringraziare per la lettura di questo “racconto di una persona” ,cosi delicato da commuovere in un momento storico in cui anche l’ esperienza professionale mi porta a credere profondamente che ” il racconto di ognuno” sia una traccia di speranza e riequilibrio per ogni altro .

    • salentoacolory  says:

      Grazie di cuore per queste tue parole, Alessandra…

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