Cutrofiano, fra cripte ceramica e storia antica

Cutrofiano. Già dal nome il senso di un’intera città. L’origine etimologica si può far risalire all’antica attività di produrre oggetti di terracotta, i cutrubbi, tipici recipienti di argilla (dal greco kutra, che vuol dire vaso), da cui Cutrubbiano, e poi Cutrofiano.

La città è ancora oggi rinomata a livello nazionale, infatti, per questa attività artigianale…

…le cui tracce nella lontana storia vanno molto indietro nel tempo…

… a quasi due millenni prima, quando su questo territorio vivevano e operavano diverse villae rusticae o pagi di epoca romana imperiale…

…come dimostrano queste foto del 2007, quando fu scoperta una fornace romana praticamente intatta, ritrovata casualmente per via dei lavori per uno scavo edile…

…ovviamente era una fornace attiva per la lavorazione della ceramica.

Un destino segnato, dunque, nel tempo. Ma la città è nota anche per aver dato i natali a Uccio Aloisi, uno dei più grandi e storici cantori della tradizione popolare salentina, scomparso nel 2010. Qui nacque anche Ortensio Abbaticchio (prima metà del XVI secolo), un medico che fu giustiziato dalla Santa Inquisizione: fu accusato di aver aderito al Calvinismo, e al processo accusò i suoi inquisitori di aver complottato contro Papa Pio IV incaricando lui di preparare il veleno necessario al suo assassinio. Fu impiccato nel 1565, vittima di tempi difficili.

Passeggiando nel centro storico anche sui muri si notano i segni del tempo, come questa croce greca incastonata su una parete…

…o lo storico pannello che un tempo compariva in tutte le città del circondario, che costituivano la Terra d’Otranto.

Cominciano una visita ideale alla città e il suo territorio non possiamo che iniziare da Palazzo Filomarini, oggi sede dell’importante Museo della Ceramica (che vedremo alla fine!).

Dei diversi casali medievali sorti in loco, spesso sopra le preesistenti ville romane, sopravvisse solo Cutrofiano alla distruzione che portarono i Turchi nei secoli XV-XVI. Sul sito dove sorgeva l’antico castello, svetta oggi questo palazzo.

Palazzo Filomarini è infatti un’opera seicentesca, attribuita a Francesco Manuli. È anche conosciuto come Palazzo della Principessa perché a Marianna, ultima dei Filomarini, morta nel 1845, succede il figlio Gaetano d’Aragona che sposa Sara Pryce. Quest’ultima, morta nel 1897, veniva chiamata dagli abitanti del luogo Principessa.

Degli antichi splendori di questa dimora oggi restano pochi affreschi.

Della primitiva costruzione rimangono parte del piano inferiore e una torre quattrocentesca. Sono riconducibili al XVI secolo i balconi della facciata, l’elegante gruppo scala e il balcone che si affaccia nel cortile interno.

Questa è la sobria facciata di via Filomarini, in pietra locale, con portale a bugnato che risale al XVII secolo. Tutto l’edifico è oggi importante contenitore culturale e sede di eventi.

La chiesa matrice, dedicata a Nostra Signora della Neve, risale al XVII secolo.

L’interno, a tre navate divise da colonne, conserva sette altari barocchi che provengono dalla chiesa seicentesca. Di particolare pregio artistico sono la tela raffigurante la Vergine con il Bambino tra San Gennaro e San Francesco d’Assisi, e il Crocefisso ligneo del XVII secolo.

La chiesa dell’Immacolata, terminata nel 1772, presenta una pianta a forma ottagonale allungata. Fu voluta molto probabilmente dai maestri della ceramica che in quella zona avevano la gran parte di botteghe e fu costruita con l’aiuto economico dei Filomarini, soprattutto di Lelio, figlio cadetto e longevo del primo duca Alfonso. Presenta un’elegante facciata divisa in due ordini e caratterizzata dalla finestra centrale riccamente decorata e sormontata dallo stemma borbonico. Ai lati della finestra si aprono due nicchie che ospitano le statue di San Rocco e San Filippo Neri.

L’interno, di fattura sobria dovuta a rimaneggiamenti ottocenteschi, custodisce, lungo le pareti laterali, dei medaglioni rococò in pietra leccese contenenti tele raffiguranti alcuni episodi della vita della Madonna, autografe opere della pittrice ruffanese Maria Rachele Lillo.

Una visita in questo tempo necessita di uno sguardo all’insù!

Nelle campagne, ad un chilometro circa dall’abitato, sorge una chiesetta dedicata a San Giovanni Battista, costruita sul luogo dove sorgeva un’altra chiesa crollata nel 1607.

Accanto alla chiesetta c’è la cripta di San Giovanni Battista. L’ipogeo, di piccole dimensioni con un impianto planimetrico circolare, è scavato interamente nella roccia. Risale ad un periodo compreso fra VIII e IX secolo ma si trova purtroppo in cattivo stato di conservazione. Le pareti interne lasciano solo intravedere deboli tracce di affreschi ormai irrimediabilmente perduti.

L’intera località, nota col nome “San Giovanni”, oltre alla cripta presenta altre notevoli tracce storiche…

…come una necropoli medievale…

…di cui sopravvivono alcune tombe scavate nella roccia.

C’è anche un frantoio, come nella più classica combinazione chiesa rupestre-frantoio per le olive, che abbiamo ritrovato altrove in Salento. Qui sopra, nella foto, ne vediamo la parte esterna: è al momento impraticabile.

In zona c’è una grande opera idraulica di enorme interesse… si nota un grande canale scavato nella roccia…

…che converge verso una gigantesca cisterna…

…che serve la masseria adiacente…

…spiando all’interno della cisterna, con cautela…

…si può ammirare la sua grandezza…

…veramente impressionante. Vi rimando a questo reportage per un approfondimento.

Cutrofiano è anche il paese delle cave… e qui nel sottosuolo, si può varcare l’ingresso ad un mondo inaspettato…

In questi straordinari ambienti, la natura si è ripreso il paesaggio…

…e acqua e roccia rimodellano l’ambiente…

Entrare in queste cave è un’esperienza speleologica!

Cutrofiano ha anche un Parco dei Fossili, situato lungo la strada Aradeo-Cutrofiano in una ex cava di argilla, contrada Lustrelle. In questo giacimento a cielo aperto esposti vari strati geologici, di origine marina, alcuni dei quali straordinariamente ricchi di fossili. E’ famosissima nell’ambiente scientifico italiano ed estero per l’abbondanza e per lo stato di conservazione dei reperti.

 

Le campagne conservano numerose edicole votive, a testimonianza dell’importanza di questo territorio, interessato da continui scambi e frequentate vie di comunicazione.

Il Museo della Cearamica di Cutrofiano fu Istituito nel 1985 come semplice esposizione di terrecotte tradizionali prodotte in passato dagli artigiani locali. Poi si è arricchito nel tempo attraverso donazioni e acquisti, svolgendo un ruolo importantissimo per la valorizzazione di un’attività che sin dall’antichità ha caratterizzato l’economia locale. Dalla sua fondazione convive con la Biblioteca comunale, in cui esiste una sezione speciale dedicata agli studi sulla ceramica. Suddivisa per tipologie, la collezione abbraccia un arco cronologico che va dal Neolitico al secolo scorso e si compone di 4 distinte sezioni che raccolgono materiale ceramico e strumenti di lavoro proveniente dal territorio di Cutrofiano e da altri centri vicini. All’interno dei suoi spazi si svolgonovisite guidate, laboratori e conferenze.

museo della ceramica di cutrofiano

Quello che avete visto è solo un assaggio, vi consiglio una visita a Cutrofiano e al suo Museo: contattate il sito web ufficiale.  E’ aperto tutti i giorni, esclusi i festivi. ORARI, mattina 9.00 / 12.30 pomeriggio 16.30 / 20.00. Il museo è chiuso il mercoledì mattina ed il sabato pomeriggio. L’ingresso è gratuito. Per ulteriori informazioni: 0836 / 512461

(info tratte dai pannelli informativi del museo e da wikipedia)

© Questo sito web non ha scopo di lucro, non userà mai banner pubblicitari, si basa solo sul mio impegno personale e su alcuni reportage che mi donano gli amici, tutti i costi vivi sono a mio carico (spostamenti fra le città del territorio salentino e italiano, spese di gestione del sito e per il dominio concesso da Aruba). Se lo avete apprezzato e ritenete di potermi dare una mano a produrre sempre nuovi reportage, mi farà piacere se acquisterete i miei romanzi. Il Folle lo trovate su Amazon (clicca qui), mentre Tsunami lento in alcune librerie (clicca qui) oppure, anche tutti gli altri miei titoli, a richiesta alla mia mail: sandrolento@gmail.com. Tutto ciò che compare sul sito, sopratutto le immagini, non può essere usato in altri contesti che non abbiano altro scopo se non quello gratuito di diffusione di storia, arte e cultura. Come dice la Legge Franceschini, le immagini dei Beni Culturali possono essere divulgate, purché il contenitore non abbia fini commerciali, anche indirettamente. I diritti dei beni ecclesiastici sono delle varie parrocchie, e le foto presenti in questo sito sono sempre state scattate dopo permesso verbale, e in generale sono tutte marchiate col logo di questo sito unicamente per impedire che esse finiscano scaricate (come da noi spesso scoperto) e utilizzate su altri siti o riviste a carattere commerciale. Per quanto riguarda le foto scattate in campagne e masserie abbandonate, se qualche proprietario ne riscontra qualcuna che ritiene far cancellare da questo blog (laddove non c’erano cartelli o muri che distinguessero terreno pubblico da quello privato, non ce ne siamo accorti) è pregato (come chiunque altro voglia segnalare rettifiche) di contattarci alla mail info@salentoacolory.it

Viaggio a Cutrofiano

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