Acceptus, grande scultore pugliese dell’XI secolo

La Puglia, la romana Apulia, vive periodi alterni, diventando, nei secoli successivi all’Impero Romano, terra di conquista da parte di Longobardi, Bizantini ed Arabi.

Ma trascorrono anche periodi di pace e i rigogliosi frutti della terra Apula fanno fiorire i commerci marittimi negli antichi porti Dauni e Romani.

Già dopo la caduta dell’ Impero Romano, nel 476 d.C. la Cristianità si diffonde enormemente in tutta Italia. Nella foto incisioni sulle pareti longobarde del santuario di Monte S.Angelo.

Una delle città più importanti del centro nord è Canosa, città dove nel V secolo si insedia San Sabino, grande mediatore tra l’ Impero Bizantino, che ora governa il territorio, e il Papato di Roma. Personaggio di grande spessore politico e religioso, Sabino coglie i valori culturali del periodo, attingendo alle tradizioni dell’Arte Romana e alle nuove pulsioni paleocristiane di stile bizantineggiante. Nella foto, mosaico della Basilica di S. Leucio a Canosa.

Ma altri centri si distinguono nello sviluppo religioso ed artistico. Monte Sant’Angelo diventata gradatamente punto d’incontro di pellegrini, commercianti e crociati provenienti dall’Italia e da tutta l’Europa cristiana. I rapporti tra questa gente e gli abitanti del posto, lo scambio d’esperienze culturali ed artistiche diverse, sono i presupposti sui quali proprio nella città dell’Arcangelo maturano i primi nuovi canoni artistici del romanico in Puglia, i quali, passando per Siponto, si diffondono fino a Canosa, a Trani e a Bari. Nella foto: transetto bizantino della chiesa di S.Sabino a Canosa.

L’Arte vive un periodo di trasformazione. Dalle reminiscenze greco-romane plastiche e monumentali, si passa ad uno stile dimesso e più austero, anche se ravvivato da colori potenti e simbolici di stampo bizantino. Nella foto: Chiesa Rupestre di S.Croce ad Andria.

In scultura, recuperando molte parti romane, si mantengono gli stessi elementi decorativi, con piccoli inserimenti di nuovi simboli. Nella foto e successiva: elementi lapidei del Museo di Monte S.Angelo.

E si passa gradatamente alla cruda rappresentazione di simboli zoomorfi e antropomorfi e più avanti alla complessa iconografia Cristiana dal VI al X secolo. Nella foto e successive: elementi lapidei del Museo di Monte S.Angelo.

E’ in questo retroterra culturale che nell’ XI secolo, nel panorama pugliese, si evidenzia una spiccata personalità scultorea: ACCEPTUS. Nei primi anni del secolo egli sarebbe stato arcidiacono della chiesa di San Michele in Monte S. Angelo, e probabilmente crebbe tra le numerose botteghe di scultori di statue di S.Michele che le realizzavano per i devoti del santuario.

Dedicatosi con maestria all’arte scultorea, si circondò di abili scalpellini con cui istituì una pregiata bottega eseguendo amboni e pulpiti, leggii antropomorfi e zoomorfi, e cattedre episcopali. La sua opera è presente a Canosa, a Monte S. Angelo e a Siponto ( Manfredonia), ed è caratterizzata da un crudo ma raffinato equilibrio delle forme e da una visione plastica e proporzionata delle figure.

Anch’egli nativo del Capitolo garganico, nelle sue opere, pervenuteci in modo frammentario, (eccetto il pulpito della cattedrale di Canosa), ma già nei lavori di Monte S.Angelo, si riconosce, pur nel prevalere ancora dell’influenza culturale bizantina, una capacità creativa ed espressiva autonoma e originale. Sono state, infatti, proprio le sue sculture a permettere di costruire la rete storica ed evolutiva del romanico pugliese.

Per il santuario di Monte Sant’Angelo, Acceptus scolpì nel 1041, per il vescovo Leone, la cattedra episcopale tuttora presente nella grotta e un pulpito, di cui rimane solo il leggio.

Le aquile di Acceptus ci danno uno splendido esempio della sua arte e incisiva è la bellissima testa barbuta su cui poggia l’aquila.

“La modellazione è altamente naturalistica; le proporzioni sono attentamente studiate, molto più che, per esempio, nei rilievi del deambulatorio di St.Sernin. I capelli e la barba sono eseguiti con un’efficacia che farebbe credito a un artista greco del V secolo a.C. Pur avendo ridotto i piani ai minimi termini, essi sono ancora utilizzati in modo efficace, e con una diffusione di luci e ombre. La testa è individualizzata, e piena di carattere”.

Successivamente troviamo il nome di ACCEPTUS scolpito sulla faccia laterale destra della cassa dell’ambone marmoreo della chiesa di San Sabino a Canosa.

Il pulpito è a cassa quadrangolare appoggiato su pilastrini ornati da capitelli, con un lettorino semicilindrico a lacunari e leggio sorretto da un’aquila ad ali spiegate. Commissionato da Padre Guitberto, l’ambone canosino di Acceptus è forse una delle opere tarde del maestro, dopo che aveva firmato e datato un analogo arredo nelle cattedrali di Siponto e Monte S. Angelo .

In esso Acceptus si esprime con delicatezza estrema, rara raffinatezza e una accurata precisione tecnica.

Maturato nella Puglia tardo bizantina, Acceptus lo realizzò presumibilmente affiancato da maestranze locali imbevute di cultura occidentale, di stampo longobardo e carolingio, e realizzò un’opera sobria e severa nelle linee architettoniche, caratterizzata dall’intaglio dei partiti decorativi, nonché da una vigorosa e rude forza espressiva.

Sulle quattro colonne si sviluppano gli archi che sorreggono la cassa quadrangolare su cui è ricavato il lettorino adornato dal leggio sorretto dall’aquila.

Ciascun particolare dell’opera presenta un’ornamentazione che, nei motivi a palmette, e nella decorazione a mastice, completamente scomparsa, sembra trarre ispirazione da modelli bizantini, proponendo tuttavia una forte stilizzazione tipicamente romanica.

Ecco le poche tracce rimaste della decorazione a mastice.

Vero grande artista, in un periodo e in un’area dove non emergevano particolari qualità stilistiche, Acceptus si fa notare proprio per le qualità classiche delle sue opere, elementi che vedremo comparire più tardi negli apparati scultorei fatti eseguire da Federico II.

Un altro esempio della sua arte e della sua eredità, è la parte superiore della Cattedra Episcopale che si trova sempre nella Cattedrale di S. Sabino a Canosa.

Un trono marmoreo sfarzoso ed orientaleggiante, oggi sistemato in fondo all’abside, che ripete sullo schienale e sui braccioli gli stessi elementi dell’ambone.

Probabilmente rimaneggiato da un originale di Acceptus, il trono episcopale è stranamente sostenuto da due elefanti e presenta una lastra frontale decorata con due aquile, mentre grifi e sfingi si affrontano sulle formelle laterali. Come si può notare sull’aquila a destra, la cattedra in origine era dipinta, come molte delle sculture ed architetture medievali.

Lo stile non ricorda le opere del maestro, infatti la firma che vi si trova apposta riporta il nome dello scultore Romualdo, forse allievo di Acceptus, che probabilmente completò la Cattedra intorno al 1080, per il vescovo Ursone.

Acceptus, scultore pugliese dell'XI secolo

La sua struttura, pure nell’originalità dell’ideazione, non è priva di incongruenze e squilibri tra schienale, braccioli e parte inferiore, e mostra una evidente legnosità nell’esecuzione.

Sono le ultime tracce del grande “ARCHIDIACONUS ACCEPTUS”, ma la sua eredità ha già lasciato un grande segno!

Gianluigi Vezoli

Testo adattato da : https://giuffreda.wordpress.com/tag/scultore-acceptus/
Martin Wackernagel , La Bottega Dell’ « Archidiaconus Acceptus)) Scultore Pugliese Dell’ XI Secolo, in :
http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/opencms/multimedia/BollettinoArteIt/documents/1349784912004_4_-_Martin_Wackernagel_p._143.pdf
Gioia Bertelli, Acceptus e magister David a Siponto: nuove acquisizioni, in : https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-086-0/978-88-6969-086-0-ch-07.pdf

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Acceptus, scultore pugliese dell’XI secolo

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