La cripta dell’Arcangelo Michele a Ostuni

Nascosta tra le alte erbe di un piccolo campo ed inserita nel parco naturalistico delle Dune Costiere di Ostuni, all’inizio della lama detta anticamente “Lama dell’Angelo” si trova la chiesa rupestre di San Michele Arcangelo. Essa è stata scavata appena sotto il livello del terreno, in uno strato poroso di calcarenite, e le sue condizioni sono, anche per questo, abbastanza precarie.

Infatti durante i temporali o le piene è soggetta a infiltrazioni d’acqua e a riempirsi spesso di terra, così che si indebolisce la consistenza del tufo calcareo e si riduce l’altezza dell’interno.

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cripta Arcangelo Michele 2

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Essa conserva l’immagine di San Michele nell’abside, che un tempo era completata da un altare laterale e, probabilmente, da un altro altare centrale alla greca, distrutti da vandali nei secoli successivi.

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Databile al tardo XIII secolo, la figura celeste, assolvendo anche la funzione di psicopompo (misuratore di anime) giustifica una destinazione funeraria della cavità, per cui risulta appropriato l’uso del toponimo ” cripta”, che viene dato alla chiesetta.

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L’arcangelo Michele, identificato dall’iscrizione latina, è rappresentato secondo l’iconografia bizantina come condottiero delle milizie celesti, con il loros, una fascia preziosa, segno distintivo della dignità imperiale, al di sopra di una tunica azzurra. Nella destra ha il labaro, l’asta del vessillo costantiniano e con la sinistra regge il globo terracqueo. Purtroppo molti dei colori originali sono andati persi, risalta invece la dominante del colore rosso degli abiti e del fondale, tra cui si scorge, sulla destra, un’altra figura di santo.

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Sull’intradosso dell’arco absidale centrale sono affrescati motivi geometrici.

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Mentre sulla parete a destra dell’abside si vedono resti di altri affreschi.

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Il soffitto presenta tracce di disordinate scalpellature recenti, eseguite forse per asportare lo strato di caligine nera o per raccogliere il salnitro che si depositava sui muri.

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La chiesetta era completamente affrescata per cui si può dedurre che, come ritiene la Bertelli per molte delle Cripte rupestri del brindisino, appartenesse ad una famiglia facoltosa della zona che la utilizzata come Cripta funeraria.

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Peccato che degli splendori che mostrava ai devoti nel periodo medioevale, con la teoria di affreschi pulsante di cromatismi caldi e affascinanti e la densa simbologia dei santi ritratti, nonchè per l’atmosfera sacra e raccolta che doveva ispirare, ora ci appare invece misera e scialba, coi muri scrostati e gli affreschi scomparsi, così da costituire ben poca cosa rispetto a ciò che era.

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Constatazione che rattrista maggiormente nel vedere così malridotta e dimenticata un’opera mirabile dell’ingegno e della fede umana.

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La cripta dell’Arcangelo Michele a Ostuni

Gianluigi Vezoli

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