La chiesa rupestre di S.Girolamo a Palagianello

Palagianello è strettamente legata al fenomeno della civiltà rupestre, l’attuale centro urbano sorge infatti immediatamente a ridosso della gravina omonima, difesa naturale dell’insediamento, sui cui spalti si è sviluppato in epoca medievale un complesso e articolato villaggio rupestre, forma insediativa per molti secoli complementare e non subalterna al centro sub divo.

Col toponimo Parco del Casale si indica la gravina di Palagianello che si estende da nord-ovest a sud-ovest dell’attuale centro abitato, immediatamente al di sotto del Castello, e di fronte allo spalto occidentale che contiene la Chiesa di Santa Lucia e il Complesso di Iazzo Rivolta.

La chiesa rupestre di S.Girolamo a Palagianello

La chiesa rupestre di S.Girolamo a Palagianello

Il villaggio rupestre si sviluppa nel Parco del Casale con sentieri e scalinate che permettono di attraversare decine di grotte scavate su più piani. I vani rupestri nella parte alta dello spalto sono stati utilizzati fino a pochi decenni fa come magazzini e stalle, in quanto sono collegati da una strada al paese, mentre proseguendo lungo la scarpata si accede all’antico villaggio ove si trovano chiese rupestri, alcune delle quali mantengono ancora oggi tracce degli affreschi originari.

La chiesa rupestre di S.Girolamo a Palagianello

LA CHIESA RUPESTRE DI SAN GIROLAMO si trova al limite sinistro dell’insediamento, in posizione isolata ed impervia. “Le forme architettoniche, esterne e interne evidenziano il gusto dei destinatari del luogo di culto, in particolare per l’alto livello culturale del triforio e per i prospetti interni del transetto, finemente decorato: tutti elementi caratterizzanti di questa chiesa, che la rendono un unicum. Da tali caratteristiche si può dedurre che, probabilmente, la Chiesa di San Gerolamo fosse il principale luogo di culto della comunità di Palagianello, centro demico da individuare, in base a inoppugnabili documenti d’archivio, nella Palajanus d’età bizantina, abitata fino alla prima metà del XIV secolo.”

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Sono interessanti gli apparati iconografici dipinti sui muri. ” Le sinopie degli scudi crociati, quella grande del Santo guerriero a cavallo e la piccola del Cavaliere che uccide un drago, nonché gli affreschi della Madonna con Bambino e del presunto Sant’Onofrio inducono a stabilire collegamenti con la cultura crociata e in particolare con Cipro, attestabili tra la fine del XIII secolo e i primi anni del XIV. Alla fine dell’Ottocento o nel primo Novecento la Chiesa di San Gerolamo, ormai abbandonata da qualche secolo, venne riutilizzata, insieme ad altri ambienti contermini, mettendo in atto una serie di devastanti trasformazioni.” Da notare il foro sul viso del Bambino, prodotto da vandali cercatori di tesori.

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“Resta d’approfondire il rapporto tra le varie fasi d’escavazione della Chiesa dl San Gerolamo e la vita dell’abitato rupestre, le cui testimonianze partono dall’inizio dell’XI secolo, come rivela il ritrovamento di due “follis” ( grande moneta, ndr ) in bronzo: uno, emesso dagli imperatori Romano I e Costantino VII (920-944 d.C.); l’altro, probabilmente coniato dall’imperatore Giovanni I (969-976 d.C.). L’abbandono del villaggio rupestre di Palagianello è avvenuto nella metà del XIV secolo, come dimostrano reperti ceramici recuperaci negli strati di superficie all’interno di alcune case-grotte, come l’invetriata policroma, in particolare due ciotole decorate: una, con motivo a graticcio, e l’altra tipo Taranto.” 

La chiesa rupestre di S.Girolamo a Palagianello

“L’ingresso, parzialmente occluso da una recente muratura di conci, è racchiuso in un riquadro scavato nella roccia tufacea, sormontato da un ampio arco a sesto leggermente ribassato e decorato con una ghiera; al centro s’apre una lunetta, la cui base è a livello del soffitto interno.” “Sulla facciata esterna, a destra sotto la base della lunetta, s’intravedono le tracce di un capitello e di una colonna, realizzati nelle fasi d’escavazione della chiesa. La decorazione del capitello e del fusto della colonna, a sinistra dell’ingresso, è andata perduta. A sinistra della porta d’ingresso, inoltre, è intagliata una finestrella, decorata con ghiera, che immette luce all’interno della chiesa nella zona del parecclèsion.”

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“La Chiesa di San Gerolamo ha pianta trapezoidale e segue le linee della luce, che conferiscono le classiche forme a ventaglio; lo scavo ha previsto una pianta ad andamento assiale con orientamento canonico dell’abside verso est. Un triforio divide l’aula dal transetto.” ” La pianta a ventaglio dell’abside di San Gerolamo è confrontabile con quella dei Santi Eremiti, altra chiesa in rupe di Palagianello; la facciata e la forma dell’abside a camera sono, invece, simili a quelle della Chiesa del Padre Eterno di Castellaneta, pure con escavazione a ventaglio.”

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“A sinistra dell’aula, oltre l’ingresso e la fovea trasformata in cisterna, due archi con ghiera, ora privi di pilastro, sono il frontale d’ingresso del parecclèsion ( cappella ), suddiviso in due componenti. Un parecclèsion attiguo all’aula in ambito rupestre si riscontra: nel Materano in San Gregorio e in San Luca alla Selva di Vitisciulo, nella vicina Mottola nella cosiddetta Cattedrale di Petruscio, sebbene potrebbe trattarsi in questo caso di un gineceo.”

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La chiesa rupestre di S.Girolamo a Palagianello

“Il transetto, ad andamento continuo, presenta nella parete laterale sinistra un arcone con l’affresco della Vergine col Bambino nella tipologia della Glykophilousa ossia la Madre raffigurata in atteggiamento affettuoso verso il Figlio; del dipinto, in più parti rovinato, è impossibile fornire una descrizione esaustiva e un’immagine leggibile.”

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“La Vergine è assisa su un trono con la seduta adornata da due cuscini cilindrici; indossa un maphorion marrone, aperto sul collo, che le copre la testa scendendo sulle spalle e sul petto, avvolgendole le braccia e ricadendo, quindi, sulle ginocchia, lasciando trasparire una veste azzurra, che tocca terra.”

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“Il volto nella vergine è in gran parte rovinato, tranne la parte bassa, dove si colgono la guancia sinistra di color rosso e la destra che sfiora quella sinistra del Bambino. Questi, semisdraiato e con le, gambe divaricate, è sorretto dalla Madre con la mano destra. La testa del Bambino è in gran parte illeggibile a causa della caduta della pellicola pittorica e di un largo foro, che deturpa il volto tra l’occhio e la guancia destra. S’intravedono l’aureola con il segno di croce, parte dell’alta fronte, gli archi sopraccigliari, il naso, il rasento e il collo. Il Bambino indossa una veste, forse celeste, con un largo scollo rotondo e una bretellina rossa a V, che scende sul petto e gli cinge la vita, coprendogli le braccia fino agli avambracci. Il Figlio nella mano destra stringe un piccolo rotolo, mentre con la sinistra accarezza il mento della Madre, la quale, forse, con la mano destra trattiene i piedi penzolanti del Bambino.” 

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Interessante la strutturazione del panneggio dell’abito marrone. “In basso a destra s’intravede la piccola figura di una Devota in piedi e con un turbante. Il maphorion aperto sul collo e la scritta esegetica consentono di datare il dipinto tra la seconda metà del XIII secolo e i primi anni del XIV secolo.”

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“La parete di fondo, invece, è decorata alle estremità da nicchie absidali, contenenti, rispettivamente, gli altari della prothesis …” La PROTHESIS è il luogo del presbiterio che conserva gli oggetti sacri e dove viene effettuata la preparazione della liturgia nella Chiesa ortodossa orientale e nella Chiesa cattolica orientale.

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Mentre a sinistra si trova l’abside piana con l’altare. “…del diaconicon addossati al muro, i quali presentano un restringimento alla base per ricavarne un piccolo gradino, che corre sui tre lati.” Il DIACONICON è il luogo del presbiterio posto a sud dell’abside, dove vengono conservati i paramenti sacri, messali, etc, usati per l’officiazione della liturgia sacra nella Chiesa ortodossa orientale e nella Chiesa cattolica orientale.

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“Seguono due nicchie più piccole, di cui quella a sinistra presenta la parte superiore della base decorata da un motivo geometrico, che ne delimita il piano; un’analoga fascia presenta l’abside centrale della Chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve a Matera. La decorazione continua in basso con due semicolonne, affiancate e strettamente unite fra loro, proprio come quelle rilevabili in alcuni altari di altre chiese rupestri: San Gregorio, Cristo alle Grotte e Masseria Tamburrello a Mottola, San Salvatore a Giurdignano.”

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“Nel transetto s’apre l’abside centrale, del tipo a cameretta, con piano di calpestio più elevato e con una pianta a ventaglio; l’ingresso è delimitato da un arco. Su ciascun lato delle pareti laterali è presente un arcone con ghiera, limitata alla metà superiore; alla base vi è un gradone in funzione di ripiano. Il fondo dell’abside conserva ancora l’arco trionfale e una piccola nicchia con tre croci incise, la quale ornava la parte superiore di un altare alla greca, smantellato.”

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“Sulla parete destra compare la piccola sinopia raffigurante un Cavaliere che uccide un drago, elemento che rimanda all’iconografia dei santi guerrieri a cavallo, quali Giorgio, Demetrio, Teodoro.”

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“E’ noto che la liturgia della consacrazione di una chiesa, risalente all’Alto Medioevo, paragona esplicitamente l’abside alla Gerusalemme celeste. Il credente, oltrepassando la porta di una chiesa, era consapevole che lasciava alle spalle un mondo infido, pieno di pericoli, di tentazioni e di percorsi fallaci. Il fedele, spesso analfabeta, era accompagnato da rappresentazioni simboliche nel pellegrinaggio verso la salvezza; si trovava, così, al centro del mondo in un viaggio di rigenerazione, che dava accesso alla salvezza dell’anima ed era, metaforicamente, in Paradiso, ossia nella Gerusalemme.”

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In questa foto dell’abside destra, del Diaconicon, tre croci sono state incise nel piccolo arcosolio sul fondo.

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La parete destra dell’aula è decorata da due nicchioni con tracce d’affreschi.

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“Nel primo residua solo la parte superiore del dipinto, del quale s’intravede la testa di un Santo anziano, circondata da un’aureola color ocra, profilata da un contorno nero con perlinature bianche; il frammento, riconducibile al contesto artistico pugliese, è databile tra la seconda meta del XIII secolo e gli inizi del XIV. Il santo ha un volto magro, del quale si intravedono gli occhi rotondi e parte del setto nasale; i bianchi capelli lunghi si posano sulle spalle, mentre la bianca barba è lunga e lanosa, proprio come nell’iconografia di sant’ Onofrio nelle raffigurazioni del X secolo in Cappadocia e in quelle pugliesi fino al XVI secolo. Il santo, infatti, è rappresentato in Cappadocia e in Puglia frontalmente e nudo, con capelli lunghi e non curati che cadono sulle spalle e con una barba lunghissima terminante a punta fino alla zona pubica, coperta da un ramo di palma, simbolo del cibo tradizionalmente assunto dall’irsuto anacoreta.” 

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“A Palagianello, quando si scelse di scavare la Chiesa di San Gerolamo, si decise di dare maggiore importanza all’area per la liturgia della parusia ( rito della venuta del Signore Gesù glorificato alla fine dei tempi ), dividendo l’aula dal presbiterio con un triforio. In questo triforio risalta subito la differenza architettonica tra il lato sinistro e quello destro (…) Le caratteristiche architettoniche del triforio della Chiesa di San Gerolamo inducono a datarlo tra la seconda meta dell’XI secolo e il primo quarto del XII.” Molto interessante la firma dell’autore, fatto rarissimo nell’architettura rupestre, infatti: ” Sul pilastro di destra dell’arcone centrale del triforio è inciso: “Ego feci Petrus indignus”; la scritta è in posizione privilegiata, ossia laddove è possibile vedere ed entrare nell’area absidale della chiesa, il che permette d’individuare in Petrus l’artefice del triforio.” 

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“La presenza di un muretto nell’arcata di sinistra e in quella di destra ( in gran parte mancanti, ndr ) rimanda all’uso del templon, abbastanza diffuso nelle chiese rupestri di Puglia: in San Giovanni e in San Lorenzo a Fasano; in San Simine in Pantaleo a Massafra; nei Santi Andrea e Procopio a Monopoli; in San Cesario e in Santa Margherita a Mottola; in San Giovanni a Polignano; in Santa Chiara alle Petrose a Taranto.”

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“L’esame delle dimensioni e dei particolari architettonici nelle chiese rupestri evidenzia la mancanza di una corrispondenza matematica, per contro riscontrabile in quelle costruite. La varietà delle dimensioni è dovuta, principalmente, alle modalità del sistema di scavo, che comporta una realizzazione di tipo spontaneo e, quindi, differenza di misure. Un altro motivo può ricercarsi nella successione dei distinti momenti dell’escavazione, attuata con una differente metrologia o con un diverso gusto progettuale, perciò con conseguenti misure difformi. Nel caso della Chiesa di San Gerolamo a Palagianello si riscontrano alcune misure simili fra loro, in quanto uguali ad altre, legate da rapporti modulari.” 

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“Da questi dati e dalla lettura dei particolari architettonici si può desumere che l’escavazione della Chiesa di San Gerolamo sia avvenuta, almeno, in tre fasi successive: – la prima è quella propria delle forme planimetriche delle chiese rupestri attestate nel Materano e datate al IX-X secolo; – la seconda, relativa alla realizzazione del triforio, può essere datata tra la fine del X secolo e i primi anni dell’Xl; – la terza è da collocare alla seconda meta dell’XI secolo.”

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“L’aula poteva contenere circa quaranta fedeli in piedi, mentre in altre due chiese rupestri di Palagianello, la vicina Sant’Andrea e il piccolo Santuario di Santa Lucia, la capienza rispettiva era di una trentina e di una ventina circa di persone.”

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Un sentito ringraziamento al Prof. Domenico Caragnano, autore con Franco dell’Aquila del saggio da cui ho tratto le informazioni, che mi ha fatto da preziosa guida nella visita agli insediamenti rupestri di Palagianello.

Gianluigi Vezoli

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