Kyoto fra storia, tradizione e mito

Nel cuore del Giappone, Kyoto (circa 1,5 milioni di abitanti) conserva il fascino dell’antica capitale – l’Imperatore, nel XIX secolo, staccatosi dalla tutela dello shogunato, spostò la sede degli organi supremi di governo del Giappone a Tokyo – e quello espresso sia dalle stratificazioni storiche che del rispetto della tradizione, grazie alle stradine gremite di negozietti, ai ristoranti, parchi, giardini, templi, pagode, ecc. 

Un ruolo particolare svolge il quartiere di Gion, in cui le arti dello spettacolo giapponesi sono rivisitate ed apprezzate, in forma di “riassunto”, nel teatro tradizionale. Le performance principali e tipiche sono rappresentate dal Kyomai, eseguita dalle danzatrici maiko e dalle geiko (le geishe nel gergo locale) che indossano costumi splendidamente ornati ed eleganti; 

dalla Cerimonia del tè (come prepararlo e servirlo agli ospiti stranieri, i quali sono seduti su sgabelli non essendo abituati a inginocchiarsi sul tatami); dal Koto, antico strumento musicale (zither) a sei corde; dall’Ikebana, arte di creare e apprezzare le composizioni realizzate con fiori e altri materiali; dal Gagaku insieme di musiche e danze indigene suonate e ballate alla corte imperiale, nei santuari e nei templi;


dal
Kyogen, forma di teatro che porta sulla scena la vita di tutti i giorni, allo scopo di produrre nel pubblico ilarità…

e, infine dal Bunraku, teatro delle marionette (la recitazione del testo è accompagnata dalle stupende ed armoniose note, prodotte da un liuto a tre corde chiamato shamisen), proclamato dall’UNESCO, nel 2003, “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità”.

Kyoto fra storia, tradizione e mito

Esibizione nel Gion Corner, di danzatrici geiko, suonatori di koto che produce meravigliose armonie con l’ausilio di plettri d’avorio tenuti tra le dita, Cerimonia del tè, Gagaku, Kyogen e Bunraku.

Passeggiando nelle viuzze che si intersecano, fin dai tempi antichi, nella zona dei piaceri (proibiti o meno), è possibile incontrare le geishe, nate attorno al VII secolo e destinate all’intrattenimento delle classi nobili e ricche. Sebbene molto comuni tra il XVIII e il XIX secolo, sono presenti ancora oggi, rispettano regole morali ed estetiche severe – dal viso tinto di bianco all’abbigliamento, dal trucco alle pettinature elaborati –, ma subiscono, dal punto di vista quantitativo, un notevole processo di contrazione, a causa del duro tirocinio. Seduti sui tatami (stuoie che coprono i pavimenti di casa), nei ryotei (ristoranti giapponesi lussuosi a gestione familiare, allocati nelle case tipiche), facoltosi uomini d’affari, politici, persone altolocate ed economicamente agiate decidono di trascorrere il tempo dedicato al pranzo in un ambiente molto discreto ed elegante, intrattenuti da queste donne, esperte nel rito del tè, musica, canto, danza, poesia, letteratura, arte di conversare, bevande alcoliche (come il sakè) e composizioni floreali.

Gion, il quartiere delle geishe a Kyoto.

La casa del tè Shima – ora casa museo delle geishe – che consente di rivivere l’atmosfera dell’epoca, è sviluppata su due piani e dotata di un bellissimo giardino interno.

Oltre ad ammirare la bellezza, d’altri tempi, delle geiko, la visita di Gion consente anche la fruizione di molteplici forme di intrattenimento. Bisogna entrare in questo quartiere, per cogliere l’atmosfera creata dalle pittoresche stradine acciottolate, dalle costruzioni tipiche, locali notturni, negozietti, ristoranti e case da tè che danno un’idea unica della cultura e del patrimonio di questa magica città, dove è possibile avvistare eleganti “donne di arte” fluttuare al crepuscolo, attraverso i vicoli illuminati dalle magiche lanterne rosse di carta, in grado di rendere veramente suggestivo e misterioso il loro mondo sfuggente.

Kyoto, nota come la “città dai mille templi”, non è solo la capitale culturale del Giappone, ma ha acquisito anche una notevole notorietà, a livello internazionale, grazie all’immenso patrimonio artistico-architettonico, rappresentato da interessanti edifici, tra cui il bellissimo Kodai-ji, i santuari buddhisti di Sanjusangendo (dall’incredibile numero di statue in legno ricoperte con foglie d’oro perfettamente allineate) e di Kinkaku-ji (il famoso Padiglione d’Oro), sviluppato su tre piani dove sono custodite le reliquie del Buddha. L’edificio, costruito nel 1397 ed incendiato nel 1950 da un monaco novizio, è datato 1955 e ristrutturato nel 1987, mentre il completamento e la ricostruzione del tetto sono avvenuti nel 2003. La struttura – inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità stilata dall’UNESCO – si riflette in uno stagno circondato da lussureggianti giardini ed è impreziosita da lamine d’oro puro, al pari del Castello Nijo, complesso fortificato, realizzato nei primi anni del Seicento, simbolo del potere e della ricchezza dello shogunato di Edo, nonché residenza degli shogun per quasi 270 anni, ovvero fino al 1867.

Il tempio buddista di Kinkaku-ji (o Padiglione d’Oro) di Kyoto, si riflette in uno stagno circondato da lussureggianti giardini.

Nel centro di Kyoto, incastonato in un’incantevole cornice naturale e cuore pulsante della vita di corte, il castello-fortezza Nijō è annoverato nella lista dei Patrimoni dell’Umanità stilata dall’Unesco. Caratteristica degli interni sono i cosiddetti “pavimenti dell’usignolo”, chiamati così perché, ogni volta che vengono calpestati i morsetti ed i chiodi, posti sotto la superficie, sfregando tra loro, producono un suono che ricorda il verso dell’uccellino. In realtà, veniva utilizzato come sistema di allarme in caso di invasioni delle proprietà e di attacchi da parte dei ninja (gruppo specializzato di spie e mercenari) o degli animali. Per questo motivo, era circondato da alte mura e da un fossato. L’attrazione principale dell’intero complesso è il palazzo di Ninomaru, che comprendeva la residenza del proprietario, i magazzini in cui venivano custodite armi e provviste – decorati con intarsi in oro e splendidi dipinti su porte scorrevoli e pareti –, gli edifici in cui si svolgeva la vita quotidiana degli abitanti e le diverse stanze, ciascuna destinata a varie funzioni e cerimonie, fra cui ricevere sia gli ospiti delle classi più elevate che i visitatori appartenenti a quelle più basse della società, svolgere le riunioni con i membri del consiglio degli anziani, tenere gli incontri con i proprietari terrieri, ecc.

Una delle porte d’accesso al Castello Nijo (Kyoto). All’interno delle grandi sale di riunione utilizzate dai Samurai, i pannelli (fusuma) sono decorati per impreziosire le stanze.

Il Fushimi Inari Taisha, il più importante santuario schintoista, edificato prima della nascita di Kyoto, è, invece, il “regno” delle porte torii, donate dai fedeli ed allestite in modo così ravvicinato da costituire un singolare tunnel di color rosso acceso, lungo oltre quattro chilometri, che sale fino alla cima del Monte Inari (233 metri s.l.m.). Dedicato al dio Inari, protettore dell’agricoltura (riso) e dei commerci, immerge il visitatore nel fascino della storia e della tradizione.

Adele Quaranta è anche l’autrice del corredo fotografico, realizzato con il telefonino e spesso in condizioni estreme: da mezzi in movimento (quali barca, autobus, ecc.) e da punti di vista non sempre idonei a rappresentare l’oggetto osservato. Già Ricercatrice di Geografia economico-politica presso l’Università del Salento, in qualità di Presidente dell’Associazione Culturale G.ECO.S. («Geografia Ecosostenibilità Sviluppo»), è impegnata sia nella progettazione e realizzazione di un’ampia gamma di attività scientifico-culturali (incentrate su tematiche geo-economico-sociali), sia nella promozione e salvaguardia, in ambito nazionale e globale, delle specificità e complessità storico-geografiche e architettonico-paesaggistiche, nella convinzione che la “geografia” non è solo scienza dei luoghi, ma degli uomini e che nessun intervento di carattere operativo può essere intrapreso senza una preventiva lettura e analisi dell’organizzazione del territorio e delle vicende dell’habitat (www.gecos40.it). L’Autrice opera, inoltre, nell’ambito del volontariato coinvolgendo le scolaresche di ogni ordine e grado nella tutela delle “eredità” della società contadina (ormai quasi completamente scomparsa), puntando su numerose attività laboratoriali in grado di rafforzare le identità e tradizioni. Collabora, infine, con riviste e associazioni rivolte alla conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del Salento, nonché con emittenti televisive locali (in particolare, Telerama e Terre del Salento, attive nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto).

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