San Nicola, un borgo sulla cava di pietra leccese

Pochi fra i turisti che ormai affollano tutto l’anno Lecce proseguono il viaggio nelle immediate campagne adiacenti alla città. Eppure, ad un tiro di schioppo dal suo rinomato centro storico si trova un piccolo borgo, dalle cui cave chissà quanta pietra è stata utilizzata per il suo fascinoso barocco.

Si, da borgo San Nicola arriva una quota importante della famosa pietra leccese calda e dorata che ha dato forma alla “Firenze del Sud”.

Si tratta di un antico borgo rurale, sorto attorno ad alcune masserie, che davano lavoro a tante famiglie che qui si stanziarono.

Il santo da cui prende il nome è il vescovo di Myra, che qui vediamo raffigurato in un antico e prezioso rilievo che si trova sul muro di una masseria diroccata. Ci sono arrivato grazie all’amica Elise Delle Rose, che nelle sue ricerche ha riscontrato che l’attuale chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo nel 1195 era denominata “chiesa nuova”. Nuova in base a quale edificio? Nel 1082 una cappella sita fuori le mura, dedicata a San Nicola, fu donata al monastero di Cava dé Tirreni, anche se non vi è certezza che l’attuale chiesa sia stata costruita sullo stesso luogo della cappella (“Il tempio di Tancredi”, M.F.Castelfranchi).

Forse questa preziosa reliquia di fede di un tempo, faceva parte dell’antica chiesetta. Al momento, non è dato saperlo. Tuttavia, questa memoria del borgo rischia di deteriorarsi definitivamente e andrebbe salvaguardata. Il sottoscritto si unisce al coro nel cercare di salvaguardare questa preziosa icona di San Nicola e della stessa identità del borgo.

La parete su cui è addossata si sta lentamente sgretolando, la pietra si consuma a vista d’occhio…

…quello che era un luogo pieno di vita è ormai abbandonato da decenni.

Eppure, anche se i tetti sono crollati, col marcire delle travi di legno, i grandi muri perimetrali, i portoni massicci, resistono ancora…

…ma restano ormai masserie senza nome.

Tutto intorno le tracce della pietra che ha dato vita al borgo sono ovunque, nei muretti a secco…

…nei ruderi di altre masserie…

…che ancora non cedono al maltempo o le piante infestanti, con atti di insensata resistenza.

Non tutto però è stato abbandonato…

 

…questo splendido esempio di torre colombaia, emblema della storia contadina del Salento dei secoli XIV-XVII, è stato recentemente restaurato…

…faceva parte del complesso di Masseria Madama, struttura che fu abbattuta per far posto alla costruzione della superstrada Lecce-Brindisi, e quindi ne è l’elemento superstite.

Risale ai primi anni del Cinquecento, era il nido sicuro di un grande allevamento di colombi, che qui potevano proliferare senza nemici, calando dall’alto nella struttura, che era appositamente senza copertura.

Si contano 1760 cellette che accoglievano i colombi, in un colpo d’occhio che dal vivo lascia sempre incantato il visitatore.

Il borgo conserva ancora un edificio che risale al periodo fascista, e non è un raro caso di “edificio scolastico rurale” nelle campagne leccesi: questi villaggi abitati da famiglie di contadini che vivevano in loco, avevano bisogno di strutture che formassero i loro figli.

Accanto c’è la chiesetta costruita agli inizi degli anni ’50 del Novecento.

Conserva alcune piccole opere d’arte molto ben curate, da una comunità che è ancora molto “attaccata” al suo luogo natio.

Accanto al borgo, corre l’antica cava di pietra leccese…

cave di pietra leccese

…lo scenario è assai suggestivo e scenografico…

pietra leccese

…sembra di stare in una gravina naturale, ed invece si tratta della monumentale opera dell’uomo…

cava di pietra leccese

…un posto dove se si tende l’orecchio al vento, sembra di sentire “lu zoccu”, ossia lo strumento con cui i maestri tagliavano manualmente la pietra, con colpi ritmici e ben assestati…

…qualcosa che qui si è ripetuto da tempo immemorabile…

Ora, il tempo sembra essersi fermato. La cava è dismessa, e le pareti rocciose sono segnate dai tagli regolari degli “zoccatori” che ci hanno dedicato la loro vita…

La natura, lentamente, si sta riprendendo il suo spazio…

…e nel fondo di queste “gravine” artificiali sopravvivono piante rare ed in via di estinzione, per via del microclima che qui si è consolidato e che resta intatto e inavvicinabile dall’uomo.

Affacciandosi dal camminamento che il borgo ha conservato sopra la cava, lo spettacolo è affascinante…

…chi ha amato la città di Lecce, qui può venire a scoprirne le sue origini…

…come davanti ad un prezioso album di famiglia, di cui il viandante si sente privilegiato partecipe…

…le radici arcaiche della pietra…

…come se anche la pietra avesse un’anima…

…perché qui a Borgo San Nicola è così: anche la pietra ha un’anima.

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San Nicola, un borgo sulla cava di pietra leccese

 

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