San Donato e Galugnano, nel cuore del Salento

Lasciando Lecce in direzione sud, verso il cuore del Salento, a pochi chilometri si nota sulla destra un’altura: è quella che ci introduce nel viaggio che stiamo per fare, quello nel territorio di San Donato di Lecce, e la sua frazione Galugnano: personalmente, due dei più tipici e autentici borghi salentini.

L’altura è quella di Ussano, una località che avevamo già notato per il suo menhir e la cripta nascosta (vedi qui)…

…stavolta da qui andremo alla scoperta di altre meraviglie. In questo tratto della Valle della Cupa, verso la sua estremità meridionale, le tracce degli insediamenti preistorici crescono a dismisura. La zona fu abitata fin dall’alba della storia del Salento, per via delle condizioni di vita, qui mirabilmente più favorevoli che altrove. Principali insediamenti preistorici sono da riscontrare presso una specchia, nell’area archeologica neolitica di Specchiarosa, mentre al periodo romano si fa risalire la nascita del Casale Vigliano. Della dominazione romana resta una diga le cui acque raccolte venivano fatte scorrere fino alla residenza del centurione.

Fra l’altro, il territorio presenta alcuni piccoli specchi d’acqua che restano colmi per quasi tutto l’anno, a testimonianza dell’abbondanza del prezioso liquido…

…formando un paesaggio davvero affascinante. Distrutto poi con la fine dell’Impero Romano, il casale Vigliano rinacque nell’XI secolo sotto i Normanni. E’ a quell’epoca che risale la fondazione della chiesa matrice…

…che fu completamente rivisitata con gusto barocco, durante il Seicento. E’ dedicata alla Resurrezione del Signore.

L’interno è ad aula unica e a croce latina. Lungo la navata si aprono due brevi cappelle per lato contenenti gli altari della Madonna di Costantinopoli, Sant’Antonio di Padova, Sant’Oronzo e del Crocifisso. Poi incontriamo gli altari di San Donato e della Madonna del Rosario.

I due altari maggiori sono un trionfo di arte barocca…

…decorati con pietra policroma, e un turbine di putti, angeli e santi.

Il busto del santo che da il nome al paese è particolarmente prezioso.

Questa tela qui sopra riporta una scena che mi ha colpito molto ma non ho trovato notizie su essa: riporta un uomo folgorato, a seguito di qualche fatto che, mi riprometto, approfondirò quanto prima.

Anche la tela della Madonna del Rosario è molto suggestiva, riporta la classica iconografia della chiesa in fiamme che ci riporta alla drammatica conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi invasori nel 1453. Un evento che ebbe vasta eco in tutta Europa.

Dopo il Crocifisso, ecco qui sopra Sant’Oronzo, che accomuna la cittadina al vicino capoluogo Lecce.

Questa chiesa è un luogo suggestivo, ricco di reliquie, memorie e opere d’arte.

Il borgo aveva un tempo il forte normanno. Sul suo sito sorse poi il palazzo ducale, nel XVII secolo, rivisitato più volte nel corso dei secoli, fino all’aspetto attuale, di gusto neoclassico, ottenuto nell’Ottocento. Ha una pianta quadrangolare e conserva ancora i torrioni difensivi ad ogni angolo, anche se due sono oggi inglobati all’interno della costruzione. L’interno conserva la fisionomia Seicentesca. Ai lati del cortile si distribuisce il porticato costituito da colonne-pilastri. Gli ambienti del piano terra e i sotterranei erano destinati ai lavori e ai magazzini per le scorte. Il palazzo aveva anche un frantoio per la produzione dell’olio.

Vicino alla piazza, si nota questa epigrafe, che testimonia la presenza di una famiglia particolarmente devota, vissuta qui, nel centro storico, nel Settecento. Riporta una frase del capitolo 13, versetto 14, della Lettera agli Ebri: “Non abbiamo una dimora quaggiù, ma siamo alla ricerca di quella futura. A(nno) 1777”.

Ma il centro storico offre al visitatore uno scrigno assolutamente da conoscere: Il Museo della Civiltà Contadina “Terra di Vigliano”. Un semplice ingresso di una casa a corte è l’inizio del viaggio in questa macchina del tempo, che raccoglie suppellettili, attrezzi artigianali ed agricoli, mobili e oggetti di mestieri scomparsi, che caratterizzano l’identità storica e sociale non solo di questo paese ma del Salento tutto.

L’esposizione dei reperti, confluiti attraverso donazioni di privati e botteghe artigianali, consente di ripercorrere i ritmi millenari del tempo e di scoprire sia gli antichi mestieri che gli ambienti vissuti della società contadina che ha animato il borgo.

Non si può non subire il fascino, nel rivedere un’antica stanza nuziale…

…il telaio che ogni donna sapeva utilizzare…

…accompagnato magari da quel semplice braciere, che era l’unico modo di poter riscaldare casa nei freddi periodi invernali…

Tutto il lavoro, sia degli uomini che delle donne, non poteva svolgersi tranquillamente, se il bambino ancora piccolo non veniva sistemato con cura in questo attrezzo pensato appositamente per lui!

L’allestimento di questo splendido Museo è stato approntato con amore e dedizione, ed anche competenza scientifica, visto che si è avvalso di Meridies, una società che opera nel campo dei Beni Culturali, e della collaborazione di studiosi e professionisti come Alessandro Quarta, Antonio Mangia, Giovanni De Blasi, Daniela Peccarisi, Luciano Quarta, Adele Quaranta e l’Associazione “Amici del Presepe” (che gestiscono le visite, gli interessati possono telefonare al numero 0832 658413).

Facciamo ora un salto nella vicina Galugnano…

La chiesa matrice di Maria SS. Immacolata ha origini remote e da documenti cinquecenteschi si apprende essere dedicata a San Nicola. Fu ricostruita nei primi anni del Seicento. La variazione del titolo in Maria SS. Immacolata avvenne nell’Ottocento.

Poco distante è Palazzo Dellanos, un massiccio edificio di cui è impossibile stabilire con certezza la data di costruzione. Quello che si conosce è che il Regio Baglivo Ramirez Dellanos acquista dai Dell’Acaya il feudo di Galugnano nel 1587, e si suppone che subito inizia a costruire la sua nuova dimora. Pare che parti di preesistente costruzione dell’ala sud del palazzo siano state inglobate nel nuovo progetto. In particolare un monumentale camino.

Da ovunque lo si guardi, questo palazzo aleggia potenza e monumentalità, appena annebbiate dai secoli, l’abbandono e i lavori mai completati in epoca moderna.

Tutta la sua estesissima parete esterna è stranamente ricoperta di graffiti, di svariati pellegrini e passanti, che iniziano dal Seicento…

…purtroppo lo stato di erosione delle iscrizioni ne impedisce una corretta lettura, ma sarebbe interessante poterne comprendere i messaggi, magari nei giorni in cui la luce è perfetta per una limpida fotografia.

Fra i simboli riprodotti, anche qualcuno che nella mia personale e lunga ricerca di graffiti in Salento non avevo mai visto (sopra)…

…poi la scarpa, che insieme alla mano viene generalmente associata ai segni lasciati da pellegrini viandanti…

Ma adesso visitiamo quella che per me, personalmente, è una delle chiese piè belle e affascinanti di tutto il Salento…

… la chiesa dell’Annunziata. Esisteva già nel Cinquecento ma fu aperta al culto nella forma attuale nel 1655. Secondo lo storico Michele Paone, a progettare l’attuale struttura barocca fu il celebre architetto leccese Giuseppe Zimbalo. L’esecutore del progetto fu invece Antonio Fiorentino da Corigliano.

L’interno, ad una sola navata, accoglie tre altari, dedicati alla Vergine Annunziata, il Crocifisso e san Domenico. L’altare maggiore pare custodisca un affresco della Vergine di origine bizantina.

Si tratta di uno scrigno di arte finissima e delicata…

…ed anche di grande interesse antropologico…

…come mostra l’altare di san Domenico…

…qui, infatti, nelle scene poste intorno al santo, abbiamo un unicum, almeno del panorama salentino…

Si tratta della raffigurazione di scene di esorcismi, realmente accaduti in Salento, come precisa l’epigrafe sottostante, che riporta addirittura il nome e cognome delle persone coinvolte: qui sopra, Angela Theriu, di Sternatia, 28enne, “si ritrovava ossessa del demonio”…

…e qui invece una donna di Lrquile, “spiritata”… anche qui aiutata dal sacerdote esorcista che pratica la sua cura…

La Madonna Annunziata partecipa sempre alla liberazione di queste persone…

…un vero salto nel Salento seicentesco, reso vivido dai pregevoli dipinti, che riportano alla perfezione i costumi dell’epoca.

Anche la parete esterna di questa chiesa è quasi interamente graffita… qui sopra si trova anche il simbolo della “triplice cinta”…

…la classica mano del viandante…

…una croce…

…un simbolo caro ai Passionisti…

…il fiore a sei petali, il “fiore della vita”…

…e fra gli altri, un paio di volte anche la colomba, uno dei simboli presenti già in epoca paleocristiana…

Anche qui, secondo me, andrebbe fatto uno studio approfondito, sui “messaggi” che dal passato sono giunti fino a noi.

La chiesa di Santa Maria della Pietà, attualmente chiesa del cimitero cittadino, fu realizzata nella seconda metà del Seicento su una cripta preesistente, ora inglobata nella struttura.

L’interno, ad aula unica, custodisce l’antica cripta di origine basiliana alla quale si accede mediante una scalinata posta al centro della navata.

Nella cripta è raffigurata la Vergine della Pietà, la vediamo qui sopra, inglobata in una cornice certamente successiva.

Nel presbiterio si trova l’altare monumentale, dedicato al Crocifisso, ricco di fregi barocchi e con ai lati le statue dell’Arcangelo Michele e San Domenico.

Appena fuori il borgo è la chiesa della Madonna della Neve è un’affascinante tempio trecentesco…

…il cui interno è tutto da scoprire (vi rimando ad un altro articolo per approfondire).

Ma le emergenze storico artistiche di questo territorio sono moltissime, a cominciare dai menhir…

…fra i quali segnalo il Menhir Lete, per tutta la serie di graffiti e particolarità che meritano di essere approfondite.

La Specchia Caggiune, altro luogo ancestrale di questa terra.

Tutto l’agro è ricolmo di masserie, spesso abbandonate, e pagghiare delle forme più fascinose…

…dedicate ai “Paternostri” dei rosari che mettevano a nanna i bambini dei contadini…

…e poi cappelle, numerose cappelle votive che accompagnano il viandante nelle campagne come nel borgo.

Chiudo con questa immagine che rimanda ad un altro articolo, in cui si visita, proprio nel cuore di Galugnano, una antica corte rimasta intatta, con tutto il suo carico di umana saggezza cui era stata concepita ed è rimasta fino ad oggi abitata. Un viaggio a San Donato e Galugnano vi riporterà nuovamente a contatto con la più autentica dimensione umana.

Fonti: Franco Michele Dell’Anna (Galugnano, una storia minore), Il Museo della Civiltà Contadina “Terra di Vigliano” di San Donato di Lecce, Wikipedia)

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