Il Museo Diocesano di Ugento

Rinato in nuova veste e spazi inediti, il Museo Diocesano di Ugento propone ai suoi visitatori uno scrigno di suggestiva bellezza che non mancherà di incantare tutti. Per usare le parole del Vescovo, Vito Angiuli, il Concilio Vaticano II ha riaffermato la dignità dell’arte sacra, definendola attività fra le più nobili dell’ingegno umano capace, per sua natura, di relazionarsi con l’infinita bellezza divina

e di contribuire a indirizzare religiosamente le menti degli uomini a Dio. E’ questo il pensiero che facevo anch’io, ammirando parecchie delle opere qui custodite. Con questo spirito, ripercorro qui una parte di questo viaggio, illustrando alcune di queste meraviglie…

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…cominciando da questo Crocifisso, opera di quel frate Angelo da Pietrafitta che abbiamo già conosciuto in un’altra occasione, famoso per la bellezza del suo Cristo in Croce, capace di strappare commozione ad un solo sguardo….

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…questo è l’angolo della pietà, nel Museo, perché ritroviamo una serie di Crocifissi straordinari…

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Anche questa è un’opera in legno, scolpita nel XVII secolo…

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Qui sopra, un’opera di Vespasiano Genuino, XVII secolo, legno scolpito e dipinto, proveniente da Tricase…

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…da notare come, anche se il soggetto è identico, tutto è diverso nell’opera, e l’impronta dell’artista lo fissa unico nella materia e nelle sensazioni lasciate al visitatore… siamo sempre nel XVII secolo, quest’opera viene da Patù…

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Pregevoli anche le tele esposte. Qui siamo davanti ad un opera seicentesca, del pittore neretino Donato Antonio D’Orlando, che raffigura la visita di Maria a Elisabetta narrata dai Vangeli. Proviene dalla chiesa conventuale delle Benedettine di Ugento.

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Sopra, vediamo una Pietà tutta salentina, opera però di un artista sconosciuto, che operò nel XVII secolo. Si trova da sempre presso la Cattedrale ugentina, interamente di legno policromo, di pregevole fattura.

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Sopra, un santo non molto comune in Terra d’Otranto, San Liborio, un’opera settecentesca, in pietra leccese policroma. Anche di questa purtroppo non si conosce l’autore, ma si ha certezza comunque sia di scuola locale.

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Interessante questo fonte battesimale del XV secolo, in pietra leccese, proveniente dalla cattedrale ugentina…

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Madonna di Leuca, scultura policroma in pietra leccese, del XVIII secolo. Autore ignoto.

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Sontuosi i paramenti sacri custoditi, qui sopra vediamo il piviale di San Vincenzo, indossato dal sacerdote in particolari funzioni religiose. E’ costituito da un ampio mantello, lungo fino ai piedi, aperto davanti e fermato sul petto da un fermaglio. Questo è in seta rossa, con ricamo, e risale al XIX secolo.

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Fra le altre cose, un prezioso reliquiario argentato settecentesco, realizzato a Napoli…

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Molto interessante anche l’ala del Museo dedicata ai libri d’epoca, sapientemente conservati…

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…insieme agli oggetti ad essi connessi…

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La pianeta è un paramento liturgico indossato dal sacerdote durante la messa. Quella qui sopra è di monsignor Luca De Franchis, vescovo di Ugento nel 1614, ed è realizzata in damasco verde.

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Non poteva mancare, nella grande città messapica, una vetrina dedicata a qualche reperto di quel glorioso periodo della storia ugentina!

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Una passeggiata in questo luogo, ricavato all’interno dell’edificio della Cattedrale, è come bere un calice d’amore, per cui ringrazio per questa visita l’amico Stefano Cortese, che ha curato il dettagliatissimo catalogo e l’allestimento del nuovo Museo insieme a Stefano Tanisi e Carlo Vito Morciano, ma anche e sopratutto la Curia, il Vescovo Monsignor Vito Angiuli, don Gianluigi Marzo (direttore del Museo) e don Giuseppe Indino, per la loro meritoria attività pastorale ma anche per l’interessamento a salvaguardare le testimonianze artistiche di questa terra. In questo Anno Santo 2016, per il quale in questa Cattedrale c’è una delle Porte Sante per il Salento, personalmente, per me che in questo tempio mi sono sposato è stato un motivo in più, tornare felicemente in questo luogo!

Museo Diocesano di Ugento

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