Ai piedi del massiccio del Pollino si erge un piccolo borgo antico, che il viandante che lascia la Basilicata per entrare in Calabria non mancherà di visitare: Morano Calabro.
La sua esistenza è riportata già sulla lapide di Polla, un’epigrafe latina che riporta il tracciato della strada Romana che portava da Capua a Reggio Calabria, dove si legge anche il nome di Muranum, appunto, l’attuale Morano: siamo nella prima metà del II secolo a.C. Più avanti, nei secoli, la prima significativa notizia storica di epoca altomedievale, risale alle incursioni saracene del X secolo, che infestarono anche questo territorio. La tradizione ricorda che i moranesi vinsero i saraceni in un leggendario fatto d’armi ricordato come la battaglia di Petrafòcu, svoltasi nelle terre appena fuori il borgo. Ad essa oggi ci si richiama come simbolo dell’indipendenza cittadina in una annuale azione storica in costume, la Festa della bandiera, oltre che iconograficamente nello stemma comunale. Tuttavia, essendo stata occupata la vicina Cassano proprio dai saraceni nell’anno 1031 è facile intuire che, per la sua strategica posizione, anche Morano infine venisse occupata; dunque l’accaduto sarebbe da ritenersi come un glorioso episodio di resistenza al nemico, trasmesso da una tradizione originariamente orale. In quegli anni infatti, le scorribande musulmane del 976 e del 986 si fecero più sanguinose, da qui fino alle Puglie, dunque appare poco probabile che Morano ne restasse esclusa. È quindi assai probabile che Morano non fosse ancora infeudata ai Normanni nel 1190, ovvero che mantenesse lo status di città regia. Di conseguenza, in quello stesso anno Enrico Kalà, generale dell’imperatore Svevo Enrico VI, decise di potenziarne le fortificazioni per meglio controllare i Normanni asserragliati nelle vicinanze. Una visita a questo borgo fascinoso ti lascia negli occhi il suo centro storico. Visitiamo la Chiesa arcipretale dei Santi Pietro e Paolo. Situata sulla sommità dell’abitato nei pressi del Castello, la fondazione risale intorno all’anno Mille. Sulle attuali architetture hanno inciso una serie di interventi successivi, ad eccezione del campanile in pianta quadrangolare di epoca medievale, che dell’impianto originario mantiene la posizione visivamente arretrata rispetto alla chiesa. L’interno in tre navate a pianta basilicale è decorato da delicati stucchi rococò, perché comunque la chiesa ha subito poi nei secoli le più svariate influenze artistiche. Le numerose opere custodite sono testimoni di un arco temporale che comincia dal XV secolo ai primi decenni dell’800. La Collegiata di Santa Maria Maddalena fu fondata nel 1097 al di fuori della cinta muraria come piccola cappella, l’accresciuto numero di fedeli rese necessario ampliarla nella seconda metà del XVI secolo. Custodisce il Polittico Sanseverino, realizzato nel 1477 dal pittore veneto Bartolomeo Vivarini. Mi piace associarlo al polittico dello stesso autore, che una volta si trovava a Santa Maria d’Aurio, a Surbo, ed ora custodito nella pinacoteca di Bari. Mi sono molto emozionato nel visitare i ruderi del Monastero di Colloreto. E’ un luogo dal grande fascino, sorto a qualche chilometro dal centro abitato, immerso nella boscaglia di un altopiano che sovrasta la campagna circostante lo svincolo autostradale di Morano. Questa visione contrasta molto con la solitudine ed il silenzio con cui vivevano i monaci tanti secoli fa, in questo luogo. Oggi il complesso monastico è in rovina, ma ai suoi tempi godette di grande prestigio, soprattutto a seguito delle munifiche elargizioni tributate dai fedeli e dalla nobiltà locale, fra i quali ricordiamo la principessa Erina Kastriota-Skanderbeg, moglie del feudatario Pietrantonio Sanseverino. Il monastero di Colloreto, il cui nome potrebbe derivare da Colle Loreto in onore della Vergine di Loreto, o da colorìto, termine che ne designerebbe la ridente e pacifica posizione, fu fondato dal Beato Frate Agostiniano Bernardo da Rogliano nel 1546, il quale sceltone il luogo, iniziò la sua esperienza di eremita. Successivamente, lo seguirono altri uomini pii che costruirono il monastero grazie a numerosi atti di beneficenza. L’edificio era fortificato con un torrione, e fino ai primi anni dell’Ottocento anche i suoi interni dovevano apparire sontuosi e ricchi di opere artistiche, ora disseminate nelle chiese cittadine. Il monastero, accrescendo il suo patrimonio e la sua influenza, subì numerosi attacchi alla sua sopravvivenza, soprattutto a causa delle ingenti proprietà fondiarie che andò cumulando nel corso degli anni. Una prima soppressione avvenne nel 1751 per volere di Carlo III di Borbone per il finanziamento del Real Albergo dei Poveri in Napoli; una seconda e definitiva avvenne nel 1809 con l’avvento francese. Oggi è diventato meta degli escursionisti che camminano sulle falde del Pollino.
ALESSANDRO ROMANO (chi sono)
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