Il Molo di Adriano a San Cataldo

Dai più dimenticato, il porto romano di Lecce (l’antica Lupiae), fatto ricostruire dall’imperatore Adriano, lentamente sta ritornando alla luce grazie ad una campagna di scavi che ne ha riportato in vista i tratti visibili sottraendoli alle sterpaglie. Pausania, scrittore, viaggiatore e geografo greco del II secolo d.C. lo citava nelle sue opere. Qui sbarcò Ottaviano, dopo aver appreso della morte di Cesare.

Un sito strategico, posto fra le città portuali di Brindisi e Otranto, svolgendo importante ruolo di scalo o rifornimento. Sotto ne vediamo, studiando la fotografia aerea, il disegno dell’antico impianto oggi ormai sott’acqua.

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Dopo la fine dell’Impero cadde nella totale dimenticanza, come tutta la zona del litorale, occupata da paludi e boschi. Soltanto nel XVI secolo qualche viaggiatore appunta l’esistenza di questa struttura muraria.

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In epoca moderna, di fronte ad esso venne alzato il faro.

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Il bastione si inoltra in mare per circa 150 metri, ma la parte centrale, bombardata dalle mareggiate, è collassata sotto le onde. Fra il 2004 e il 2008 l’intera struttura è stata oggetto di un pregevole studio, che ne ha analizzato ogni aspetto.

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Molto è ovviamente mutato, rispetto ai suoi tempi. La variazione del livello marino è stata calcolata in circa 3 metri, rispetto al livello attuale.

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Molti dei grossi conci presentano ancora le tracce lasciate dagli attrezzi utilizzati per la messa informa (ascia martello e scalpello a taglio liscio). Nelle fonti d’archivio ottocentesche si fa riferimento alla presenza di “barre di ferro” utilizzate per rendere solida la struttura. Del sistema di fissaggio restano sei grappe a doppia T e a pi greco.

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L’architettura del molo si riscontra in numerose strutture del bacino mediterraneo di diverse epoche.

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Qui giungeva la strada che arrivava da Lupiae, in alcuni tratti (dei circa 10 km di campagne attraversate) ancora visibili (vedi qui).

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Cassoni litici sono impiegati già in età classica a Lechaion, Larymna e Leukai; strutture «a compartimenti» in opera quadrata con un nucleo di pietrame sono impiegate nei porti istriani di età romana; analogie costruttive presenta anche il porto di Kyme Eolica forse risistemato nel I sec. d.C. 

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E’ stata acriticamente accettata l’esistenza di analogie strutturali tra il molo di San Cataldo e l’anfiteatro di Lecce, datato tra l’età repubblicana e la metà del II secolo d.C. che ha portato ad associare la cronologia dei due monumenti; in realtà esiste una differenza sostanziale nell’impiego dei materiali, essendo stata riscontrata la presenza di pozzolana d’importazione nel nucleo dell’opera cementizia dell’edificio leccese, assente invece nel molo. Ciò naturalmente non esclude la possibilità che i due edifici siano coevi.
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La soluzione edilizia adoperata a San Cataldo deve essere stata fortemente condizionata dall’ampia disponibilità di pietra da taglio e alla facilità di estrazione del materiale lapideo, reperito in zone assai vicine.
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Delle colonne di marmo bianco che in origine si allineavano lungo tutto il molo, ne resta solo un moncone (foto sopra)…
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Sebbene resti ancora aperta la definizione cronologica dell’organizzazione del sistema portuale, appare invece chiaro che con l’intervento imperiale, attuato per assicurare la protezione dai venti dei quadranti settentrionali e orientali, e stimolare anche i traffici delle produzioni locali, l’insenatura sabbiosa fu dotata di un molo in muratura innestato nell’estremità settentrionale nella terraferma, a chiudere uno specchio d’acqua adeguato per le manovre di carico e scarico di imbarcazioni di piccolo tonnellaggio.
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Molto parte, forse quella più affascinante, si nasconde ancora sott’acqua…
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Sul lato destro del molo, guardando il mare, all’interno di un unico blocco litico, si intravede ancora una iscrizione…
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…ed in mezzo una piccola imbarcazione a vela…
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…qui sopra si vede meglio: accanto alla piccola nave, le lettere “L” e “C”…
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…le altre lettere non sono ormai più distinguibili facilmente…
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…a vederla dal vivo, sembra riferirsi all’epoca del porto… ma al momento è impossibile affermarlo con certezza.
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“Portus Lupiae Il porto romano di San Cataldo tra conoscenza e valorizzazione”. Giuseppe Ceraudo, Mariangela Sammarco Laboratorio di Topografia antica e Fotogrammetria Università del Salento. Elaborazione della grafica: I. Ferrari.
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Con questa splendida ricostruzione, ricavata dal lavoro degli studiosi consultabile anche su Internet (Mariangela Sammarco è Dottore di Ricerca in Topografia Antica, collaboratrice del Laboratorio di Topografia Antica e Fotogrammetria (LabTAF), Università del Salento. Silvia Marchi è Dottoranda di Ricerca in Scienze dell’Antichità. Da questo loro lavoro sono tratte le notizie storico-archeologiche)… il molo di Adriano ritorna a vivere!
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Il Molo di Adriano a San Cataldo

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