Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website Mito e storie sui vasi greci antichi

Mito e storie sui vasi greci antichi

Quante volte gli occhi di noi amanti dei Miti Greci si sono accesi, come alla lettura dei versi immortali di Omero, davanti ai vasi dell’antichità?

E’ un incantesimo che si ripete sempre, entrando in un Museo, e ritrovandosi davanti alle storie che hanno forgiato la cultura europea. Facciamo un piccolo viaggio fra queste meraviglie, cominciando dal Vaso di Mykonos, che riporta la più antica rappresentazione conosciuta del Cavallo di Troia, il celebre tranello ideato da Ulisse per permettere ai Greci di entrare nella inattaccabile Troia. Fu realizzato intorno al 670 a.C. proprio sull’isola di Mykonos, con ossa umane al suo interno. Ritrae la guerra in tutta la sua cattiveria, compresi i momenti più barbari del sacco, mostrando soldati che commettono atti crudeli contro donne e bambini. Il collo del pithos, questo è il nome di questa tipologia di vasi, rappresenta il momento in cui il cavallo è circondato da guerrieri, con gli achei che osservano dalle fessure ricavate dal cavallo, l’attimo prima che si scatenasse l’inferno.
Qui siamo davanti ad una Kilix a figure rosse di produzione attica, datata intorno al 500 a.C., del diametro di 32 cm. La scena centrale della coppa mostra l’eroe omerico Achille che fascia il braccio dell’amico Patroclo. Di cui, possiamo quasi avvertire il fremito trattenuto per il dolore della ferita.
L’anfora di Ercole e Atena proviene dall’Attica, ed è databile al520 a.C. Su entrambi i lati vengono rappresentati i due celebri personaggi ad un banchetto. Su quello a figure nere l’eroe è disteso mentre sorregge una coppa nella mano destra. Il suo sguardo è diretto ad Atena, che è posizionata di fronte a lui, con indosso l’armatura e l’elmo, e dietro di lei c’è Ermes, che veste i suoi abiti tradizionali, tra cui i sandali alati e il cappello. Dietro Ercole c’è un giovane servitore nudo rappresentato nell’atto di mescolare acqua e vino. Di fronte al lettino su cui poggia Ercole è posizionato un piccolo tavolo sul quale si trovano della carne e del pane. Sullo sfondo è possibile osservare una vite che si interpone tra l’eroe e le divinità. Le armi di Ercole, un arco, una faretra e una spada, sono rappresentate come appese sulla parete retrostante. Il collo dell’anfora è decorato con una fascia ornamentale a palmette. Osservate con quanta minuzia e attenzione ai particolari è stato decorato questo vaso. L’altro lato, pur rappresentando la stessa scena, presenta delle differenze: il servo, Ermes e le armi sono assenti, e le viti crescono semplicemente dal terreno. L’incontro fra i due personaggi è più intimo, e intenso, e noi possiamo immaginare i tanti incontri fra gli eroi e le divinità cantati dall’Iliade e l’Odissea.
La cosiddetta Hydria Vivenzio è custodita al Museo Nazionale di Napoli. Fra le varie scene che si sviluppano possiamo osservare alcuni momenti del poema epico “La caduta di Ilio”. I personaggi sono tutti sullo stesso piano e le scene si susseguono senza interruzioni. A sinistra, Enea trasporta il padre Anchise fuori città, mentre a destra, Cassandra, nuda, cerca rifugio dietro ad un simulacro raffigurante la dea Atena, mentre tende la mano verso Aiace d’Oileo. Dalla parte opposta è raffigurato Neottolemo che uccide Priamo, che, con Astianatte morto sulle ginocchia, è seduto su un altare sporco di sangue. Accanto ad esso un acheo viene attaccato da una donna troiana e ancora più a destra è raffigurato il salvataggio di Etra da parte dei suoi nipoti.
Osserviamo ora il cosiddetto Vaso François, dal nome dell’archeologo che lo scoprì nel 1844 nei pressi di Chiusi. Un’iscrizione dipinta riporta il nome del ceramista e del ceramografo che lo realizzarono, per due volte: una prima con due frasi verticali inserite nella scena delle nozze di Peleo e Teti, e una seconda, non interamente conservata, sopra la nave di Teseo raffigurata sull’orlo.
Teseo fa da collegamento tra la scena con la danza degli ateniesi a Creta, nella fascia superiore, e la Centauromachia sotto di essa. Sul lato posteriore troviamo i 14 giovani ateniesi che erano stati inviati a Creta come sacrificio per il Minotauro, i quali danzano al cospetto di Teseo che li ha salvati e che conduce la danza suonando la lira; di fronte a Teseo si trova Arianna. A sinistra vediamo l’arrivo della nave che li riporterà in patria. Si tratta di un soggetto molto raro. Sul lato anteriore troviamo l’episodio della caccia al cinghiale calidonio, alla quale partecipano Meleagro e Peleo, il padre di Achille. Vi è la corsa dei carri, evento principale ai giochi funebri tenuti da Achille in onore di Patroclo. I cinque concorrenti indossano la lunga veste prescritta dal regolamento e tengono, oltre alle redini, il pungolo. Sul lato opposto la scena della Centauromachia, una delle prime in cui il protagonista non è Ercole, ma sono i lapiti che combattono i centauri in Tessaglia. Sulla spalla del vaso, nel suo punto di massima espansione, si trova la fascia decorativa principale, con la processione degli dei alle nozze di Peleo e Teti. La lunga processione è guidata da Chirone (che stringe la mano a Peleo) e Iride. Seguono tre figure femminili affiancate che sono seguite a loro volta da Dioniso. Gli altri volti frontali di questo fregio sono riservati a Calliope, una delle nove Muse, che suona il flauto di Pan, e a Efesto, che giunge dietro i carri in sella a un asino. Il mito vuole che la dea della discordia non fosse stata invitata alle nozze e che per questo la dea avesse lanciato il pomo d’oro da cui sarebbe scaturita la guerra di Troia a causa del giudizio di Paride. Sul lato principale sono rappresentati l’agguato di Achille a Troilo sotto le mura di Troia, l’ira di Apollo per l’uccisione di Troilo presso il santuario a lui dedicato, Priamo spaventato per ciò che accade. I fratelli di Troilo, Ettore e Polites, escono dalle porte della città; sugli spalti, nelle feritoie, ci sono cumuli di pietre da scagliare contro gli aggressori. Sull’altro lato vi è il ritorno del dio Efesto sull’Olimpo, Era seduta con Zeus e Afrodite. Poi vediamo Aiace che porta il corpo di Achille ucciso, che è la più antica rappresentazione del soggetto in Attica.
Il Vaso dei Guerrieri è uno dei tesori più importanti del Museo Archeologico Nazionale di Atene. Fu scoperto dal celebre Heinrich Schliemann a Micene ed è datato attorno al 1150 a.C. Ne riporto proprio le sue parole: «Nella “casa ciclopica” fra i tanti reperti meritano particolare attenzione i frammenti di un grande vaso, che rappresenta sei guerrieri armati di tutto punto, dipinti con un colore rosso scuro su un fondo giallo chiaro; stanno evidentemente partendo per una spedizione militare, e indossano tutti un mantello di cotta che arriva dal collo fin sotto i fianchi.» L’ampio fregio di soldati armati sul vaso ha suggerito il nome datogli da Schliemann. Nella scena della partenza si nota anche una donna sconsolata, che li saluta agitando una mano. E’ una scena che ci riporta al Mito, ma che è anche una delle principali fonti sull’armamentario in uso negli ultimi secoli del II millennio a.C. La bellezza di questi vasi è anche il fatto che ci trasportano nella vita reale di allora, nei momenti di quotidianità della gente comune. Come accade con la Coppa di Arkesilas, datata tra il 565 e il 560 a.C. Fu trovata a Vulci ed oggi è custodita a Parigi. E’ raffigurato un re, mentre osserva sette uomini che stanno imballando, pesando e immagazzinando beni commerciali. Delle iscrizioni indicano più in dettaglio le loro attività e il nome del re. Non è chiaro quali prodotti stiano caricando, forse il silfio, una pianta rara della quale Cirene aveva il monopolio, e l’attento controllo da parte del re sembrerebbe dare credito a questa ipotesi. Diversi animali africani sottolineano l’ambientazione geografica della raffigurazione. Per stile e motivo, questo dipinto è unico nell’arte antica. Immagini raffiguranti scene così connesse con la vita lavorativa sono molto rare, così come per la storia della tecnologia la raffigurazione delle bilance. E dei piatti. Inoltre è importante che tali immagini siano state prodotte in Laconia, a dimostrare gli stretti legami tra Sparta e l’Africa settentrionale.
La civiltà greca ci ha regalato un affresco della vita minima di allora, dove compaiono uomini come noi, mestieri comuni e “senza Storia”, aspetti del mondo che li circondava, come un ennesimo regalo che hanno tramandato al futuro, per forgiare noi tutti della bellezza di un tempo che fu.

ALESSANDRO ROMANO (chi sono)

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