Il colpo d’occhio a volo d’uccello è impressionante: decine e decine di strade carraie che a volte si intersecano, si intrecciano, e corrono sulla roccia,
dove per secoli hanno attraversato la Storia, in questo angolo di Salento. Siamo appena fuori Nardò, direzione sud. E stiamo seguendo l’antico tracciato della via Sallentina, una strada Romana, di origine messapica, che percorreva il versante occidentale della penisola salentina, seguendo la costa a pochi km di distanza, direzione Vereto, l’antica città posta a guardia del capo di Leuca, provenendo da Taranto, per giungere poi fino a Otranto, risalendo la costa dal lato orientale. Vicino Nardò si può oggi ammirare il tratto più vistoso e sopravvissuto di questo antichissimo tracciato viario, e non è il solo. Circa due km più a nord, proprio a ridosso del centro abitato di Nardò, si può ammirare anche da Google Maps l’imponente groviglio delle carraie sopravvissute, che non sono state sbancate o coperte, dalle moderne costruzioni o le strade provinciali. Mentre invece tornando verso sud di tre km, possiamo attraversare i solchi, che nuovamente tornano visibili, nelle campagne a ridosso di Lido Conchiglie. Questi tre siti sono oggi i soli sopravvissuti di questa antica strada delle nostre memorie, e, si spera, non verranno sbancate o ricoperte. Pochi altri lembi sono visibili molto più a sud, vicino Barbarano, quando la via comincia a risalire verso Otranto, per passare poi accanto al menhir Malcantone, dove il suo fondo diventa lastricato, mancando un buon terreno roccioso. Essa era il naturale prolungamento delle più famose Via Appia e Via Traiana, ed è citata dalla Tabula Peutingeriana, che era la mappa con cui i Romani avevano illustrato il mondo, oggi consultabile in una copia medievale. La sua storia è antichissima. Non lontano dal suo tracciato trovò la morte il re di Sparta Archidamo, sotto le mura assediate di Manduria. Essa vide poi la sconfitta della stessa Manduria per mano di Quinto Fabio Massimo Verrucoso, o il passaggio dell’imperatore Vespasiano, di ritorno da Alessandria d’Egitto a Roma. Il nome di questa strada deriva da un’epigrafe dedicata a Quinto Fabio Balbo, indicato come curatore della via Augusta Sallentina. Dopo la fine dell’Impero Romano essa andò perdendo via via sempre più importanza, ma non venne mai abbandonata del tutto. Lungo i suoi solchi, infatti, continuarono a muoversi durante il medioevo pellegrini e viandanti di ogni tipo, come dimostrano le iscrizioni che si trovano lungo il suo tracciato presso Ugento, dove fiancheggia un villaggio rupestre molto importante all’epoca, in cui si trovava la cripta del Crocifisso. Ma anche nei secoli successivi, quando dal XV secolo in poi nascono le grandi masserie fortificate, proprio lungo il suo tracciato si trovano alcuni dei più grandi esempi di questi insediamenti agricoli. Un piccolo mondo antico, che dopo millenni continua ancora a sussurrarci memorie dei nostri antenati.
ALESSANDRO ROMANO (chi sono)
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