Il confine più a nord dell’Impero Romano era il Vallo di Adriano, un’imponente fortificazione in pietra, fatta costruire nella prima metà del II secolo come confine con le tribù dei Pitti,
che segnava il confine tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia. Questa fortificazione divideva l’isola in due parti. Era lungo 118 km, ed era intervallato da forti militari, che controllavano il territorio. Vent’anni dopo fu fatta costruire un’altra fortificazione 160 km più a nord, da Antonino, in terrapieno e palizzata in legno, per contenere le bellicose tribù della Caledonia, l’attuale Scozia, ma già dopo un paio di decenni i Romani si ritirarono a sud del vallo di Adriano. Grazie al reportage fatto dall’amico Ottavio carbone, facciamo un viaggio lungo il tracciato di questa grande fortificazione. Benvenuti a Wall, che in lnglese significa Muro. No, non siamo a Muro Leccese bensì in un piccolo villaggio costruito nei pressi di Chester Fort. Girovagando per le stradine, ci si rende conto che queste abitazioni sono state erette utilizzando materiale proveniente dal Forte, nei pressi del Vallo. Il forte fu costruito nei pressi di un fiume ed era servito anche da un impianto termale. Le stalle ospitavano 500 cavalli. Questi massi nel fiume sarebbero i resti di un ponte Romano che collegava le due sponde del fiume, nei pressi del Forte. E’ ormai crollato da tempo. Il mitraismo, religione nata nelle regioni più orientali dell’Impero, ai confini con la Persia, e diffusa in tutto l’Impero fino ai confini settentrionali. Anche a queste latitudini i legionari venuti da lontano (forse dalla Siria) veneravano il Dio Mitra, seguendo rituali segreti. Il tempio del Dio Mitra è una struttura facilmente individuabile all’interno di un vasto pianoro che una volta ospitava un Forte Romano. Una volta qui erano alloggiati dai 500 agli 800 cavalieri, protetti da un muro di cinta alto fino a 6 metri, torri di guardia e fossati esterni. Al di fuori del forte si era sviluppato un abitato che ospitava le famiglie dei militari oltre ad un numero elevato di civili che vivevano offrendo servizi al forte, con le loro botteghe, taverne, officine. Oggi è un immenso pascolo, regno bucolico di questi ovini. Il muro passa poco più a nord del forte. Quando Roma ritirò le Legioni dalla Britannia perchè il pericolo principale veniva da Est, da quel confine segnato dal Danubio e dal Reno, per questa Provincia dell’Impero iniziò un lento declino fino a sprofondare nel periodo più buio della sua Storia. I Forti vennero gradualmente abbandonati sotto la pressione dei barbari provenienti da Nord e dalla odierna Germania e Danimarca, e questa linea di confine segnata divenne una cava per l’approvvigionamento di materiale da costruzione. In tutta questa parte d’Inghilterra, infatti, castelli, abbazie, chiese e monasteri vennero costruiti utilizzando materiale proveniente dal Muro. Questa è una piccola chiesetta dedicata a Saint Cuthbert, un Santo della Tradizione Anglo-Sassone, venerato anche nella Chiesa Ortodossa Orientale. Risale al 1200 e anche se distante 20 Km dal Muro è stata costruita utilizzando le pietre del Muro. Esempio raro di edificio sacro del XII secolo la cui copertura è stata realizzata con lastroni in pietra, dato che i tetti in legno venivano facilmente incendiati durante i continui attacchi perpetrati da invasori provenienti da ogni dove. Passeggiando nel centro di Hexham, una cittadina a 10 Km dal Muro, si notano edifici o parti di edifici parzialmente distrutti o rimaneggiati, costruiti, con gli stessi blocchi provenienti del Vallo. Il Vallo di Adriano scorre tra vaste campagne, si inerpica sui Monti Pennini, in scenari paesaggistici di rara bellezza, tra pascoli a perdita d’occhio, laghetti e fattorie. The Roman Army Museum è un Museo dedicato interamente all’Esercito di Roma, con ampi spazi dedicati al reclutamento delle truppe, alle esercitazioni, alla disciplina, all’organizzazione. Si trova nei pressi di uno dei 18 forti lungo la linea del muro. Il Museo è stato ideato per offrire una esperienza coinvolgente e interattiva. Publius Aelius Hadrianus, proveniente da una Famiglia Spagnola che era dedita al commercio dell’olio d’oliva. Personalità complessa, amava l’architettura come l’arte militare. Un’aula dove le scolaresche possono sedersi come in classe ed ascoltare un maestro dell’epoca Adrianea che offre lezioni sulla Romanità parlando di numeri, grammatica Latina, e modi di fare dell’Antichità. Si presenta come nativo di Neapolis e dice che la sua lingua madre è il Greco. Ha studiato a Roma e dopo un periodo di insegnamento in Belgio viene inviato al Nord della Britannia per continuare a fare il Maestro. Dice che la migliore cosa che un Padre può lasciare ai propri figli non è una cospicua eredità bensì una buona formazione scolastica. Questo teschio di bovino ritrovato nei pressi del forte venne sicuramente usato come bersaglio per le esercitazioni con l’Arco. Mostra ancora i fori delle frecce. Scopriamo anche la provenienza dei Soldati dalle varie parti dell’Impero. La ricostruzione di armi dell’esercito di Roma. Nello specifico una balestra ricostruita da un ingegnere Inglese che raggiunta la pensione si dedica alla ricostruzione di armi antiche sulla base delle poche fonti disponibili. Questo pannello dice che l’analisi del DNA offre l’opportunità di ricostruire la vita dei soldati le cui ossa sono state ritrovate durante gli scavi. In particolare l’analisi isotopica sui denti ci dice da dove proveniva l’acqua bevuta durante la vita dell’individuo, mentre l’analisi nucleare ci da informazioni sugli antenati. In particolare, il teschio di questo individuo trovato in una discarica del forte presenta il cranio fracassato lateralmente, forse da una lancia. Analizzando il palato si evince che il teschio è stato conficcato su un palo e quasi sicuramente esposto al pubblico. Inizialmente, gli archeologi pensano al caso di un abitante nativo del posto catturato durante un’operazione militare il cui capo fu esposto in pubblico come monito agli altri barbari. Questo sulla base del fatto che l’analisi isotopica mostrava che aveva bevuto acqua del posto durante la sua vita. Un’analisi successive sul DNA di tipo nucleare mostra chiaramente che la linea paterna del soggetto è chiaramente italica. Pertanto si tratta di un Cittadino della Britannia il cui Padre proveniva dalla penisola italica. Un altro pannello mostra lo scheletro di un bambino di 10 o 11 anni ritrovato presso il Forte noto come Vindolanda. La sepoltura risale al 213-220 AD quando il Forte era tenuto dai Galli. L’analisi dello scheletro mostrerebbe che mani e piedi del bambino erano legati e questo suggerirebbe una fine violenta. Lo stato deteriorato delle ossa non permette un’analisi approfondita del DNA essendo il corpo stato sepolto in un terreno argilloso. L’analisi isotopica ci dice che il bambino fino all’età di 7 anni aveva bevuto acqua di un Paese Mediterraneo (forse Nord Africa). Gli archeologi si interrogano come mai il corpo era stato sepolto sotto ad una lastra di pavimentazione all’interno di una caserma militare e non in un cimitero destinato ai morti. Ai tempi dell’antica Roma era strettamente proibito seppellire i morti all’interno di un insediamento, essendoci i cimiteri fuori le mura. Questo alimenta i sospetti degli archeologi che si sia trattato di un caso di omicidio in cui la vittima è stata eliminata seppellendola all’interno di un alloggiamento destinato ai militari. Nell’ultima sala di questo museo si parla di come il cambiamento climatico possa impattare le aree archeologiche. Eccessivo irraggiamento, siccità alternata a forti precipitazioni possono alterare lo stato dei reperti (ossa, materiali tessili, iscrizioni, oggetti in legno) che giacciono ancora sepolti sotto metri di terra. Anche lo sfruttamento del suolo per fini agricoli e pastorali hanno un forte impatto su quello che giace sotto terra. John Clayton: è merito di questo uomo se gli appassionati di Storia Romana possono ammirare lunghi tratti del Muro in piena campagna Inglese. Dei 118 KM di Muro la maggior parte non è più visibile. Su entrambi i versanti il Muro è scomparso. In alcuni punti sono visibili alcuni tratti di pochi metri oppure solo le fondamenta. In alcune aree gli studiosi ignorano dove passasse esattamente. Si annovera il caso di un residente della zona, che si è imbattuto nelle fondamenta del muro facendo uno scavo nel proprio Giardino per farci una piscina. John Clayton era un proprietario terriero oltre che avvocato e appassionato di scavi archeologici e antiquariato. Fu proprio lui, vissuto nell’800, ad accorgersi che del Muro, in pochi decenni, ne sarebbe rimasto giusto un ricordo. In effetti, in quell’epoca, contadini e allevatori continuavano a prelevare materiale dal muro per continuare a costruirci stalle, fienili e abitazioni. Pertanto in mancanza di una tutela legale di un’opera archeologica, questo appassionato di storia pensò bene di acquisire tutti i terreni dove era presente il Muro al fine di preservarlo per le future generazioni. Quando morì nel 1890 all’età di 98 anni era divenuto proprietario di 32 KM di Muro nella parte centrale che attraversa i Pennini oltre che di quattro aree archeologiche. Nel 1832 ereditò una tenuta nei pressi della cittadina di Chollerford giusto sul fiume North Tyne, dove la sua famiglia in passato aveva rinvenuto testimonianze archeologiche di un passato lontano. Ed è in questa tenuta che giusto nel punto dove c’erano dei resti di un Ponte romano iniziarono i lavori di scavo che portarono alla luce il forte di Chester. Così si presentava il Forte di Cilurmun sulla base delle risultanze archeologiche. Al giorno d’oggi è possibile visitare l’area archeologica come anche la vasta collezione di oggetti rinvenuti sul posto come anche in altri forti appartenuti a John Clayton. Il tutto è gestito brillantemente dall’English Heritage che si occupa a livello Nazionale di gestione e protezione di Musei, aree archeologiche, palazzi d’epoca. La collezione include un vastissimo numero di altarini votivi, un lapidario immenso, tantissime macine, e iscrizioni provenienti da edifici civili e militari. In particolare, da segnalare il rinvenimento, in uno dei forti appartenuti a Clayton, di un pozzo sacro dedicato ad una divinità dei pozzi e delle acque. Tale culto di origine Celtica era largamente diffuso nella provincia della Britannia ed in particolare in quelle aree attraversate dal muro. Durante la presenza militare Romana, in questo pozzo I seguaci di questo culto vi gettavano a scopo devozionale monete, altarini, oggetti preziosi. Clayton rinvenne 16 mila monete, 22 altarini votivi ed uno svariato numero di oggetti. Copia di un diploma militare Romano conferito da Antonino Pio che sancisce la Cittadinanza Romana ed il diritto di sposarsi. L’originale è esposto al British Museum di Londra. Ecco le terme. Ragguardevoli sono le dimensioni del Ponte a giudicare dai massi raccolti dall’altra parte della riva. Housestead Fort si trova all’incirca al centro della linea del Vallo Adrianeo, non molto lontano dal Tempio di Mitra. Era noto come Vercovicium al tempo di Adriano. Il Forte si trova giusto a ridosso del Muro e comprende quattro punti di accesso che permettevano il transito in entrata ed uscita tra la Britannia ed i territori a nord controllati dalle agguerrite locali popolazioni tribali. Vi si accede tramite un’area gestita dall’English Heritage che comprende parcheggio, punto di accoglienza visitatori, punto di ristoro per chi percorre a piedi il percorso. I Cartelli posti all’ingresso, oltre a fornire informazioni storiche sul posto, invitano i visitatori al rispetto delle regole soprattutto quando si attraversano i pascoli che sono di proprietà privata. In Inghilterra la proprietà di un terreno destinato a pascolo oppure all’agricoltura non da al proprietario del fondo la facoltà di interdire il passaggio pedonale. In questo modo, si cerca di far convivere pacificamente visitatori, camminatori ed i privati proprietari dei terreni. Ai limiti dell’area archeologica c’è un piccolo museo che espone i reperti archeologici ritrovati in zona. Oggi una scolaresca fa visita al Forte e per l’occasione un dipendente del Museo, vestito in abiti di Epoca Romana, fa una lezione di storia all’aperto coinvolgendo di volta in volta gli studenti. L’area fu oggetto di investigazione da parte di John Clayton. Costituisce l’esempio più completo di Forte Romano che si conosca in tutto l’Impero Romano. Costruito a partire dal 122 AD ospitava 800 soldati di fanteria. Le lapidi e le iscrizioni rinvenute ci dicono che il forte era tenuto dai Tungri, tribù di origine Germanica, facenti parte dell’esercito Romano e provenienti da un’area che al giorno d’oggi ricade nel Belgio. Gli scavi hanno portato alla luce un granaio (destinato alla conservazione di derrate alimentari), alcuni pozzi per attingere acqua, un ospedale, una latrina, un forno per la cottura del pane, una serie di caserme per alloggiare I militari, il quartiere generale che ospitava il Comando pretorio. Nei pressi del forte si sviluppò negli anni un insediamento civile che si suppone ospitasse i familiari dei militari oltre che botteghe e attività artigianali che supportavano il forte stesso. Chiaramente la destinazione del Forte è mutata nel corso dei secoli a partire dagli anni in cui Roma iniziò il lento ma progressivo disimpegno in Britannia. In epoca Anglo-Sassone, le caserme militari ospitavano delle attività artigianali e commerciali. In epoche più recenti il sito divenne bersaglio di antiquari e tombaroli che conducevano “scavi archeologici” senza alcun controllo. Poi anche su una delle porte di accesso, nel XVI secolo vi fu costruita una Casa-Fortezza per difendersi dalle continue incursioni per la sottrazione di bestiame. Bisogna sapere che nell’Inghilterra del Nord e nella vicina Scozia fino all’800 ed oltre, famiglie rivali organizzate in Clan, si contendevano Pascoli e greggi, facendosi la guerra e rubandosi il bestiame vicendevolmente. Queste fortezze ospitavano il bestiame al piano terra che non aveva porte di accesso ma solo piccole finestrelle. Gli abitanti accedevano al piano superiore tramite una Scaletta, per garantire la possibilità di difesa in caso di attacco. Le possenti porte di accesso al forte sono state riportate alla luce ed una replica è stata riprodotta in scala 1:1 presso il Museo di Arbeia a Newcastle. Coria (Corbridge) la città più a nord dell’Impero Romano. E’ stata sotto il controllo di Roma per circa 350 anni. Ovini al pascolo in una campagna del Northumberland. Questa è una scena tipica della campagna del Nord dell’Inghilterra dove in una giornata di tempo perturbato, il cielo regala colori bellissimi. Siamo nei pressi della cittadina di Corbridge, vicino Hexham a 25 KM da Newcastle. Coria nacque come forte ben prima della costruzione del Vallo e poi si evolse in città fungendo da base logistica per la costruzione del muro ed il mantenimento delle truppe. Di Coria se ne erano perse quasi completamente le tracce. Sorgeva nei pressi del fiume Tyne dove si incontravano due strade di epoca Romana, a 4 KM a sud del Muro. I primi scavi iniziarono nel 1861 ma fu nel 1906 che iniziò una vera campagna di studi che durò fino alla prima Guerra Mondiale, per poi proseguire negli Anni 70 e 80 quando vennero fatte delle importanti scoperte. Coria è stato il primo sito archeologico dove vennero impiegati per la prima volta in Inghilterra Studenti di Archeologia. Lo scavo portato alla luce costituisce solo il 10% della estensione totale della città. Pertanto la stragrande maggioranza di Coria rimane sepolta sotto i pascoli e sotto all’attuale cittadina di Corbridge. Lo scavo portato alla luce si sviluppa lungo un asse stradale principale dove sorgevano numerosi edifici ad iniziare dal granaio (che serviva a conservare derrate alimentari), caserme per l’alloggiamento delle truppe, Impianti termali, una fontana pubblica. Sono evidenti segni di un acquedotto che serviva la città. Tra i ritrovamenti più importanti si annovera una pietra tombale di un soldato Romano a cavallo che travolge un barbaro. La lastra originale fu utilizzata per la costruzione del transetto dell’Abbazia di Corbridge in Epoca Medioevale e fu ritrovata e catalogata nel 1881. Attualmente il Museo ospita una riproduzione dipinta come forse appariva in epoca Romana. Il secondo pezzo del Museo è costituito dal Leone di Corbridge e rappresenta la vittoria dell’Uomo sulla morte. Si pensa che in origine adornava un mausoleo, ma che fu poi in seguito utilizzato per adornare una fontana quando i denti del leone furono tagliati per fare posto ad una cannella da dove fuoriusciva l’acqua. Il pannello dice che, molto probabilmente, lo scultore dell’opera non aveva mai visto un leone dal vivo dato che le dimensioni del felino coincidono con quelle della preda (un caprone). Un ritrovamento di rilevanza internazionale include il Tesoro di Corbridge che gli archeologi hanno riportato alla luce nel 1964 e che fu definita una capsula del tempo di quasi 2000 anni. Si tratta di un baule che fu nascosto da un soldato Romano forse per un allontanamento temporaneo dal forte ma che non fu mai recuperato dal possessore. All’interno del baule l’armatura completa ed una serie di attrezzi da lavoro appartenuti allo stesso soldato come anche dadi da gioco. Si tratta dell’unico pezzo di corazza ad armadillo rinvenuta al mondo che ha permesso di ricostruire come venivano assemblate le armature dei Soldati. All’interno del Museo è conservata la lastra tombale di Barathes, portatore di stendardo di un’unità di marcia dell’esercito, nato a Palmyra (Siria) morto all’età di 68 anni, a dimostrazione della multiculturalità raggiunta dall’esercito Romano anche sui confine più lontani. All’interno degli scavi è stata rinvenuta una camera sotterranea in corrispondenza di edifici militari destinati agli alti comandi. Considerata la possanza delle sua mura si suppone fosse destinate a custodire il denaro contante che veniva utilizzato per le paghe della milizia, come anche per la custodia dei vessilli e stendardi delle divisioni. Nel corso dei secoli i movimenti del terreno hanno prodotto una ondulazione delle opere murarie. La fontana come appare oggi mostra evidenti segni di usura dovuta all’uso continuato nei secoli ed una ricostruzione di come poteva apparire. I granai sollevati rispetto alla sede stradale e provvisti di fori di ventilazione per permettere la conservazione ottimale delle derrate alimentari. Lo studio di Coria si è avvalso anche del supporto di due subacquei che hanno scandagliato il fiume Tyne nei pressi dello scavo permettendo agli archeologi di avere una idea di come si sviluppasse il Ponte Romano. Durante le immersioni i due subacquei si sono imbattuti in un elevato numero di oggetti, forse persi accidentalmente oppure gettati dal ponte nel fiume a scopo rituale (monete, ceramiche, calzature). I due subacquei raccontano la loro esperienza in un video e commentano che non si erano mai occupati di ricerche archeologiche prima di essere chiamati a Corbridge per offrire il loro contributo. Sono emerse alcune particolarità, dagli scavi. Frontoni, lapidi, elementi decorativi di edifici sono stati utilizzati in epoche successive alla Caduta dell’Impero Romano come materiale di riempimento delle strade e la maggior parte sono stati trovati con la parte riportante le iscrizioni rivolta verso il basso. Questo forse testimonia che in epoca Anglo-Sassone c’era quasi un rifiuto di ciò che riguardasse il passato? Allo stesso tempo questo ha permesso alle iscrizioni di rimanere quasi inalterate per due millenni. E poi, sempre in epoca Anglo-Sassone e quindi dalla caduta dell’Impero e per tutto l’Alto Medioevo, Coria cambiò totalmente aspetto. Gli edifici destinati alle milizie Romane vennero gradualmente abbandonati fino a crollare e scomparire e sulle stesse aree dove questi insistevano si iniziarono a seppellire I morti contrariamente a quanto avveniva nell’epoca di Roma, quando era proibito inumare i morti all’interno dei forti o degli Insediamenti civili o militari. Pertanto gli Archeologi nell’effettuare gli scavi si sono dapprima imbattuti nelle sepolture di epoca Anglo-Sassone, prima di raggiungere gli strati sottostanti relativi al periodo in cui Coria fungeva da base logistica per la costruzione ed il mantenimento della linea difensiva voluta da Adriano. Un pezzo di grande storia Romana, di cui ringrazio l’amico fraterno Ottavio Carbone, e la sua esplorazione del Vallo.
ALESSANDRO ROMANO (chi sono)
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