Il territorio di Pulsano è stato abitato sin dalla notte dei tempi.
Presso Torre Castelluccia gli archeologi hanno ritrovato resti di un villaggio ed una necropoli che risalgono al Neolitico. Ma un villaggio esisteva anche nell’Età del Bronzo, e nell’Età del Ferro, ciò vuol dire che le genti hanno abitato questi luoghi dal XVIII all’VIII secolo a.C. Nel Museo Archeologico di Pulsano possiamo fare un’appassionante visita alle memorie di questo lembo di terra del tarantino, che nel corso di millenni hanno cantato le gesta di uomini preistorici, per poi arrivare ai Greci e i Romani. Nel corso dell’Età del Bronzo si svilupparono molti contatti culturali e commerciali fra questo territorio e le isole dell’Egeo, ed i reperti custoditi nel Museo ne sono una valida testimonianza. L’epoca d’oro della civiltà greca è illustrata da una serie di vasi che vanno dal V al III secolo a.C. Fra le opere in scultura c’è una statua che sembrerebbe raffigurare Silvano, divinità italica delle campagne e dei boschi, protettore dei pastori e dei cacciatori. Dalla località Luogovivo derivano alcuni reperti provenienti da una villa d’epoca Romana, che risalgono fra II e III secolo d.C. Oltre alle statue sono stati ritrovati fermacapelli, fibbie e anelli, di finissima fattura. Passeggiare in questo museo è anche l’opportunità di poter fare un viaggio insieme ai rampolli delle famiglie nobili inglesi e francesi, che a partire dal 1700 dedicavano mesi della propria istruzione nella visita alle principali città del meridione d’Italia. Spesso si trattava di artisti, ed è grazie a ciò che noi oggi possiamo vedere attraverso le loro pitture e raffigurazioni ciò che essi stessi vedevano coi propri occhi. Città, paesaggi costieri e di terra, rovine grandiose dell’antichità, spesso qualcosa che oggi non esiste più, immagini meticolose trasferite intatte attraverso i secoli grazie ad un sincero amore che questi viaggiatori d’altri tempi hanno avuto per la nostra terra. Questo scrigno di tesori si trova all’interno del convento dei Padri Riformati, una struttura che all’epoca delle invasioni turche fu fortificata con una caditoia per la difesa, e di cui resta una sala affrescata molto affascinante: c’è una raffigurazione dell’Ultima Cena che risale al 1727, e ci mostra uno spaccato della ceramica e le posate che si usavano all’epoca in tavola. Insomma, un viaggio nel tempo e nella storia che non mancherà di sorprendervi.
ALESSANDRO ROMANO (chi sono)
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