Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website Il mondo rupestre di Lama d’Antico

Il mondo rupestre di Lama d’Antico

Visitare il villaggio rupestre di lama d’Antico, presso Fasano, camminare fra queste rupi, entrare nelle case, nella chiesa del villaggio, è un’esperienza intima e intensa,

che mettendoti accanto alla storia minima di una semplice comunità, ti catapulta pure nella grande storia, nel tripudio dell’arte e dell’architettura. Torniamo indietro nel tempo: alla caduta dell’Impero Romano, la mancanza di un’autorità centrale e le scorrerie di predoni lungo la costa, spinse le genti che vivevano sul mare verso l’entroterra. La grande città di Egnazia fu così lentamente abbandonata, ma poco distante, nelle lame del territorio più all’interno, si ritrovarono i suoi abitanti, che si stanziarono in questa vallata, scavando nei suoi fianchi rocciosi le loro case, le stalle per gli animali, gli ambienti del lavoro e del culto. La presenza umana in questa vallata è documentata già dalla preistoria, ma è appunto dal Medioevo che diventa una realtà importante. Ritrovamenti di reperti che ne raccontano la storia se ne fanno ancora recentemente. Nel corso dei lavori di aratura nella zona antistante la chiesa, venne ritrovata casualmente una moneta del periodo dell’imperatore bizantino Giovanni I Zimisce: siamo quindi negli anni 969-976, e questo luogo era un importante crocevia di passaggio. Sia da un lato che dall’altro della lama, si aprono vari ambienti rupestri. Mancano ambienti identificabili con certezza come mulini, mentre sono state rinvenute numerose pile in tufo per la macinazione manuale dei cereali, oltre che fosse granarie per la conservazione della farina. E soprattutto, una lunga serie di cisterne per la raccolta delle acque piovane. Se ne trovano anche all’ingresso cella chiesa di lama d’Antico, che è un vera delizia architettonica, scavata con un soffitto molto alto, con una serie di 23 archetti che corrono lungo il muro perimetrale. In fondo a questa navata, su un piano più elevato, si apre una piccola abside con un altare attaccato al muro ed un sedile a braccioli. Qui si conservavano i paramenti liturgici. Oggi restano purtroppo pochi affreschi ancora leggibili, in origine era completamente decorata, e le iscrizioni in greco campeggiavano sui muri. Di grande interesse iconografico è la raffigurazione presente nella lunetta absidale. Al centro è la scena cristologica tratta dall’Apocalisse, con Gesù racchiuso in una mandorla di luce e ai quattro lati i simboli degli evangelisti. Ai due lati del Cristo sono raffigurati San Giovanni Battista e la Vergine con il Bambino. Secondo alcuni studiosi, lo stile degli affreschi permette di datarli alla seconda metà del XII secolo; altri datano invece gli affreschi del bema all’XI secolo. Il villaggio proseguiva lungo le derivazioni delle lame. Così raggiungiamo a poche centinaia di metri la Chiesa di San Lorenzo, che mi ha lasciato estasiato per le trovate architettoniche e la bellezza degli affreschi, qui sopravvissuti in maggiori quantità. Nell’abside di forma rettangolare, dove si vedono ancora le tracce dell’altare, anch’esso ricavato dallo scavo nella roccia, è affrescata anche qui la Deesis, ossia la scena del Cristo Pantocratore seduto in trono, con affianco la Vergine e San Giovanni Battista. Questo luogo conserva un fascino intimo e intenso: qui, già a partire dall’anno Mille, monaci greco-italici e benedettini dovevano aver intessuto rapporti tra loro, e prova ne è vedere affrescati accanto, nella stessa composizione, San Benedetto ( a sinistra) e San Basilio (a destra), i cui nomi sono trascritti in greco per renderli maggiormente riconoscibili. Visitando questo piccolo mondo antico è come poter attraversare il mondo medievale dei nostri antenati. E’ vero, erano trogloditi, vivevano nelle grotte, ma quanta sapienza avevano accumulato, nello scavare la roccia, nel conservare l’acqua, nell’architettare letteralmente la pianta di una chiesa che non ha nulla da invidiare alle basiliche sulla terra. E poi, davanti a questo affresco unico al mondo, credo non lo troverete nemmeno in Cappadocia, vediamo i simboli della chiesa ortodossa bizantina e quella latina di Roma: per questa gente voleva dire che la Chiesa era UNA, e la loro fede era autentica e laboriosa, come la semplice vita che conducevano fra queste rupi.

ALESSANDRO ROMANO (chi sono)

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