Il mondo immutato attorno a Sant’Emiliano

Ci sono alcuni luoghi immutati e, magicamente, forse immutabili in Salento. Uno di questi è senza dubbio il piccolo mondo attorno alla torre di Sant’Emiliano, poco a sud di Otranto.

E’ una scogliera che sprigiona un’energia difficilmente raccontabile, con le parole…

Il mondo immutato attorno a Sant'Emiliano

…tutto sembra ricondurre, gli occhi e l’animo, ad un tempo indefinito di miti e dèi…

…verso nord sembra aprirsi l’antro di Polifemo descritto da Omero nell’Odissea, dove il ciclope tenne richiusi gli eroi reduci da Troia…

…c’è anche il recinto per le pecore, che il gigante aveva costruito per il suo gregge…

L’azzurro  del cielo e del mare baciano le aspre rocce del litorale…

…lungo il quale sembra navigare essa stessa l'”isola degli inglesi”, come la chiama qualcuno, per via del naufragio di un piroscafo che prima metà del Novecento vi incocciò incautamente addosso…

Risalgo pian piano l’altura che porta verso la torre, direzione sud…

…un gigantesco sperone di roccia domina questa immensa scena teatrale della natura…

…e proprio lì sopra, nel XVI secolo fu eretta questa vedetta costiera, con funzione di avvistamento delle frequenti navi pirata turche…

…sotto di essa si apre un’altra grotta naturale…

…arrivati in questo punto, c’è un cambio nella percezione dei suoni circostanti, lo spazio si apre a dismisura, congiungendosi col panorama a destra della torre…

La pace che vi si respira è qualcosa di inesprimibile. La dolce solitudine del luogo (queste immagini sono state realizzate in pieno agosto) non è toccata nemmeno nei periodi di più grande flusso turistico…

La zona verde che si nota sopra, ai piedi dello sperone che accoglie la torre, è un ficus, che probabilmente nasconde i resti di una chiesetta di minuscole dimensioni, intitolata a Sant’Emiliano, da cui la torre probabilmente mutuò il nome. Come riportato da un articolo dello storico uggianese Clemente Leo, tale chiesetta era ancora in piedi nel 1665, quando fu redatto l’ultimo inventario dei beni dell’Abbazia di S.Nicola di Casole. Ecco il relativo estratto: “… vi sono tre Monti degradanti fino al litorale con i loro valloni, dei quali Monti i nomi sono, cioè: il Monte che sta dalla parte occidentale di detto fondo (detto “Mittanasi” o “Noli Me Tangere”) si chiama Sant’Emiliano, e dalla parte della Marina di detto Monte appare la chiesa di Sant’Emiliano, che è in essere (sta in piedi) e fabbricata (nella sua integra struttura), sulla quale vi sta una Torre dove si fa la Custodia per l’Invasione – mai sia! – dei Turchi; il secondo Monte viene chiamato il Monte della Grotta, e nella parte inferiore di detto Monte appare una Grotta malfatta e il terzo Monte è detto volgarmente il Monte Rotondiello, dove vi sta una vasca di raccolta dell’acqua, sito nel Feudo di Otranto, vicino ai beni di Michele Alaves da settentrione, i beni della predetta Abbazia (di S.Nicola di Casole) chiamati le Agreste da oriente, occidente e meridione, ed ivi affluisce l’acqua…”.

Oggi non restano tracce della chiesa, ho cercato di capire se questi muri perimetrali si riferiscano ad essa…

…ma la vegetazione infestante impedisce ogni approfondimento…

…e comunque la sua esistenza era stata già provata dall’amico Raffaele Santo, che riuscì ad individuare resti di tegole che facevano parte della copertura del tempietto…

…come dimostrano queste sue foto che condivido.

Dalla torre, scendendo fino al mare, si incontra uno dei fenomeni più straordinari di questa linea costiera: le famose “marmitte del gigante”…

…si tratta di un fenomeno assolutamente naturale: la pietra ha assunto questa perfetta forma sferica dalla notte dei tempi, ruotando incessantemente spinta dal moto ondoso all’interno di una cavità…

…tanto che oggi, pietra e cavità siano una piccola opera d’arte che lascia incantati.

Dai racconti che ho raccolto in loco, mi è stato detto che quando il mare è in tempesta la pietra si muove emettendo un suono cupo… uno spettacolo da brividi, considerato il luogo, altamente pericoloso per via di massi giganteschi, che ricordano un tremendo tsunami abbattutosi lungo questo litorale nel 1743.

Il paesaggio si fa più ampio, in cima alla torre…

…ai piedi di essa c’è una vasca scavata nella roccia…

Verrebbe voglia di restare qui un giorno intero…

…come probabilmente un tempo qui i viandanti facevano, e non di rado…

…ma in fondo, è bello anche andarsene…. sapendo che molto presto ci ritornerai!

 

 

(Questo luogo ha ispirato il seguente cortometraggio: “Otranto, un Viaggio”).

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Il mondo immutato attorno a Sant’Emiliano

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