Parole e sguardi sul Salento

Avrebbe voluto fare la guida turistica nel Salento, oppure l’archeologo. Così non è stato. Anche se, a vario titolo, con le mani e con il cuore, ha contribuito in maniera importante a diventare un vero e proprio “megafono” di questa terra. Alessandro Romano, classe ’75, ha cominciato, più di vent’anni fa, a lavorare come operatore e regista

presso l’emittente salentina Telerama, per programmi come “Salento d’Amare” e “Terre del Salento”. Ha prestato il suo obiettivo fotografico a diversi libri di natura storico-archeologica. È inoltre scrittore di due romanzi di successo.

He dreamed to become a tourist guide or an archaeologist. It didn’t turn out like that. But his hands and his heart has still contributed in him becoming a true voice of this territory, More than twenty years ago Alessandro Romano, now 43, began working as an operator and director with the local television network Telerama on programs such as “Salento d’Amare” (lovable Salento) and “Terre del Salento” (The Land of Salento). He has been
the photographer on several books on natural history and archaeology. And he is the author of two successful novels.

Alessandro, da più di vent’anni ormai, racconti il Salento, con vari mezzi e linguaggi. Da dove nasce questa passione e dove ti porterà? “Comunicare” qualcosa, qualsiasi cosa, ad ogni livello, sia tramite scrittura o mezzi audiovisivi, necessita un quotidiano e costante faccia a faccia con la nostra immagine nello specchio, un dare corpo agli ideali con cui siamo cresciuti che non ammette pause. L’intima e personale via della vita per alcuni nasce per caso e sembra procedere come frutto di coincidenze indipendenti da noi. In realtà, io non credo al caso: è vero, cominciai a scrivere a 12 anni perché volevo essere simile ad una ragazzina che mi piaceva molto, in classe, che era l’unica che conoscessi che esercitasse quotidianamente la scrittura, con il suo diario. La penna, per uno come me estremamente riservato e solitario, fu curativa e incoraggiante. Ma di tutti i miei cassetti ricolmi mai niente sarebbe uscito senza la spinta di mia moglie, che mi ha quasi costretto a uscire dal guscio! Nel mio primo romanzo raccontai dei lumi che mi hanno guidato, io sono l’uomo cresciuto coi poemi cavallereschi, che ha aspettato solo la donna della sua vita, che ha baciato solo lei, che ha fatto l’amore solo con lei, che se non l’avesse incontrata sarebbe rimasto solo il resto della vita, perché un ideale è tale solo se lo si innalza oltre se stesso e il “successo”, nella propria vita. È questa la sintesi della mia scrittura.

Alessandro, for more than twenty years by various means and languages, you are teaching us about Salento. How did this pasion of yours begin and where has it brought you? To communicate something, anything, at any level, through the written word or through other media, you need to look your own reflection in the eyes on a daily basis, a non-stop bringing your childhood ideals into reality. For some their personal journey in life is chosen by coincidence and seem to proceed as a fruit of coincidences outside their control. But i do not believe in chance: It’s true that I started writing at the age of 12 because i wanted to be like a girl in class I liked and who was the only person I knew who wrote on a daily basis, in her diary. For somebody like me who is extremely reserved and solitary, the pen became a cure and an incouragement. But nothing would ever have left my drawers stuffed with writings without the pressure from my wife, who basically forced me to come out of my shell. In my first novel I talked about the lights who have guided me, I am a man who has grown up with poems of chivalry, who has always waited for the woman of his life, who has kissed only her, made love only to her, who would have lived alone if he had never met her, because an ideal is such only if it rises above the self and the search for “success” in your life. This is the synthesis of my writings.

Oltre che operatore tv e regista, sei anche un apprezzato e premiato scrittore. “Lento all’ira”, il tuo ultimo romanzo, è stato definito “un romanzo dal cuore salentino”… I premi che “Lento all’ira” sta raccogliendo in tutta Italia li vedo come un canto alla mia terra, non una celebrazione dell’autore. Io letteralmente scompaio, quando narro, non sono io, è il Salento tutto che parla. Io ascolto voci, fotografo luoghi, osservo volti, rifletto sui discorsi che capto per le strade, e vedo tutto come la logica conseguenza del lungo cammino della Storia di questa nostra piccola terra. Che era il centro del mondo, del Mediterraneo, la porta da cui entravano o uscivano le genti di ogni dove, il suolo dove viveva una gente frutto della commistione di tutto questo mondo: i Messapi fondarono grandi città, le difesero con gigantesche muraglie, avevano una loro scrittura, una loro identità, pur essendo figli del Mediterraneo, eppure non avevano interesse ad espandersi, colonizzare altre terre come facevano i Greci, era come se fuggissero la Storia, volevano starne alla larga, non “farla”. Era come se più di ogni cosa interessasse loro questa terra, la loro unica “colonia”, e aiutare la propria madre, e imparare dal padre. Fu uno di loro, Quinto Ennio, a “istruire” i Romani quando essi imposero la loro forza: Cicerone lo definì il “padre della letteratura latina”, portò a Roma la sua cultura, che era quella di questa terra, parlava tre lingue, diede loro le chiavi del “Mare Nostrum”. Di cui il Salento era il cuore.

Apart from working as a television operator and director, you are also a succesful and awarded author. Your first novel “Lento all’ira” (Slow to Anger) has been defined a novel with Salento in its heart… I see the prices that “Lento all’Ira” is receiving all over Italy as a praize of my land, not of me as an author. I litterally disappear when I write, it is all of Salento that is talking. I listen to the voices, photograph places, observe faces, contemplate conversations I overhear on the street, and see all of it as the logical consequence of the long road of the history of our small territory. Which was once the centre of the world, of the Mediterranean, the gate where people from all over entered and left, a place where a people lived who was the result of the mixture of the entire world: the Messapi founded great cities with enormous walls, they had their own writing, their own identity despite being children of the Mediterranean, and yet they had no interest in expanding or colonizing other lands as the Greek did. It was as though they tried to escape history and avoid to write it. Like if nothing interested them more than their own land, their own “colony”, to help their own mothers and learn from their own fathers. It was one of them, Quinto Ennio, who instructed the Romans when they imposed their strength: Cicero defined him father of Latin litterature, brought his culture, the culture of this land, to Rome. He spoke three languages and gave them the keys to “Mare Nostrum”, our sea, of which Salento was the heart.

Nel romanzo racconti di “luoghi meravigliosi scaldati dal sole e dalla genuinità delle persone”. È davvero questo il Salento? Quando ascolto gli anziani, che hanno vissuto il Salento degli anni 50-60, io ascolto quello che la nostra terra è stata sempre. Aneddoti che ritornano da tempi ancestrali, convinzioni dure a morire, spesso incredibilmente così vicine alla realtà. Espressioni fulminanti, che la lingua italiana non può riprodurre: una signora mi sorrise una volta, che mi ero imbambolato ad ascoltarla e credeva non la seguissi più, e fece “ci sape a du stannu le pecore toi”. Mi è rimasta nel cuore. C’è sempre il mondo contadino, i suoi mestieri, che ruotano in ogni aspetto del tempo che corre, come sul mosaico di Otranto, nei cui tondi quasi mille anni fa il monaco Pantaleone ha voluto eternare. Questa autenticità la ritrovo in ogni uomo che riprende in mano una vecchia masseria, ci investe tempo e denaro, e senza brutalizzarla le ridona nuova vita, creando un agriturismo, un’azienda agricola, in cui ho trovato ancora l’anziano contadino che all’atto di cessione si presenta con un tronco di olivo secolare dalla strana forma, dicendo che è quello il vero segno del possesso, non l’atto notarile.

In the novel you speak of wonderful places heated by the sun and by the people”. Is this really Salento? When I listen to the old people who experienced Salento in the 50ies and 60ies, I hear what our land has always been. Anecdotes being told since the times of the forefathers, convictions that wont die, incredible but yet so close to reality. Explosive expressions that cannot be reproduced in Italian: once a lady smiled at me while I had stopped to listen to her, thinking i was nolonger paying attention, she said “who knows where you sheep have gone”. This has remained in my heart. The world of the farmer is never far away, their crafts that continue with the time passing like in the mosaic of Otranto where the munk Pantaleone immortalized them almost a thousands years ago. I see this authenticity in every man who take over an old masseria and invest time and money in giving it new life without ruining its beauty to create a holiday house or, a farm where I have still been able to meet an old farmer who presents himself at the sales act with an old strangely shaped olive log, insisting that this, not the deed, is the true symbol of possesion.

Il protagonista è un archeologo, forse il mestiere che, più di tutti, avresti voluto fare. Qual è, se esiste, la scoperta archeologica che avresti voluto portare alla luce tu? La nostra terra così fortemente antropizzata da secoli ha ancora poco da scoprire, in superficie: nelle mie escursioni sto ritrovando però molti ipogei non censiti, tutti da studiare, nelle cui discese sotterranee mi emoziono enormemente. Ma l’ipogeo dei miei sogni è sempre lei: la Grotta dei Cervi di Porto Badisco! Quando ero ragazzo sono stato anche a bottega da un barbiere, e lì conobbi Isidoro Mattioli, uno dei suoi scopritori. Non c’era giorno che non mi facessi raccontare un aneddoto di quella straordinaria avventura, un particolare di quei pittogrammi in essa rappresentati: rappresentano una “scrittura” che noi oggi non possiamo più “capire”, un messaggio di 6000 anni fa, lasciatoci dai nostri progenitori, che ha profondamente segnato chi lo ha visto coi suoi occhi. Visitare questa grotta è sempre il sogno della mia vita, che inutilmente cerco ancora di coronare! Vorrei potermi immergere in quelle profondità, e tentare la titanica impresa di ascoltare quel silenzio, il primo poema di questa terra!

The main character is an archaeologist, perhaps the job that, most of all, you would have liked to do. Is there an archaeological discovery you would have liked to have done? Our land is anthropized to such a degree that on the surface there is little left to discover. Still, on my escursions, I find many hypogeums not accounted for anywhere, waiting to be studied, and the descends to their underground entrances are extremely moving to me. But the cave of my dreams has always been the “Grotta dei Cervi” at Porto Badisco! When I was a boy I was an apprentice in a barbershop where I met Isidoro Mattioli, one of the discoverers of the cave. Every day I had him tell me an anecdote from that extraordinary adventure, a detail of the pictograms painted inside the cave – a writing that we are no longer able to understand, a message from 6000 years ago left behind by our ancestors which has left a deep mark in anyone who has been lucky enough to lay their eyes on them. To visit this cave is a dream of a lifetime, that I am trying to fulfill in vain. I would like to immerse myself in those depths and take on the titanic task of listening to that silence, the first poem of this earth!

Se dovessi proporre ad un turista il tuo itinerario, quali località toccherebbe? Nel Salento non basta una vita, figuriamoci un itinerario turistico che valga da sunto! Con fatica straziante, mi limito a consigliare un tour fra Ostuni e le sue contrade. Vale da classico esempio che esprime un po’ tutto quello che il Salento rappresenta: oltre il borgo antico, c’è una distesa di olivi millenari coltivati già dai tempi dei Romani, sormontati da grotte preistoriche di incredibile fascino, fra cui quella di Agnano, al cui interno nel 1991 il prof Donato Coppola scoprì la più antica mamma del mondo, una ragazza di circa 20 anni, morta di parto 28.000 anni fa, e sepolta dalla sua gente come se fosse una regina, con una corona di conchiglie, ed una mano sul grembo a proteggere quel bimbo mai nato. Il Museo cittadino contiene una sua riproduzione, ed è assolutamente da conoscere. Ma i dintorni custodiscono meravigliose masserie rimaste intatte da secoli, coi loro frantoi, le chiesette, i luoghi di lavoro di un piccolo mondo antico. E poi villaggi rupestri, santuari medievali, dolmen preistorici, e il meraviglioso borgo di Pascarosa, dove si erge il Trullo Sovrano: ecco, concentrato in pochi chilometri, tutta l’essenza di una terra che non ha mai smesso di essere se stessa.

What would the “Alessandro Romano Tour of Salento” be? Which unmissable locations would you propose to a tourist? In Salento not even a lifetime is enough, so just immagine a tourist itinirary which should be atleast a summery. I am limiting myself to recommend a tour of Ostuni and surroundings. This area is a classic example of everything that Salento represents: beyond the old village there is an expanse of millenary olive trees, cultivated since Roman times, surmounted by prehistoric caves of incredible interest, for example the Agnano cave, inside which, in 1991, Prof. Donato Coppola discovered the most ancient mother in the world, a young woman of about 20 years of age, dead during childbirth 28,000 years ago and buried as a queen by her people, with a crown of seashells and a hand on her womb protecting the child that was never born. The city museum contains a reproduction of her that is well worth getting to know. In the surrounding countryside country houses have been left intact for centuries with their oil mills and tiny churches, the workplaces of a small ancient world. Also rock settlements, medieval sanctuaries, prehistoric “dolmen” and the wonderful village of Pascarosa where the “Trullo Sovrano” stands – concentrated in a matter of few chilometres the entire essence of a land that has never stopped being itself.

a cura di Annalisa Nastrini

Salentodove.it  (visita il sito)

(Testo tratto da “SalentoDove” di luglio 2018. Leggi la rivista completa)

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