Mission

Viaggiare come Ulisse è la nostra aspirazione. Il Salento la nostra terra, il campo di partenza. Rivelarlo, in ogni suo aspetto, anche il più recondito, l’ambizione. Andare oltre le sue Colonne d’Ercole, il naturale cammino! Così, la sirena del nostro logo ci guida in questo ideale percorso attraverso le bellezze del mondo. Seguiteci!

L’idea di questo sito web nacque nella primavera del 2013, quando assieme all’amica Lory Larva decidemmo di creare un angolo di racconto e di ricerca tutto nostro, cui dedicarci nello svago della domenica. Un sito diverso dagli altri, per far vedere un Salento “a colori”, attraverso migliaia e migliaia di foto, che accompagnassero le descrizioni. Poi il sogno è cresciuto tanto che l’amica dovette lasciar perdere per pensare… al lavoro! Io invece tengo duro, aiutato dalla pazienza di una moglie e un bambino complici, che mi seguono e assecondano in tutto! Ogni nostra passeggiata verso la “scoperta”, è un nuovo reportage, che non si esaurisce e finisce con l’articolo pubblicato, perché esso viene rivisto e aggiornato, di nuove foto e notizie, appena esse mi vengono incontro! Un sito-web in divenire, un organismo fluido in un mondo liquido, proprio come la sirena a due code che mi ha ispirato nel disegnarla, in un mare di conoscenza, cui non basterà una vita per compiersi!  Alessandro Romano.   

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La Sirena sul Mosaico della Cattedrale di Otranto

In una notte di luna piena, le sirene, stregate dalla nostalgia di riveder le stelle, risalirono dagli abissi del tempo per tornare ad essere accarezzate dai raggi del sole. Appollaiate su uno scoglio, stringendo in una mano un pettine e nell’altra uno specchio di cristallo, le intriganti divinità marine dalle lunghe chiome ondulate, intrapresero per diletto l’arte divinatoria, seducendo, nelle vesti di sacerdotesse come la Pitia, i naviganti, che solcavano ignari quel tratto di mare. Con i loro oracoli promettevano il dono mistico della preveggenza e il ritorno del paradiso perduto nell’età dell’oro coincidente con la mitica infanzia dell’umanità, quando uomini e divinità convivevano nell’armonia del cosmo. Depositarie di un sapere iniziatico, che traeva linfa vitale dalla loro natura ibrida, divennero sovrane delle acque e intorno alla loro figura si creò un alone di mistero, pervaso dalla rivelazione profetica.

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La Sirena all’interno del castello di Acaya.

Secondo Platone erano figlie degli incestuosi Forco e Cheto o di una donna dell’Etolia di nome Sterope. Per Apollodoro, invece, furono generate dal sangue di Acheloo, sgorgato dal corno divelto da Eracle, o dal congiungimento del dio fluviale con le muse Melpomene o Tersicore per rispondere al disegno del fato di proteggere Kore. Ma per non aver scongiurato il ratto della dea fanciulla, condotta da Ade nell’oltretomba, furono condannate dalla dea Demetra ad assumere sembianze alate e ad intessere un canto fatale, che conduceva quanti lo ascoltavano allo smarrimento e alla perdita del lume della ragione per aver infranto le canoniche leggi dell’universo.

castello di corigliano

La Sirena sul bastione del castello di Corigliano.

Cadute in disgrazia su di loro iniziò a gravare l’atroce sospetto di antropofagia, e, se da un verso gli uomini erano attratti dalla loro irresistibile bellezza, dall’altro le rifuggivano a causa della loro voce mielosa in grado di attrarre in una trappola mortale. Soltanto Orfeo rimase immune al maleficio della melodia ipnotica, così come riportato nei versi delle Argonautiche di Apollonio Rodio.

sirena a due code

La Sirena sull’altare della chiesa di Materdomini a Bagnolo.

Il cantore trace con la sua sublime rapsodia, modulata sulle note del magico suono della lira, vinse la competizione canora, che consentì il viaggio di ritorno della nave Argo partita con Giasone alla conquista del vello d’oro. Sulla scia della profezia i demoni alati continuarono ad incutere timore fino a quando il mito di irretire e divorare i marinai, facendo sfracellare le loro barche sulle rocce, venne sfatato dall’astuto Ulisse messo in guardia dalla maga Circe.

Chiesa del Rosario - Lecce. Sirena bicaudata.

La Sirena sulla facciata della chiesa del Rosario a Lecce

Nell’Odissea di Omero, il re di Itaca, infatti, dopo essere stato incatenato all’albero maestro della propria nave, riuscì ad eludere l’incantesimo del loro canto ammaliatore, che avvolgeva la mente nella nebbia dell’oblio. A causa di questa cocente sconfitta le cantatrici marine decisero di uscire di scena con un plateale inabissamento. Spogliandosi delle ali di uccello per assumere code di pesce o di serpente indicavano la strada dell’elevazione mistica attraverso un processo di crescita interiore teso a stabilire un equilibrio alchemico tra conscio e inconscio, tra istinto e ragione, tra sobrietà ed ebbrezza, tra sessualità e spiritualità, tra sacralità e paganesimo fino al punto che vennero investite del ruolo di accompagnare le anime dei defunti nel regno delle ombre, consolandole con il loro struggente canto.

Chiesa S.Caterina - Galatina

La Sirena sulla facciata della Basilica di Santa Caterina a Galatina.

L’affascinante mito delle sirene tornò prepotentemente alla ribalta nei secoli bui del Medioevo e volò sulle ali del vento del rinnovamento culturale del Rinascimento brillantemente promosso da letterati, impegnati a trarre dalle favole antiche, accusate dalla Chiesa di immoralità e di serpeggiante idolatria, mirabili esempi di virtù oltre che di vizio.

Chiesa di S.Giorgio - Bagnolo

La Sirena sulla facciata della chiesa di San Giorgio a Bagnolo.

Emblema della cultura classica per essere state generate dalle Muse rappresentavano l’allegoria dell’arte di affabulare mediante la retorica, l’eloquenza e l’oratoria; così la fascinazione del loro canto si tramutò in seduzione intellettuale fino a sfociare nell’accusa di personificazione della concupiscenza per il loro innato erotismo sensuale. Nel vortice della passione e della licenziosità dei costumi le tessitrici di intrighi amorosi illudevano strisciando con la coda, fuggivano dopo aver ingannato e condannavano alle fiamme eterne della perdizione.

Chiesa S.Croce - Lecce

La Sirena sulla facciata della Basilica di Santa Croce a Lecce.

Lentamente ma inesorabilmente, sulla scia della patristica greca e latina, finirono con l’incarnare lo spettro della vanità e della voluttà dietro al quale si celava un diabolico strumento di tentazione persino per l’uomo saggio e timorato di Dio. Sant’Agostino non perdeva occasione di scuotere le coscienze, esortando: <<La vita in questo mondo è come un mare in tempesta attraverso il quale dobbiamo guidare la nostra nave fino al porto. Se questo ci riesce, resistendo alle tentazioni delle Sirene, essa ci condurrà alla vita eterna>>, mentre San Bernardo di Chiaravalle arrivò a considerarle come <<strumento secolare di Satana…. che trascina alla perdizione i servi di Cristo con le sue seduzioni>>.

Chiesa S.Maria della Grazia - Lecce

La Sirena sulla facciata della chiesa di Santa Maria della Grazia a Lecce.

Alludendo ai piaceri della carne, che distoglievano dalla vita ascetica, le allettatrici mortifere si rintanarono nei bestiari di fantasia, assumendo due code come metafora della duplice natura in bilico tra ferinità e umanità, razionalità e istintività, sessualità e spiritualità. Verso l’VIII-IX secolo le sirene a due code, bifide o bicaudate spuntarono tra le pagine del Liber Monstrorum per poi troneggiare incontrastate tra il XII e il XIII secolo su miniature di codici e bassorilievi di chiese romaniche in un tripudio di decorazioni floreali, antropomorfe, fitomorfe, zoomorfe, croci, rose a otto petali, nodi di Salomone, draghi e unicorni nel solco di un repertorio figurato destinato ad arricchirsi progressivamente per la sua alta valenza simbolica.

cripta del duomo di lecce

La Sirena nella cripta del Duomo di Lecce.

Seppur confuse nella loro codificazione iconografica con sfingi, arpie, chimere, erinni e gorgoni mantennero inalterato il fascino antico sprigionato dal mito. Messa in discussione l’esistenza reale di queste creature mitologiche, dispensatrici di un potere immenso e sconosciuto, venne recuperato ed esaltato il valore morale della loro leggenda intorno alla quale aleggiava l’aura di elargire una sapienza preclusa al genere umano: quella stessa che nella Genesi, su tentazione del serpente malefico, violando i dettami divini, cercarono di cogliere Adamo ed Eva dall’albero della conoscenza del bene e del male con la pretesa di divenire simili a Dio.

galleria palazzo ducale di cavallino

La Sirena sulla volta della galleria del Palazzo Ducale di Cavallino.

Come monito solenne della cacciata dal giardino dell’Eden l’albero della vita germogliò e fiorì su pavimenti musivi di basiliche e cattedrali, come quella di Otranto, con l’intento di veicolare il messaggio della redenzione attraverso il sacrificio di Cristo, appeso alla croce, così come Ulisse venne legato all’albero maestro per resistere alla tentazione. Per ironia della sorte l’uomo in preda al vizio e al peccato, per aver mangiato il frutto dell’albero proibito, veniva redento attraverso il legno della croce, infissa sulla cima del Golgota, decretando il trionfo sull’anima oscura del mondo restituita alla luce attraverso la morte e la resurrezione del figlio di Dio.

ninfeo di fulgenzio

La Sirena sulla volta del ninfeo di Fulgenzio a Lecce.

Per sopravvivere all’oscurantismo cattolico il ricordo ancestrale delle sirene demonizzate venne affidato alla penna d’oca di poeti e cortigiani. Benoît de Maillet non esitò a creare un collegamento di discendenza diretta con un popolo anfibio, vissuto in un continente sprofondato come Atlantide a causa di un violento cataclisma, mentre nel 1392 Jean d’Arras, su commissione del duca di Berry, accese il senso di meraviglia e stupore con la creazione di Melusina rimasta vittima del sortilegio di trasformarsi ciclicamente ogni sabato da creatura angelica in sirena a due code, o, secondo altre versioni posteriori, con la coda di serpente.

sirena serpentiforme nella cripta del duomo di lecce

La Sirena serpentiforme nella cripta del Duomo di Lecce.

L’incantevole fata delle acque con il suo amore aveva trasformato la triste vita di Raimondino di Lusignano, rallegrandola con numerosa progenie, ma il nobile sospettoso spinto dalla gelosia non rispettò il divieto prematrimoniale, osando spiarla nel giorno interdetto mentre faceva il bagno rituale. Tradita, respinta e umiliata dall’amato, rimasto inorridito di fronte alla metamorfosi di donna con una coda luccicante di squame, la sirena decise di rifugiarsi nel suo lago dorato, lasciando come esempio paradigmatico il suo ruolo di femminile positivo in grado con i suoi poteri soprannaturali di mutare radicalmente la vita negativa dell’uomo, che si congiungeva carnalmente con lei, a condizione dell’osservanza del patto.

Palazzo Baronale di Monteroni

La Sirena sul portale del Palazzo Baronale di Monteroni.

Non a caso esso era stato imposto come garanzia della durata della relazione amorosa basata sul cambiamento, la comprensione e l’accettazione reciproca. Come auspicio di fertilità e di prosperità sui portali dei castelli merlati vennero scolpite teorie di sirene bifide, metafora sia di rigenerazione individuale e cosmica sia di ricchezza e opulenza, accompagnate dalla cornucopia traboccante di fiori e frutti in linea con il misterioso ciclo di vita, morte e rinascita garantito dall’equilibrio della dinamica evolutiva delle forze della creazione fluttuanti tra caos e cosmo.

palazzo de pietro

La Sirena sul portale di palazzo De Pietro a Lecce.

Il passaggio primordiale dal caos al cosmo venne sancito nel VII sec. a.C. nella Teogonia di Esiodo il quale ricostruì le origini mitiche dell’universo, traendo spunto dal mito cristallizzato nel racconto metaforico di stampo popolare. Per il poeta-pastore tutto traeva origine da un disordine universale, che racchiudeva in una bolla fluttuante cielo, terra e mare. Secoli dopo nel caos cosmogonico delle Metamorfosi di Ovidio galleggiavano indistintamente terra, mare e aria, ma la terra, soggetta a forze attive e reattive, era instabile, le distese acquee non solcabili, e, l’aria, impregnata di vapori sulfurei, non faceva filtrare la luce sino al provvidenziale intervento del demiurgo, che, oltre a stabilire l’armonia del creato, spalancò le porte al tempo nelle tre dimensioni di: Aion, Kronos e Kairos. Aion, rappresentava l’attimo eterno rispetto alla durata della vita.

palazzo storico di galatina

La Sirena sul mensolone di un palazzo storico di Galatina.

Kronos contrassegnava presente, passato e futuro, dando la percezione dell’impotenza umana di fronte allo scivolare delle ore nei granelli di sabbia di una clessidra; non a caso il re dei titani, pur essendo il creatore, logorava e divorava tutto ciò che egli stesso aveva creato. Kairos, invece, scandiva il tempo della rivelazione di Dio, unità dei contrari, scintilla di intelligenza suprema e faro di luce lungo il cammino catartico di interazione e integrazione in previsione del raggiungimento di un equilibrio alchemico tra gli opposti collegati ed interdipendenti tra loro.

stemma angolare piazza castromediano a lecce

La Sirena su uno stemma angolare di Piazza Castromediano a Lecce.

Panta rei os potamòs “tutto scorre come un fiume”, a detta di Eraclito, e niente ritorna come prima; non ci si può bagnare nella stessa acqua rimescolata continuamente dalle correnti così come non si può raggomitolare la vita in un eterno presente già passato. In questa prospettiva ciò che resiste al tempo è il ricordo e ciò che sopravvive alla corruzione della carne è il soffio dello spirito nel respiro creativo dell’ingegno umano, che anela a ritagliarsi un frammento di immortalità.

vera del pozzo di cerrate

La Sirena sulla vera del pozzo dell’Abbazia di Cerrate.

Eppure per travalicare l’eternità non occorre scavare sino alle radici del caos primigenio né innalzare castelli di sabbia; è necessario soltanto aprire la porta del cuore per liberare la mente, accantonando i pregiudizi e traendo ispirazione dalla visione incantata della sirena, che, da tempo immemorabile, si compenetra nel flusso e nel riflusso dell’acqua miracolosa, portatrice di vita, e, attraverso il canto, stimola l’amor di curiosità, conoscenza, saggezza, meglio ancora di sapienza, la proverbiale sophia, spingendo ad affrontare l’ignoto con un tuffo nel mare dell’abisso interiore.

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La “Sofia” nella chiesa di Santo Stefano a Soleto.

Nel sincretismo delle religioni delle civiltà antiche alla sirena, creatura delle acque, veniva associato generalmente il serpente icona delle forze telluriche e della dea primigenia come quella di matrice etrusca, che esercitava il potere di avvolgere, svolgere e recidere il filo della vita come le Parche velate di nero in Grecia. L’ambigua dualità della sacra coppia rappresentava un archetipo tipico dei canoni mitici universali nel tentativo di creare l’unità a partire dalla diversità. In senso figurato l’intreccio delle due divinità, maschile e femminile, tipica espressione della fusione degli opposti, suggellava il rapporto dialettico tra due elementi antitetici: sole e luna, femminino e mascolino, istinto e ragione, eros e logos, conoscenza e ignoranza, odio e amore, che sovrintendevano all’armonia universale del cosmo.

Salento a Colory

Reinterpretato in uno stile contemporaneo, contaminato con argomenti affascinanti e coinvolgenti, che abbracciano passato e presente, il matrimonio esoterico tra sirena e serpente torna a rivivere nel logo del portale www.salentoacolory.it. Si tratta di un sito/scrigno, che, oltre a fungere da strumento di informazione e divulgazione, risponde alla missione di far cadere nella rete i navigatori di internet per trascinarli sull’onda di un viaggio spaziale e temporale in luoghi difficilmente accessibili o non visitabili, spesso veri e propri antri di segreti, misteri e tesori da svelare.

porto sel

Il ricco e sfaccettato palinsesto, organismo vivente in continua evoluzione, si dipana in una suggestiva declinazione tra antico e moderno alla scoperta dei mille volti del Salento: tra terra e mare, natura e cultura; ambiente e territorio; arte e architettura; mito e storia; sacro e profano; musica e poesia; borghi e città; dolmen e menhir; cripte e ipogei; torri costiere e castelli; chiese e monasteri; dimore gentilizie e masserie fortificate; musei e biblioteche; ecosistemi acquatici di transizione e siti archeologici; mostre e collezioni; libri e pergamene; agricoltura e biodiversità; eventi e spettacoli; programmi e progetti di ricerca.

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Non un vaso di Pandora da tenere ermeticamente sigillato in un monitor, ma una finestra virtuale da spalancare per perdersi nell’infinito di panorami selvaggi e incontaminati; un ponte reale per far conoscere e amare questa terra, che, nella sua etimologia del nome, evoca il sale; un balcone ideale su una storia morta, ma ancora viva con il suo fardello di usi e costumi, che affondano le radici nella tradizione popolare; un canale privilegiato per comunicare con passione nel mare del web e dei social network; un biglietto da visita per catalizzare flussi turistici intorno a litorali frastagliati, cordoni dunali e steppe salate di salicornia al gorgogliare delle spunnulate;

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uno specchio magico per riflettere in dissolvenza la memoria visiva in un’esplosione di colori come quelli dell’arcobaleno; un carro da lanciare a briglie sciolte nel cielo per salutare il sole che sorge sul lembo più ad oriente della penisola italiana; una chiave per fare saltare i lucchetti di forzieri che custodiscono angoli dimenticati e casali abbandonati, mentre la luna si specchia in pozzi infestati da margherite e papaveri; un cocktail da sorseggiare per sete di conoscenza all’ombra del giardino delle Esperidi, popolato da ulivi secolari alla ricerca con le loro radici dell’acqua più preziosa dell’ambrosia; un olio per vincere la fatica da adottare come elisir di lunga vita; un vino per brindare al talento inespresso o sconosciuto di artisti;

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(Vincenzo Pescatore, il musicista dei nostri video documentari)

un retaggio atavico di contadini condannati, dopo aver mietuto le bionde spighe di grano, a dar riposo alle membra spossate sui giacigli delle pagghiare disseminante nella campagna; una croce su promontori costellati di templi pagani convertiti in santuari cristiani; una spada nella roccia levigata da processioni di penitenti a piedi scalzi con una sarda in bocca per invocare la pioggia;

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una liturgia in rito greco bizantino nel solco di quelle officiate nelle cripte ipogeiche, decorate con affreschi ieratici dai monaci fuggiti dall’Oriente per scampare alla lotta iconoclastica; un rosario recitato in latino dai cavalieri degli ordini monastici che si imbarcavano alla volta della Terra Santa nell’ardita impresa di liberare il Santo Sepolcro;

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un bando per un torneamento tra i rioni di una nobile cittade emanato da un imperatore del Sacro Romano Impero in attesa della sua promessa sposa; una nuvola di fantasmi di principi, regine, duchi, baroni e sovrani tornati dal passato per far rifulgere l’astro di un glorioso principato; un’ombra fuggente nel turbinio degli eventi avvolti nella polvere dell’oblio; un inno di gioia riecheggiante dalle torri costiere, erette dai viceré spagnoli, per aver respinto l’assalto dei temibili turchi e saraceni; un grido di dolore provocato dal veleno del morso di un ragno e guarito con una danza tribale al ritmo forsennato del tamburello; una superstizione difficile da estirpare come quella degli incantesimi delle macare;

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un profumo di pane appena sfornato per imbandire tavole in onore di santi destinate a poveri e mendicanti; un rituale di purificazione compiuto intorno alla focara più maestosa di tutto il bacino del Mediterraneo; un graffito inciso su pareti di grotte e castelli e su pilastri di chiese e frantoi ipogei alla fioca luce di una lucerna; un palcoscenico per portare alla ribalta lo straordinario patrimonio di immagini racimolato come formiche in tanti anni di appassionata ricerca;

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una voce suadente che rapisce con dolcezza ed invita a smarrirsi nel sorriso di fronte alla bellezza; una foglia volteggiante nell’aria intrisa dell’essenza di rosmarino e lavanda, girovagando in lungo e in largo nel territorio finalmente sul viale del riscatto delle province di Brindisi, Lecce e Taranto; un sentimento d’amore sbocciato intorno ad un ninfeo racchiuso in fiori di pietra destinati a divenire fiori d’arancio; una sinfonia di grilli e cicale sulle note del vento dedicata al Salento… per vederlo, sentirlo, e toccarlo con mano da vicino e da lontano nell’arco di tutte le stagioni; un volo pindarico nel crepuscolo degli dei per sciogliere i veli della seduzione e ammainare le vele della narrazione con l’auspicio di accendere un sogno ad occhi aperti, navigando nelle acque del mito della meravigliosa terra tra i due mari.  Lory Larva

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FOTO RICERCA DELLA SIRENA A DUE CODE NEL SALENTO (segue oltre quelle pubblicate sopra).

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Qui sopra, siamo nella sagrestia della chiesa di S. Niccolò e Cataldo (Lecce), dove il motivo della sirena a due code ritorna più di una volta, fra altre figure mitologiche.

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La Sirena all’interno della Concattedrale di Sant’Agata, a Gallipoli
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La Sirena sulla primitiva e ora nascosta facciata della chiesa di San Giuseppe a Lecce
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La Sirena sovrastante il pozzo dell’Abbazia di Cerrate
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La Sirena sulla vera di un pozzo di abitazione privata a Castrignano dei Greci
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La Sirena sul Mosaico della cattedrale di Otranto

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La Sirena sul Palazzo Castromediano a Lecce

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La Sirena all’ingresso della Chiesa di San Giovanni a Parabita

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La Sirena nella sacrestia della Chiesa di San Giovanni, a Parabita

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La Sirena sulla colonna di San Giorgio, a Bagnolo del Salento

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La Sirena con le code di serpente nel castello di Acaya

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La Sirena nel rosone della chiesa matrice di San Pietro Vernotico

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La Sirena sul muro di una casa del centro storico di Castellaneta

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La Sirena graffita, sui muri di Cerrate.

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La Sirena sulla facciata della chiesa matrice di Squinzano

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La Sirena sulla facciata della chiesa S.S. Trinità, a Galatina

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Questa si trova sulla formella di un’altare di S.Caterina a Galatina, alla destra della tela di S.Agata.

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La Sirena segnalataci da Giuseppe Mighali: frontone di un palazzo di fronte al mare, Santa Maria al Bagno (Nardò). Si notano i piedi a coda di pesce e curiosamente la presenza del dio Poseidone.

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La Sirena qui sopra si trova all’interno di Santa Maria del Romitorio (Brindisi), e la foto è tratta dal sito web Brundarte.

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La Sirena segnalataci dall’amico e archeologo Danny Vitale, situata all’angolo di un palazzo di Brindisi.

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Per completare Brindisi (per ora) ecco la sirena segnalataci da Ornella Tarullo, in Largo Laviano.

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Anche questa è “diversa”, situata nel chiostro del convento francescano di Leverano.

sirena a due code

Questa è ben nascosta, all’interno di una delle torri del castello di Corigliano d’Otranto.

sirena a due code

Qui sopra siamo davanti alla colonna destra dell’ingresso alla chiesa di S Niccolò e Cataldo (Lecce): sotto l’acquasantiera, questa splendida sirena…

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Questa è l’unica (finora) con le due code trasformate in delfini. Si trova all’interno di Masseria dell’Alto, Santa Caterina (Nardò).

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La cosa meravigliosa di questa mia ricerca è che essa ha scatenato l’empatia e la gentilezza di amici e conoscenti, che in alcuni casi mi segnalano le sirene più nascoste! Sopra, siamo davanti ad una bicaudata ancora “diversa”. Si trova nel centro storico di Martina Franca: me l’ha segnalata l’amica Serena Marchese, la foto è di un’amica che non sentivo da anni: Melinda Massaro.

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L’amica Giovanna Falco invece mi fa notare come questo angioletto scolpito sulla facciata della chiesa di San Francesco di Paola a Lecce, ricordi molto… il nostro soggetto!

Qui siamo all’interno del convento dei Domenicani di Muro Leccese.

Questa si trova sulle arcate del palazzo ducale di San Cassiano.

Sembra solo un fregio, molto ben nascosto sulla facciata di Palazzo Vernazza (Lecce), ma non lo è…

Sirena salentina n.47! Si trova presso palazzo Imperiali (Francavilla Fontana), segnalatami dall’amico Paolo Pati.

Una sirena bicaudata di duemila anni fa, da una lucerna del Museo Archeologico di Brindisi.

RICERCA FOTOGRAFICA DELLA SIRENA NEL SALENTO (tuttora in corso) di ALESSANDRO ROMANO.

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