Lungo il cammino dei pellegrini verso Finibusterre

Fra gli storici cammini che pellegrini di ogni tempo, dal medioevo in poi, hanno intrapreso a scopo devozionale, e fra cui in Europa spicca quello di Santiago di Compostela, possiamo annoverare quello che conduceva al Santuario di  Santa Maria de Finibus Terrae, verso l’estremo sud del Salento, presso Leuca (Castrignano del Capo), l’ultima propaggine delle serre prima del mare.

Non ci sono fonti certe sul periodo in cui questo cammino fu intrapreso dai fedeli, ma si può quasi certamente affermare che era praticato già nel medioevo, fino a diventare meta di migliaia di pellegrini durante il XVII secolo, tanto che spinse il barone Annibale Francesco Capece ad iniziare nel 1685 la costruzione di un grande complesso di accoglienza dei viandanti, appena pochi chilometri prima dell’arrivo a Leuca.

Qui giungevano dall’Italia e dall’Europa, e verso il tratto finale del cammino sono visibili ancora oggi numerose arterie che recano ben impressi i profondi solchi di secoli di passaggio.

Lungo il cammino dei pellegrini verso Finibusterre

Si deve sempre al barone la sistemazione del Santuario di Santa Maria di Leuca del Belvedere (Barbarano, agro di Morciano di Leuca), noto anche come “Leuca Piccola” per distinguerlo dalla destinazione finale: venne costruito sopra una chiesa preesistente…

Lungo il cammino dei pellegrini verso Finibusterre

Tutto intorno, una serie di pozzi rifornivano di acqua i viandanti…

E da questa porta monumentale si entrava in un grande mercato, dove i pellegrini, “parcheggiati” i cavalli nelle apposite nicchie laterali (cinque per lato), poteva trovare tutto ciò di cui avevano bisogno.

Lungo il cammino dei pellegrini verso Finibusterre

Un’epigrafe ricorda il lungimirante barone che certamente fece affari d’oro grazie a questo cammino…

Un cammino durante il quale i fedeli dovevano aver sempre presenti le famose 10 “P” ricordate da un’altra epigrafe posta nel centro della piazza. Stanno a significare: “parole poco pensate portano pena perciò prima pensare poi parlare”.

Sotto le arcate del mercato di vedono ancora oggi numerose croci incise nella parete…

…e forse qualche stemma nobiliare di qualche pellegrino blasonato.

La chiesa, come detto, è cresciuta sopra un’altra più antica, che era costruita sul modello “fortificato” che così spesso troviamo nel Salento (vedi qui) per via delle continue incursioni turche, e quindi fornita di feritoie, ad uso di archibugio. All’interno sopravvivono quasi tutti gli affreschi, anche se assai rimaneggiati…

…a cominciare dalla traccia più antica, questa sinopia della Madonna di Leuca…

Tutto intorno troviamo invece San Leonardo, San Gennaro (con le ampolle contenenti il suo sangue miracoloso), Santa Lucia, Santa Barbara, santa Marina, San Francesco di Paola…

…Sant’Oronzo…

…i quattro Evangelisti (sulla volta)…

…e San Lazzaro (sotto).

Particolare abbastanza raro, al piano superiore, i confessionali dove i pellegrini si incontravano col sacerdote…

…ricavati nella muratura: di solito erano in legno.

Alle spalle della chiesa, una scalinata porta ad un grande ipogeo…

…sul cui accesso un’altra epigrafe ricorda sempre il barone, ed esplicita quello che i pellegrini troveranno qui, ossia il fresco, l’ombra e il riposo.

L’ambiente è molto grande, interamente scavato nella roccia: sulle pareti laterali, una lunga serie di nicchie…

…rappresentano i posti letto per i viaggiatori: qui dormivano, per l’ultima tappa del loro viaggio.

Qui sotto si accede ai pozzi di questo grande centro di accoglienza, dove i viandanti pagavano tutto, tranne l’acqua.

Un corridoio lungo diverse decine di metri unisce vari ambienti…

…e lungo esso, sulle pareti si danno il cambio le piccole nicchie che accoglievano le lampade a olio che illuminavano l’ipogeo.

Un luogo veramente straordinario!

Un luogo che è a disposizione dei viaggiatori contemporanei, aperto alle visite e gestito da un’associazione culturale, gestita dall’archeologo Marco Cavalera, che non mancherà di accompagnarvi fra le meraviglie di questo antico cammino dimenticato.

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