Le navi mercantili romane

Dalla mostra sulla tecnologia dell’antica Roma, a cura di Marco Galli e Giuseppina Pisani Sartori, tenuta al Museo della Civiltà Romana tra il 2009 e il 2010 ho ricavato molte notizie interessanti che gli amici penso gradiranno. Oggi si parlerà di navi. Le navi mercantili romane: oneraria e caudicaria. L’uso delle vie d’acqua, marittimo e fluviale,

era l’unico nell’antichità a consentire dimensioni di trasporto di una certa rilevanza ad un costo relativamente basso con il vantaggio che non erano necessarie infrastrutture continue; per questo motivo se per un insediamento urbano la posizione suo nei pressi di una via fluviale garantiva facili collegamenti verso l’interno del territorio, presso il mare permetteva il contatto commerciale con località molto distanti. L’archeologia, che solo da una cinquantina d’anni ha cominciato ad occuparsi di relitti ed è diventata sottomarina, ha confermato con dovizia di scoperte l’esistenza di una fittissima rete commerciale e, nello stesso tempo, ha fatto rilevare anche la pericolosità di quei viaggi. Il coordinamento e il diretto collegamento poi tra vie marittime e vie terrestri e fluviali permetteva la diffusione capillare delle merci trasportate.

Trasbordo da oneraria a caudicaria. Mosaico. Piazzale delle Corporazioni. Età Imperiale. Scavi di Ostia Antica.

Le navi erano adibite solo al trasporto merci; non esistevano navi-passeggeri, se non quelle che trasportavano l’imperatore nei sui viaggi (ma forse venivano utilizzate le navi della flotta militare); per viaggiare si doveva quindi aspettare la partenza di una nave mercantile per la destinazione necessaria e chiedere un passaggio. I beni che viaggiavano per mare erano i più vari, ma non sempre i carichi erano composti da un unico genere merceologico. Dai rinvenimenti subacquei sono emersi trasporti di metalli in pani, anfore olearie e vinarie, garum, ceramiche, derrate alimentari (grano, lenticchie), aromi, profumi ed oggetti preziosi e di lusso (statue di marmo e di bronzo), marmi lavorati, semilavorati e grezzi: e certamente anche tutta una gamma completa dimerci viaggiava permare, solide e liquide, che tuttavia non si sono conservate: ma i numerosi rinvenimenti in relitti di anfore, olearie e vinarie, e soprattutto la stessa testimonianza del Monte Testaccio a Roma, collinetta alta 36 metri creata dallo scarico di circa 80 milioni di anfore rotte su una superficie di 22.000 mq., sono la testimonianza dell’importazione a Roma dalla Spagna e dall’Africa di olio e vino in tre secoli. I porti erano l’anello importante, ma spesso debole, di queste linee commerciali e di scambi.

Rilievo con caudicaria, Età Imperiale, Museo Nazionale Romano.

L’imperatore Claudio diede a Roma il suo primo porto marittimo, inaugurato da Nerone e ristrutturato da Traiano, porto collegato con Roma tramite la via fluviale percorsa in risalita con sistemi di alaggio: i trasporti Ostia-Roma impiegavano due notti e un giorno (Strabone, Geografia). 

Particolare del Sarcofago di Sidone, II sec. a.C. conservato nel Museo Archeologico di Beirut.

I mezzi di trasporto, cioè la navi, erano di due tipi sostanzialmente: le navi onerarie, di norma ad uno o due alberi, più raramente a tre, andavano a vela (vela quadra maestra, acatus, sormontata da una vela triangolare bipartita, artemon o vela di gabbia, e due velaccine scalene, suppura) e solo eccezionalmente a remi per la manovra nei porti; la lunghezza massima era di 60 metri per una larghezza di 15 e un’altezza – fuori tutto – di 14 metri; la capacità di carico arrivava a 2000 tonnellate; in genere tuttavia le navi avevano stazza e dimensioni minori (500/600 tonnellate). Il fasciame, di tavole di pino rivestite di tessuto di lana impermeabilizzata con resina di conifere data a caldo o anche cera, era ricoperto con lamine di piombo. Le navi caudicarie erano imbarcazioni a fondo piatto adibite al trasporto fluviale (Ostia-Roma sul Tevere, ad esempio), senza vela né remi e solo con un timone; l’albero al centro mediante l’uso di funi serviva sia per le manovre del carico, ma soprattutto per tenere ferma la barca durante il traino (alaggio con uomini o animali) e non farla ruotare verso la riva.

Francesco Ottaviani

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Le navi mercantili Romane

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