Le Grotte di Dio a Mottola: San Gregorio

A Mottola le chiamano “grotte di Dio”, e qui la manifestazione del fenomeno rupestre, del vivere e pregare in grotta, raggiungono altissime vette di arte e devozione. Siamo sulle Murge tarantine, a metà strada da Petruscio e da Casalrotto, altri due siti di notevole importanza: è qui che si trova la chiesa rupestre di San Gregorio.

Questo tempio conserva caratteristiche architettoniche e iconografiche di grande pregio. Il suo impianto è a croce greca, lungo sette metri e largo otto: fu scavato probabilmente fra IX e X secolo. Sino a pochi decenni fa era completamente interrato: gli scavi del 1972-73 lo riportarono alla luce, e con esso reperti fittili datati dal X al XIV secolo.

Le Grotte di Dio a Mottola: San Gregorio

Entrare in queste cavità è per me sempre come la prima volta… lascia senza fiato!

Questa chiesa ti sorprende per la sua finitezza, l’accuratezza nel lavoro di taglio, i dettagli i cui scalpellini hanno curato con un’accuratezza senza pari.

In fondo ad essa attende il bema, l’angolo più sacro del tempio, che ospita l’affresco più maestoso: il Cristo Pantocratore.

Alzando lo sguardo, non si può che restare ammirati, osservando la maestria con cui sono state realizzate le volte…

…sono tutte diverse, scavate a cassettoni, a capanna…

…quella centrale ospita una croce greca…

…è davvero sorprendente!

Eccoci davanti al Pantocratore…

…è affrescato a mezzobusto, nella calotta centrale dell’abside. Benedice con la mano destra, ha uno sguardo mesto e contemplante. Particolare anche la decorazione di perline, attorno al grande nimbo crucigero color ocra che lo sovrasta. Questo splendido affresco è stato paragonato da diversi studiosi al Cristo del Duomo di Monreale (uno dei più importanti mosaici siciliani del XII secolo): chissà se non vi parteciparono alla realizzazione artisti erranti di provenienza greco-sicula.

Sulla navata destra troviamo questa Madonna con Bambino databile al XIV secolo…

…posta in un dittico, accanto a San Bartolomeo Apostolo.

Gravemente danneggiato è purtroppo il San Nicola che vediamo qui sopra, databile anch’esso al XIV secolo, con iscrizione in latino.

Le pareti della chiesa mostrano ancora alcuni graffiti, ormai consunti dai secoli…

…come croci e rosette…

…che accrescono il fascino di questo luogo senza tempo, che fu certamente un faro per i viandanti della gravina e i pellegrini che sostavano in zona.

La maestosità di quest’opera architettonica sopravvive ai secoli di abbandono…

…e restituisce al visitatore di oggi notevoli emozioni.

Consiglio una visita a chiunque, non solo gli appassionati del rupestre ma anche gli amanti della natura e del paesaggio della gravina. In città è presente un attivissimo Infopoint, che fornisce guida turistica e ottima professionalità. Si può anche consultarne o contattarne la pagina FB. Le notizie di questo breve reportage sono tratte da una pubblicazione del Comune di Mottola, Assessorato alla Cultura, P.O.P. Puglia 1994-99, “Mottola – Le Grotte di Dio, Tra Storia Arte e Natura”.

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