La grotta dell’Attarico ad Andrano

“Attarico”, un nome inusuale per una località rupestre, in Terra d’Otranto. Sulla costa orientale salentina, in agro di Andrano, nascosta nell’entroterra della costa a strapiombo del Parco Costiero Otranto Leuca, si dischiude al visitatore una grotta, abitata per secoli di Storia minima di queste remote contrade. Siamo in contrada “Tarichi”, a pochi chilometri dal paese,

in un incantevole paesaggio naturale.

Qui si arriva infatti percorrendo antichi tratturi, accompagnati da muretti a secco e grandi alberi di ulivo…

…fino all’entrata di questa grande cavità…

…di fronte alla quale, attraverso il bosco, si apre l’infinito!

Entriamoci! Come detto si tratta di una cavità naturale, ma il suo interno è stato “lavorato” ad arte, da chissà quanto tempo!

Lo storico di Presicce, Giacomo Arditi, nel 1879 così descrive la cappella con queste parole: “[…] sacra alla Madonna dell’Attarico, antica Abbazia di casa Caracciolo, sorge sul dosso di una collina che sguarda in vago ed esteso miraggio, e l’azzurro cupo dell’Adriatico, e Castro, e Santa Cesaria, e Tricase. Poco in di là è osservabile una grotta che nelle sue pareti interne mostra pitturata a fresco la croce e l’immagine di nostra Donna, che credo sia stato in antico un oratorio di eremiti”.

Dell’esistenza della cappella si hanno resoconti di alcune visite vescovili del 1655 – 1674 – 1753.

Il soffitto della grotta, di roccia calcarea, è alto circa alto due metri, a intervalli irregolari.

Sul soffitto si trova ancora visibile una grande croce patente, dipinta di rosso…

…mi ha fatto ricordare un’altra croce posta sulla volta di un’altra chiesa rupestre, situata in agro di Grottaglie, e che trovai veramente straordinaria (vedi qui).

L’affresco dell’altare è ormai quasi perduto, anche se si intravede ancora il vistoso colore rosso.

All’interno di questa grotta “sfociano” diversi cunicoli che provengono dalla parete rocciosa.

Suggestivo l’inginocchiatoio di pietra, sopra il quale è posta un’altra croce.

La grotta dell'Attarico ad Andrano

Possiamo solo immaginare la fervente attività dei monaci che qui vissero e operarono, secoli fa. A pochi chilometri, sulla strada che collega Andrano a Tricase, si vedono ancora oggi i resti dell’Abbazia di Santa Maria del Mito, fondata nell’XI secolo (sotto).

Riguardo il nome della cripta ci sono due interpretazione. La prima riporta al termine greco taricos, che significa “concia”: probabilmente in quel luogo i monaci conciavano le pelli, lavorazione in cui essi erano esperti, e che avveniva con il tannino contenuto nelle bacche della quercia vallonea, di cui la zona un tempo abbondava (oggi di vallonee sopravvivono due boschetti). Si ipotizza pure che tali pelli venissero utilizzate come pergamene nella vicina Abbazia. La seconda ipotesi è una leggenda locale, che racconta il miracolo fatto dalla Madonna ad una donna che non riusciva a sfamare il suo bambino con il latte del suo seno. Tradizioni, leggende, storia minima di una terra che è stata vissuta per secoli, e nei cui luoghi è ancora possibile avvertire l’alito dei nostri progenitori.

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La grotta dell’Attarico ad Andrano

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