Il graffito della Battaglia di Lepanto

Muro Leccese, nel cuore del Salento, lungo la strada per Otranto, custodisce una testimonianza eccezionale del periodo in cui lo scontro fra i Turchi e la Cristianità giunse all’apice: il graffito della Battaglia di Lepanto. Si tratta di una scoperta del prof. Paul Arthur (Docente di Archeologia Medievale all’Università del Salento), che ci riporta indietro nel tempo, al 1571, quando la Lega degli stati Europei affrontò la flotta turca in uno scontro campale.

I Turchi erano all’apogeo della loro potenza, ormai solcavano il Mediterraneo da Cipro a Tunisi, stavano cingendo l’Europa in una morsa pericolosa e la loro politica espansionistica non accennava a mutare. Questo spinse gli Stati Europei a smetterla di guardarsi in cagnesco e stringere finalmente un’alleanza fra loro. Fu Don Giovanni d’Austria, il figlio di Carlo V, a coordinare tutti, e il porto di Messina fu il luogo in cui si ritrovarono le navi alleate. E qui, giungiamo all’interno del frantoio dei Protonobilissimo, a Muro Leccese…

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Entrando, sulla parete a sinistra della macina, si può notare come tutto lo spazio sia stato graffito, minuziosamente, con una pazienza certosina, “affrescando” un’opera che non risalta come un dipinto, ma si apprezza solo avvicinandosi al muro e aguzzando gli occhi… fino a rimanere stupefatti!

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Cominciamo dalla foto qui sopra: si nota una grande città fortificata, munita di torri e cannoni, e poi una chiesa, e due “osanna”, le colonne votive che siamo abituati a vedere in piedi ancora oggi in tanti paesini…

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…sopra l’edificio più imponente, sventola una bandiera… al cui interno si legge una parola: “Missinia”.

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Poi si notano uomini armati, e a cavallo…

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…e davanti alla città, si apre un vasto mare, colmo di pesci, ma sopratutto di navi… molte navi…

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…navi con vele latine, sormontate da una croce, sopra l’albero maestro… navi cristiane…

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…le navi sono di varia grandezza, ed ospitano anche altre uomini armati…

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…la sequenza dei particolari è assai lunga e interessante… si notano anche dettagli simbolici…

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…e poi alte torri, con in cima sentinelle…

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…qui sopra, si nota un’epigrafe, purtroppo non facilmente leggibile… che, chissà, potrebbe contenere anche il nome del misterioso artista “graffitaro”…

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Fra i simboli, vediamo lo scorrere del tempo, il sole, la luna…

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…ed anche quello che sembrerebbe rappresentare la “morte”… uno scheletro con una falce in mano…

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Altre navi… un grande spiegamento di forze…

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Qui sopra notiamo uno degli osanna, ed un uomo a cavallo che pare attraversare un ponte levatoio. In altre parti del graffito si notano anche dimore fortificate, che somigliano alle torri delle masserie fortificate disseminate in Terra d’Otranto. Nella interpretazione del prof Arthur, tutto lascia pensare al raduno della Santa Lega nel porto di Messina (16 settembre 1571). Il nome “Missinia” scritto sulla bandiera sopra la città richiamerebbe proprio Messina (ancora oggi nel dialetto siciliano chiamata “Missina”). E la dettagliata trasposizione lascerebbe supporre “ricordi di prima mano”: forse il graffito è opera di qualcuno che questa scena la vide coi suoi occhi. Magari proprio il “nachiro”, il capo dei frantoiani (che lavoravano tutto l’inverno in questi ambienti ipogei, e d’estate poi molto facilmente svolgevano il lavoro di marinaio, visto anche il vocabolario che accomuna questi due mestieri). I Protonobilissimo di Muro Leccese parteciparono senz’altro con qualche nave alla spedizione, niente di più facile che il nachiro del loro frantoio abbia vissuto, o chi a lui vicino, questa grande avventura. Il concio sovrastante l’ingresso al frantoio reca la data 1602, ossia trent’anni dopo la battaglia. Forse, verso la vecchiaia, l’autore di questa importante testimonianza ha voluto lasciarla impressa sulla pietra, per la memoria futura.

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E’ uno scrigno fra i tanti tesori di una città, Muro Leccese, tutta da scoprire, dal suo Museo, al Borgo, alle campagne circostanti. Tutti gli amanti di Storia sono invitati a venirla a visitare!

(che ringrazia l’amico Tonino De Pascali, degno rappresentante di un’Amministrazione che si è sempre prodigata per la storia e la cultura della propria città; le guide del Museo, sempre cordiali e preparate, nell’accompagnare i visitatori; e il prof. Paul Arthur per tutto il lavoro svolto nello studio e nella scoperta dei preziosi segni del passato, di Muro e tutto il Salento!). Allego qui altre tracce della Battaglia in giro perla Terra d’Otranto. E di seguito la mia personale rivisitazione di questa vicenda e del personaggio (da me inventato) del nachiro di questo frantoio, in un cortometraggio tratto dal romanzo “L’Alba del Difensore degli uomini”.    

 

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Il graffito della Battaglia di Lepanto

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