Graffiti: segni dal passato

Uno dei viaggi più stimolanti che mi accendono la miccia della curiosità nelle mie passeggiate è sempre quello di osservare i segni dal passato, che ci arrivano graffiti sopra le chiese o i luoghi “cruciali” della vita o del passaggio della gente comune, quella che non ha fatto la “Storia”. Segni tracciati anche sulle pietre più antiche, dolmen e menhir del Salento.

Fra i simboli più rari c’è quello del calice, che a molti fa ovviamente pensare alla leggenda del “Graal”, il Santo Calice sulla cui ricerca è infarcita la letteratura cavalleresca medievale…

Qui sopra siamo in agro di Carpignano Salentino, davanti al dolmen “Chianca di Santo Stefano”, un monumento che recentemente è stato vandalizzato, purtroppo, e tutt’ora le sue lastre riversano al suolo forse dopo un fallito tentativo di furto…

Graffiti: segni dal passato

…ebbene, sulla lastra laterale sinistra, è inciso un calice: è capovolto, e questo lascerebbe pensare a questa lastra che forse non era originariamente nella posizione nella quale è oggi conosciuta. Un altro calice si trova, scolpito (in tempi più recenti) all’interno di un singolare giardino che abbiamo già visto, e che è ricolmo di altre sculture (vedi).

Un altro calice si trova sulla parete laterale della chiesa matrice di Morigino: reca anche la data 1729. E chissà quanti altri esempi si potrebbero scoprire: è un segno tutto da studiare.

Un’altra pietra antica, il menhir “Lete”, a Galugnano, reca stranamente una data: 1551. E’ incisa molto in alto, in questa foto sopra si vede appena, è situata in cima sulla destra del monolite. Ovviamente, se si pensa a queste pietre come manufatti preistorici, la data è soltanto da riferire ad un suo utilizzo molto successivo. Non è l’unica stranezza, dei menhir salentini: a Zollino, il menhir “Stazione” conserva l’impronta di una mano, un motivo tutto da decifrare (vedi).  

Tornando nella chiesa matrice di Morigino, c’è un’altra peculiarità che riguarda le chiese, e non solo salentine: esse erano generalmente il rifugio di galeotti che cercavano di sfuggire alla legge. Ebbene, ad un’occhiata attenta, spesso si ritrovano le tracce di queste persone. Qui sopra, c’è un’epigrafe lasciata da uno di loro, rifugiatosi negli angusti ambienti che conducono attraverso una stretta scalinata al campanile. Ha lasciato anche il suo nome…

…si trovano diverse epigrafi, tutte da tradurre accuratamente. In un altro viaggio, raccolsi le chiese con l’iscrizione “Non si gode asilo” (vedi), ma erano solo una rara eccezione.

In questa chiesa anche il segno “classico” della mano, probabilmente il segno del pellegrino, che passava e sostava per i luoghi sacri…

…altre epigrafi, incise quasi con una calligrafia da “lettera”, purtroppo ormai sempre più deteriorate…

…il “fiore della vita”, già incontrato diverse volte (vedi)

…e poi, la data 1479, che “stona” parecchio con quella che si conosce per la costruzione di questa chiesa.

Sopra, ancora il segno delle mani, qui fotografate dall’amico Raffaele Santo in una grotta della valle dell’Idro, presso Otranto: è un simbolo anche questo ben documentato (vedi)…

…sulle chiese (qui sopra a Squinzano)…

…come sul camino all’interno di una delle tante masserie del Salento, qui presso Lecce: masseria Vitorizzo…

…che custodisce anche questa bellissima “galeazza” seicentesca, tracciata da qualcuno che certo conosceva bene le navi e l’ambiente marinaresco.

Tornando alle corse dei fuggiaschi per nascondersi all’interno delle chiese, qui siamo in quella matrice di Surbo, dove si trova un altro esempio…

…un altro galeotto, che aveva occupato i ristretti ambienti che portavano al campanile…

…e qui, lungo la strettissima scalinata, c’è secondo me una parete tutta da studiare…

…si trovano incise parecchie cose…

…sopratutto quella che sembra una grandissima nave…

…molto dettagliata, che mi ha riportato alla mente, per la perizia con cui è stata riprodotta, l’opera graffita scoperta dal prof. Paul Arthur nel frantoio di Muro Leccese…

Le immagini, in alcuni punti sono consumate, e non agevoli da osservare per via della cattiva condizione della luce: restano comunque un patrimonio tutto da valorizzare!

Alcuni luoghi, purtroppo, stanno invece per scomparire, e con essi il loro carico di storia minima: è il caso dell’antica chieaa di San Giorgio, appena fuori Melpignano…

…anche qui, molto consunta dalle intemperie, c’è una bella nave, testimonianza dei vividi ricordi dei viaggiatori che attraversavano questa terra…

…e poi, alcune croci che sembrano voler richiamare il Calvario…

Chiudo questa breve carrellata (ancora in corso d’opera!) con questa grande neviera, o forse semplice cisterna monumentale, in agro di Sava: l’ingresso è tutto graffito. Partendo da destra, uno scudo con all’interno una croce, poi altre croci, ed infine un omino armato di lancia: forse un tempo voleva scoraggiare gli eventuali ladruncoli della zona. Oggi, resta per me solo l’innocuo guardiano di un passato lontano e sempre più dimenticato.

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