Fra le meraviglie archeologiche di Nardò

Uluzzo, Grotta del Cavallo, Frascone, sono nomi che riecheggiano Storia, a Nardò, custodiscono meraviglie archeologiche che vanno dalla Preistoria ad età Romana, attraversando l’epopea indigena dei Messapi. Il Parco di Porto Selvaggio, ed ora due splendidi musei archeologici, raccontano un territorio, quello della linea costiera neretina, tutto da vivere.

E da scoprire, per chi ancora non lo conosceva.

Fra le meraviglie archeologiche di Nardò

Il Museo della Preistoria, sito presso il chiostro dell’ex convento di Sant’Antonio, racconta il periodo cruciale della nostra storia…

Museo della Preistoria di Nardò

…quello che vide l’incontro fra l’uomo di Neanderthal e il Sapiens. Un tema che ha attirato l’interesse di tutta la comunità scientifica e che, come ha spiegato il prof. Giampiero Dantoni, è importante non tanto per la comparsa del Sapiens ma per la misteriosa scomparsa del Neanderthal: “Alcuni studi – ha affermato – hanno dimostrato che una parte del suo genoma è presente nel nostro corredo cromosomico, lasciando supporre che le due specie potrebbero aver ibridato, dando vita a discendenza fertile. E questo è proprio quello che potrebbe essere successo fra le due specie a Porto Selvaggio” (Gazzetta del Mezzogiorno). Nella foto sopra, i famosi “dentini” ritrovati in Grotta del Cavallo.

Ma il Museo offre un panorama completo di reperti, che ci raccontano la vita sul nostro pianeta milioni di anni prima della comparsa dell’uomo, quando il Salento era un mare, e qui vediamo quindi esemplari dei pesci e gli animali che lo abitavano.

La collezione è molto interessante, e comprende reperti che provengono anche da altre parti del mondo.

Ovviamente, la storia dell’uomo la fa da padrona…

…e quindi, largo spazio agli utensili ritrovati in loco, raschiatoi e lame, che aiutavano le attività di sopravvivenza della comunità.

Interessantissimo un ciotolo custodito in una teca…

…che rappresenta una prima forma d’arte, molto primitiva, dell’uomo neretino.

I pannelli illustrativi del Museo sono molto esaurienti e accompagnano il visitatore in maniera impeccabile!

Raschiatoi e lame, si diceva. Di ogni forma.

Il pianoro di Serra Cicora vide la frequentazione umana nel primo Neolitico. Gli scavi archeologici hanno riportato in luce una consistente quantità di reperti. Durante il V millennio a.C. si sviluppò l’impianto di una necropoli che ha restituito parecchi individui, alcuni dei quali deposti in strutture megalitiche che anticipano una tipologia ritenuta fino a ieri molto più recente.

Sopra vediamo un calco custodito all’interno del Museo Sigismondo Castromediano (Lecce), che ci mostra una delle sepolture di Serra Cicora.

Anche il “Castromediano” ne ha esaltato l’importanza, fornendo anche pannelli illustrativi. Sotto, sempre il calco, visto da altra angolatura.

E qui siamo tornati a Nardò, stavolta in via Marinai d’Italia, dove sorge il Museo del Mare, un altro affascinante scrigno storico di grande interesse!

Museo del Mare di Nardò

Qui sono state messe in evidenza le anfore di una nave Romana naufragata presso le acque di Santa Caterina, con annessa sezione della nave stessa.

Il litorale è di enorme interesse per la presenza di una villa Romana, intorno alla quale si sviluppò una comunità di pescatori.

Stupende le ricostruzioni e i plastici, che restituiscono lo scenario di quel tempo!

Attrezzi di vita comune, di una semplice comunità di pescatori che per lungo tempo qui ha vissuto e lavorato…

Il Museo della Preistoria ha anche una pagina facebook che vi consiglio di seguire. Ma ad ogni modo, Nardò merita una visita approfondita, quello che avete visto qui è solo un assaggio: i musei neretini sono assolutamente da visitare!

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