Il Convento degli Agostiniani a Lecce

Rinato a nuova vita, il Convento degli Agostiniani illumina ancora Lecce con la sua storia e le vestigia di un periodo importante per la storia di questa città. Salvato dall’abbandono grazie all’opera del Comune, coadiuvato da Soprintendenza e Università del Salento, e tutta una lunga serie di professionisti, architetti, archeologi e maestranze varie, il monumento è di nuovo agibile.

Fu fondato il 18 aprile 1649, in un’area concessa ai monaci dall’università che aveva deliberato di accogliere in città l’ordine agostiniano. Questi ultimi andarono via con la soppressione dell’ordine nel 1810 e dopo vi furono fino al 1866 i Minori Osservanti, che fondarono una scuola di filosofia. La chiesa fu poi sconsacrata e diventò prima magazzino comunale e poi sartoria militare fino agli anni sessante del Novecento.

Il Convento degli Agostiniani a Lecce

Il complesso architettonico è conosciuto anche come “Santa Maria di Ognibene”, perché intorno a esso vi era in origine un grande giardino, dotato di ogni sorta di albero da frutto. Un giardino che in parte è stato oggi riportato come era a quei tempi. E’ costituito da una parte storicamente rilevante, corrispondente all’antico monastero degli Agostiniani scalzi e da un’area recintata del giardino nel quale sono ubicate le strutture dei vecchi ambienti militari di servizio già adibite a depositi.

Bella, la svettante cupolina che si erge alle spalle…

…ma l’interno è maestoso, con una copertura sorretta da volte costruite con grande perizia tecnica.

La chiesa è a navata unica e a croce latina, con tre cappelle per lato e intercomunicanti. L’altare maggiore non è più esistente (sotto), mentre ai lati sono rimasti a sinistra di chi entra, quattro altari di età barocca e a destra quattro altari di periodo ottocentesco. La chiesa veniva anche chiamata dei Coronatelli in quanto i padri agostiniani scalzi veneravano la Vergine Incoronata.

Qui sopra vediamo uno dei pochi resti scampati agli anni delle ruberie e dell’abbandono, che hanno spogliato questo tempio di ogni cosa. Si tratta di una parte del lavabo dell’antico refettorio, decorato con la classica raffigurazione della conchiglia, abbastanza comune da riscontrare in questi ambienti.

Purtroppo gli altari sono quasi tutti spogli…

Sotto la cupola, dall’interno, si può apprezzare meglio questa piccola grande opera di ingegneria.

Il Convento degli Agostiniani a Lecce

Non si conosce nulla delle statue e delle tele che decoravano gli altari.

Uscendo nel chiostro, si notano due aperture che si aprono sul pavimento…

…in questo ipogeo, si accede agli ambienti sotterranei del convento…

…da notare la croce incisa sull’arco di accesso…

Ora, in questi ambienti, gli archeologi hanno messo in sicurezza i reperti scampati ai furti, e che in parte attendono ancora una completa catalogazione…

…abbondano le teste di angeli!

Affacciandoci sopra l’altra apertura, si intuisce subito che si tratta di una grande opera idraulica…

Infatti, scendendo se ne ha contezza…

E’ una grande vasca, ricavata da una prima opera di scavo servita per recuperare conci da costruzione, poi allargata, rifinita, ed infine intonacata con materiale idraulico, che consentiva di non disperdere l’acqua piovana che si accumulava qui dentro tramite le canalizzazioni provenienti dai soffitti del complesso.

Il Convento era dotato comunque di un pozzo collegato alla falda che, come è risaputo, passava sotto il centro storico della città, rifornendola.

Uscendo da questi ambienti dove la pietra odora di storia, non si può non fare un tuffo col pensiero nel passato, ai tempi in qui qui c’era una comunità attiva, che viveva e lavorava insieme, in quello che era conosciuto da tutti come un giardino delle delizie…

…che consentì un benessere tale da consentire un ingrandimento sempre maggiore del complesso.

L’unico affresco che è rimasto di quei tempi, si trova presso il chiostro…

…è parzialmente distrutto, resta difficile una sicura interpretazione. Intanto ne divulghiamo l’immagine, con la speranza che qualche studioso possa illuminare noi tutti, inesausti viaggiatori delle meraviglie e le tracce storiche di questa terra.

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