Il casale fortificato di Balsignano

Dopo un ottimo lavoro di restauro il Comune di Modugno apre, agli amanti della storia e del bello, le porte del complesso del Casale fortificato di Balsignano dimostrando che anche in periodi di crisi come questo, sia possibile valorizzare le bellezze artistiche di un territorio. Questo Casale – Castello è di grande interesse per le rimanenze architettoniche e la stratigrafia storica

e costituisce una rara e preziosa testimonianza dei numerosi villaggi rurali che, fin dal periodo della dominazione bizantina, tra il X e XI secolo popolavano il territorio Barese, spesso difesi da mura e fortificazioni delle quali non sempre sopravvivono i resti.

BALSIGNANO era un antico borgo della Puglia che oggi si trova nel territorio comunale di Modugno, a sud-est del centro abitato, in direzione di Bitritto.

Esso venne edificato sul ciglio della lama Balsignano, diramazione della Lamasinata, una depressione del terreno determinata da fenomeni carsici di origine naturale, poco distante da una connessione con la via Traiana che da Bitonto giungeva fino a Bari, e si trova in un’area dove sono numerose le preesistenze storiche dal neolitico al medioevo, con elementi tipici dell’antica architettura rurale, quali trulli, palmenti, neviere, insediamenti rupestri, muretti a secco, ecc.

Da poco restaurato con finanziamenti europei, il complesso è formato da un casale fortificato, dalle chiese di San Felice e di Santa Maria di Costantinopoli ed è un bell’esempio di buona prassi di politica e stimolo del turismo culturale.

Le più antiche testimonianze relative all’insediamento di Balsignano sono datate al X secolo e precisamente al 962 ed al 988. In un documento conservato nelle Pergamene della Basilica di S. Nicola si parla di un “locum” dotato di alcune strutture residenziali o anche fortificate come quel “castellutzo de ipsi dalmatini” che ha sempre fatto presupporre una possibile presenza di popolazioni di oltre Adriatico, mentre, negli Annali di Lupo Protospatario, in un passaggio datato al 988, Balsignano è citato come uno di quei “vicos barenses” colpiti dagli attacchi e relative distruzioni compiute dai musulmani siciliani.

Esempio tra i più illuminanti di quel processo di trasformazione del panorama agrario dell’Italia bizantina, che trasformò molti piccoli centri rurali in luoghi fortificati, il Castello di Balsignano fu distrutto una prima volta dai Saraceni nel 988. Ricostruito, venne donato nel 1092 dal duca normanno Ruggero alla lontana abbazia benedettina di S. Lorenzo di Aversa. Da questo momento sarà la comunità monastica, non soltanto a gestire il patrimonio rurale, ma anche a realizzare una serie di interventi strutturali che costituiranno il primo impianto dell’insediamento che oggi conosciamo. Questo testimonierà la solidità economica del casale confermata da un’altra serie di documenti del XII e XIII secolo nei quali si parla delle rendite agricole di Balsignano, ma anche la sua importanza politica ribadita dalle concessioni che i duchi normanni, e successivamente l’imperatore svevo, fecero a favore dei monaci benedettini. Accanto alla cinta si trova LA CHIESA DI SAN FELICE, erroneamente chiamata “S. Pietro”, che ha sempre attirato l’interesse di numerosi studiosi, perchè considerata uno degli esempi più antichi di struttura a cupola pugliese. Essa è il risultato di una sintesi originale, di elementi occidentali, bizantini e orientali di varia provenienza.

In effetti si tratta di due chiese ammorsate l’una all’altra, entrambe coperte da cupole, ma differenti tra loro. L’edificio più a nord presenta una muratura meno accurata, è coperto da due cupole a vela su pianta ellittica e si pone in stretta relazione con ciò che resta del porticato esterno, che presenta una pavimentazione tipicamente bizantina databile tra X e XI secolo.

Per tale ragione questo edificio è stato fissato in un arco temporale precedente a quello durante il quale venne realizzato il corpo di fabbrica più a sud.

L’interno è realizzato in modo rozzo, ma esprime in pieno l’atmosfera di devozione e raccoglimento che queste chiesette ispiravano ai credenti.

Splendide le due cupole in asse, tipiche dell’architettura preromanica e romanica pugliese.

La chiesa disposta a Sud, sicuramente databile intorno al XIII secolo, si presenta come quella principale, con caratteri più aulici rispetto all’altra e una pianta a croce greca contratta, con due campate voltate a botte e cupola centrale a calotta rialzata su tiburio ottagonale, il cui inizio è segnalato da una cornice a gola.

Sebbene la chiesa mostri elementi architettonici nordici, bizantini ed arabi, essa appartiene al gruppo di edifici cultuali classificati “a cupola in asse” caratteristici della Puglia e, nella sua maestosità e finezza, appare assolutamente estranea ai modelli rurali degli altri edifici del complesso.

La facciata della chiesa è decorata con archetti pensili e lesene, e la parete è caratterizzata da un paramento ben lavorato in conci calcarei squadrati, martellinati e bocciardati.

Il portale, che nobilita il fianco sud della chiesa, conferendogli un non originale ruolo di facciata principale, è il risultato di una paziente e valida opera di reinserimento nella facciata laterale preesistente.

Il motivo conduttore dell’intero manufatto è rappresentato dalla decorazione a denti di sega, dalla quale vengono interessate tutte le parti decorate : facciata, portale, abside e tamburo.

Volendo speculare con la storia potremmo dire che la struttura della cupola denota l’appartenenza ad ordini templari, che sviluppatisi successivamente nell’ordine massonico, utilizzavano come simbolo un elemento composto dal graduale passaggio dal quadrato della base, all’ottagono centrale alla sfera superiore.

Pur essendo piccola la chiesa esprime fierezza e compostezza.

La parete dell’ingresso originale è un tamponamento rifatto, ed ora si accede alla chiesa dalla porta posta sulla parete laterale.

I monaci benedettini, sin dal 1282, avevano ceduto il cenobio – casale in concessione, a fronte di una quota di affitto, prima a Ruggero della Marra, poi a Francesco de Carofilio, sotto il quale, nel settembre del 1349, il casale visse uno dei momenti più critici della sua storia, trovandosi al centro del conflitto dinastico fra il ramo “filoungherese” e quello napoletano “filoangioino”, nella lotta di successione dinastica del Regno di Napoli dopo la morte di Roberto d’Angiò.

Questo periodo, d’età angioina, è il momento di maggior splendore economico per l’antico castello di Balsignano, che era difeso da una duplice cinta muraria. Una più esterna (n. 4), di forma trapezoidale, ed una più interna (n.4e) , di dimensioni più ridotte che contiene tuttora la Chiesa di Santa Maria (n.7) ed il Castello (n.9).

Nel primo medioevo il Castello si presentava in modo diverso da oggi; probabilmente esistevano due torri quadrangolari collegate tra loro da una robusta cinta muraria che proteggeva un’area circoscritta all’interno della quale dovevano essere edificate le strutture monastiche benedettine.

Successivamente queste torri di difesa furono innalzate e il tratto di mura di cinta che le legava assunse l’aspetto di un corpo centrale di un edificio che ormai andava prendendo la forma di quello che ancora oggi si può osservare.

Negli anni a seguire, e per tutto il `400, il casale fortificato fu dato in concessione ad un a lunga serie di signori feudali.

Da un portale rimaneggiato si accede alla corte interna.

Il cortile presenta numerose superfetazioni e cela, di fianco alla chiesa, una cisterna, mentre una scala permette di accedere al piano superiore.

Entrando a sinistra del cortile (a destra nella foto ) si trova la chiesa di S. MARIA DI COSTANTINOPOLI. Sulla facciata è ben visibile la forma della preesistente copertura a capanna, poi modificata. La chiesa attuale risale al XIV secolo ed ingloba una struttura più antica, per cui ora è formata da due costruzioni rettangolari affiancate, coperte con volta a botte ogivale.

Sul prospetto del primo corpo, oltre alla originale facciata a capanna, troviamo un bel portale sormontato da una lunetta ogivale contenente i resti di un affresco.

L’interno è costituito da un’unica navata rettangolare che conserva ancora alcuni interessanti affreschi che ricordano lo stile bizantineggiante pugliese.

San Michele Arcangelo.

Santa Lucia e un Santo Vescovo.

…E due Madonne Odigitrie…

L’altro corpo di fabbrica è impostato ad una quota molto inferiore rispetto al primo. Quest’altra chiesa è anch’essa ad unica navata con abside semicircolare affrescata; le volte sono a botte a sesto acuto.

Questo secondo corpo potrebbe essere solo una parte di una chiesa più grande che non sarebbe stata mai completata: la serie di arcate con intradossi affrescati, visibili sul muro a sud davanti al prospetto, confermerebbe tale tesi.

Al suo interno c’è un’area cimiteriale distribuita sul banco calcarenitico con sepolture a fossa e a cassa litica databili in un arco cronologico tra XII e XV secolo.

Anche in questo ambiente sono presenti interessanti affreschi, in gran parte deteriorati, databili al 1300 e realizzati con ogni probabilità da maestranze di area mediterranea.

Nell’area antistante la Chiesa Possono essere identificati i resti di quello che si suppone fosse il chiostro affrescato dell’antico convento benedettino, col pavimento originale assai più basso, e altre tracce di sepolture poste sul dosso laterale.

Il castello di Balsignano fu nuovamente devastato e distrutto nel XVI secolo dalle truppe francesi e spagnole che si contendevano l’egemonia nell’Italia meridionale, infatti dai documenti risulta che nel 1528 le sue strutture erano fatiscenti.

Comincia cosi il progressivo abbandono del convento e del villaggio da parte della popolazione che si trasferisce nella vicina Modugno già nel 1561. Nel `600 la proprietà di Balsignano passò alla nobile famiglia modugnese dei Faenza ed il sito divenne una sorta di dimora signorile tanto che, all’inizio del `700, Leonardo Antonio Faenza vi dimorava stabilmente: dopo di lui i suoi successori ed ancora nel 1760 Vito Nicola Faenza mori nel letto del suo “casino” di campagna di Balsignano.

Non è possibile indicare con certezza le date che segnano questa evoluzione del Castello dal momento che non ci sono documenti o resoconti che ne parlino esplicitamente.

Si può soltanto segnare una sequenza relativa che vede nella torre ad ovest e nel tratto di mura ad est le strutture più antiche alle quali si sono successivamente aggiunte la Torre Est ed, infine il corpo centrale, orientativamente in un periodo compreso tra il XIV ed il XVI secolo.

Il Casale fortificato di Balsignano

Una lunga sequenza di avvenimenti storici è scolpita sui prospetti di tutte le fabbriche del casale, lasciando intendere che, sebbene molto sia stato fatto, questo prezioso insediamento è ancora in grado di svelare tanto altro.

Gianluigi Vezoli

© Questo sito web non ha scopo di lucro, non avrà mai banner pubblicitari, perciò tutto ciò che qui compare, sopratutto le immagini, non può essere usato in altri contesti che non abbiano altro scopo se non quello gratuito di diffusione di storia, arte e cultura. Come dice la Legge Franceschini, le immagini di Beni Culturali possono essere divulgate, purché il contenitore non abbia fini commerciali, anche indirettamente.

Il Casale fortificato di Balsignano

Related posts:

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>